Proud Mary, la recensione del film con Taraji P. Henson

Un'esperta assassina prende sotto la sua protezione un ragazzino, scatenando involontariamente una guerra tra le bande cittadine.

recensione Proud Mary, la recensione del film con Taraji P. Henson
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Mary è un'esperta e letale assassina, pronta a eseguire il suo ultimo incarico: la vittima predestinata è Marcus Miller. Dopo aver eseguito la sentenza di morte, la donna trova il figlio dell'uomo - il piccolo Danny - in un'altra stanza e da quel momento si prende a cuore le sorti del ragazzino. Ragazzino che un anno dopo, ignaro dell'identità della killer del genitore, vive da solo e lavora come corriere per lo spacciatore Uncle.
Quando il criminale si accorge che Danny ha nascosto una parte dei soldi che gli spettavano i due litigano e il giovane si risveglia nella casa di Mary, che ha deciso di prenderlo sotto la sua protezione.

Femme fatale

Nelle dinamiche base può riportare alla mente un grande classico come Gloria - Una notte d'estate (1980) - già malamente rifatto in un insipido remake con Sharon Stone - ma Taraji P. Henson non è Gena Rowlands e il regista Babak Najafi non ha il talento di John Cassavetes.
Allo stesso modo, come si evince già dai colorati titoli di testa, Proud Mary tenta di citare in alcune occasioni la blaxploitation degli anni '70, ma questi brevi sussulti si spengono in fretta all'interno di una messa in scena più in linea con i moderni direct-to-video e svuotata della violenza tipica di quella corrente.

Nei novanta, scarsi, minuti di visione è difficile trovare un qualsiasi elemento di reale interesse e la marcata caratterizzazione delle figure secondarie - i bianchi sono tutti cattivissimi ma anche gli afroamericani non scherzano - cala lo spettatore in un contesto caricaturale che priva della necessaria tensione le svolte narrative, con il finale che tutti prevedevano che si compie puntualmente nel più scontato degli epiloghi.

Mancanza di azione e di idee

Il lato ludico è castrato in partenza da una gestione della componente action sin troppo superficiale, tra sparatorie e sporadici combattimenti a mani nude.
Il gioco di segreti e tradimenti che permea le fasi cruciali della storia - sprecando anche il Danny Glover di Arma Letale in un ruolo infelice - non riesce mai a scatenare la necessaria tensione a tema, indebolendo di fatto tutte le potenzialità di genere insite nella pur elementare sceneggiatura.
Lo script si dimentica di creare un rapporto verosimile tra la letale protagonista - pronta a tutto pur di cambiare vita - e il suo giovanissimo protetto e si limita a un'operazione copia-incolla di tanti classici a tema senza suscitare sussulti dal lato puramente emozionale.
Proud Mary un film che prima di essere obiettivamente mediocre è soprattutto noioso, uno stanco reiterarsi di cliché e forzati colpi di scena che non portano da nessuna parte.

Proud Mary Una spietata e implacabile assassina si prende a cuore le sorti di un ragazzino, figlio della sua ultima vittima, e per proteggerlo scatena una guerra tra bande dalle conseguenze imprevedibili. Dal Gloria (1980) di Cassavetes alla blaxploitation sono molteplici le fonti di ispirazione di Proud Mary, ma alla resa dei conti tutto si riduce a una mediocre messa in scena tipica dei contemporanei b-movie, priva di qualsiasi sussulto sia dal punto di vista narrativo che nell'anima action, troppo debole e anonima per lasciare il segno. La altrove ottima Taraji P. Henson non ha qui la corretta presenza scenica per il ruolo e la fredda regia di Babak Najafi è la definitiva pietra tombale su un'operazione priva di interesse. Il film andrà in onda sabato 27 giugno alle 21.20 su RAI4 in prima visione tv.

4.5

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