Proximity, la recensione dello sci-fi su Prime Video

Un giovane scienziato che lavora per la NASA è vittima di un rapimento alieno, in un film di fantascienza ambizioso ma povero di mezzi e valori artistici.

Proximity, la recensione dello sci-fi su Prime Video
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Isaac, giovane genio dei computer, lavora per una divisione della NASA atta a scoprire l'esistenza di segnali sconosciuti provenienti dallo spazio. Il ragazzo, che soffre di problemi psicologici, tiene un video-diario come forma terapeutica e nel tempo libero gira spesso con la sua inseparabile videocamera.
Un giorno, mentre si trova in una zona collinare, è testimone della caduta di un oggetto luminoso dal cielo e recatosi nei pressi del luogo dell'impatto - nel frattempo sotto il controllo delle autorità - osserva la presenza di un disco volante per poi avere un contatto diretto con una creatura aliena.
Senza ricordi di quanto avvenuto dopo, Isaac scopre che sono passati alcuni giorni e ritiene di essere stato vittima di un rapimento da parte degli extraterrestri, con inoltre la comparsa di misteriosi poteri che gli permettono di controllare gli oggetti. Messosi in contatto con altri individui che hanno vissuto simili esperienze, incontra la bella Sara, con cui sarà protagonista di un'incredibile avventura alla ricerca di risposte e con le forze governative a dar loro una strenua caccia.

Primo contatto

Con un budget maggiore a disposizione ci saremmo probabilmente trovati di fronte a un gradevole blockbuster a tema, ma a conti fatti il comparto tecnico e artistico, a cui si aggiunge una sceneggiatura pretenziosa e ricca di momenti assurdi, risulta troppo fiacco per essere effettivamente convincente.
Disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, Proximity recupera l'argomento delle cosiddette abduction, rapimenti da parte di navicelle aliene di individui sparsi in ogni angolo del mondo. Un fenomeno che vanta molte testimonianze da parte di coloro che dichiarano di aver realmente vissuto tale traumatica esperienza e al quale ognuno è libero o meno di credere. Ciò che conta in questo caso è il puro intrattenimento e le due ore di visione palesano purtroppo diverse lacune sulle quali è impossibile chiudere un occhio.
A cominciare da scelte di casting poco azzeccate, con un protagonista totalmente anonimo come d'altronde il resto degli attori, l'impressione è quella di assistere a una costante reiterazione del "vorrei ma non posso".
La resa estetica è di qualità appena discreta e forse è la pecca minore in una produzione che a livello di sceneggiatura e dialoghi risulta in più occasioni improbabile, con tanto di riferimenti cristologici del tutto assurdi e gratuiti nelle fasi finali del racconto.

Un'occasione mancata

Al suo esordio in un lungometraggio Eric Demeusy, già collaboratore agli effetti speciali in produzioni del calibro di Pacific Rim (2013) e Il trono di spade, imbastisce un approccio anni '90 alla storia e ai personaggi, andando a recuperare topoi avventurosi e inserendo la versione stereotipata degli uomini in nero, gli agenti del governo americano che secondo la teoria del complotto sarebbero incaricati di mettere a tacere qualsiasi voce su possibili avvistamenti extraterrestri.
Proximity agisce tra il nostalgico e il derivativo senza un preciso equilibrio, con tanto di robot in armatura e in sella a moto bianchissime pronti a fare la pelle ai protagonisti su ordine di uno spietato villain, anch'esso figura caratterizzata in malo modo e spesso inverosimile nei suoi comportamenti.
La seconda metà si trasforma così in una sorta di improvvisata fuga on the road, dal Costa Rica al Canada, alla ricerca di quelle risposte che tormentano Isaac e i suoi compagni, ma anche in questo caso si respira un pesante senso di approssimazione nell'evoluzione degli eventi, con tanto di platonica sottotrama romantica a far da sfondo alla vicenda.

Il progetto manca di passione e di un'idea chiara, con le situazioni che progrediscono per caso e non per effettiva logica, alla ricerca di un citazionismo old-school che non trova mai ragion d'essere.

Proximity Rapimenti alieni, cospirazioni governative, superpoteri comparsi all'improvviso e chi più ne ha più ne metta: Proximity tenta tutte le carte concettuali del blockbuster, ma a livello di messa in scena e relative logiche narrative si insinua nel campo dei moderni b-movie. La storia parte anche bene, con spunti ricchi di potenzialità su una tematica ultimamente snobbata dal cinema di genere come quella relativa alle abduction, con malcapitati individui che finiscono al centro di esperimenti extraterrestri, ma con il passare dei minuti affastella una serie di inverosimiglianze e ridicolaggini - chicca nel finale - che tolgono qualsiasi pathos al racconto. Il cast privo di carisma ed effetti speciali ambiziosi ma che mostrano evidenti limiti completano un'operazione che prometteva ben altro e che a conti fatti risulta un clamoroso buco nell'acqua.

4.5

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