Prospect, la recensione dello sci-fi con Pedro Pascal su Amazon Prime Video

Zeek Earl e Chris Caldwell dirigono uno sci-fi che si muove con intelligenza tra Alien e Annientamento, con risultati concreti e appassionanti.

recensione Prospect, la recensione dello sci-fi con Pedro Pascal su Amazon Prime Video
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In un futuro non meglio specificato, anno domini non pervenuto, l'uomo è riuscito a colonizzare lo spazio. I viaggi interplanetari sono la normalità e questa apertura extra-terrestre ha ampliato anche le prospettive lavorative, soprattutto grazie a un nuovo tipo di minerale noto come Aurelac, prezioso e molto richiesto dalle varie comunità appartenenti alla cosiddetta Confederazione.
Damon (Jay Duplass) e Cee (Sophie Thactcher), padre e figlia, si occupano proprio di questo: dell'estrazione dell'Aurelac, molto più pericolosa e complessa di qualsiasi altro minerale perché di natura biologica, con un procedimento clinico da seguire alla perfezione per non rovinare il "raccolto", quasi fosse un pesce palla con il suo veleno.

La Luna Verde, situata al Margine della Confederazione, è il Pianeta più ricco di Aurelac, e Damon e Cee decidono di concludere il loro ciclo di raccolta puntando al Nido della Regina, luogo stracolmo di minerali dal valore milionario. Lungo il loro cammino in una foresta aliena ricoperta di spore velenose incontrano però un altro prospettore, Ezra (Pedro Pascal), non proprio amichevole e accompagnato dal suo Numero Due.
Da qui si scatena una serie di eventi che porteranno i nostri protagonisti a una vera e propria lotta per la sopravvivenza in un pianeta dove l'ostilità è completamente importata dall'uomo.

L'unione fa la forza

Presentato in anteprima al South by Southwest Film Festival ormai più di due anni fa, Prospect di Zeek Earl e Chris Caldwell è uno sci-fi indipendente dalla grande intensità emotiva e dall'atmosfera solidamente costruita. Al cuore è una storia di sopravvivenza ambientata in un pianeta lontano, e non c'è proprio nulla in senso tecnico o artistico che tenti di allontanarsi da questo tracciato di genere. La fantascienza non è però un semplice pretesto per dare un tocco innovativo al racconto, perché appare forte ed evidente lo sforzo creativo degli autori nel dare un ricco background a una storia che formalmente neanche ne richiedeva troppo.
Si gode infatti di una cura per i dettagli davvero encomiabile, di una volontà immersiva nel mondo di Prospect che colpisce lo spettatore, felice di ritrovarsi davanti a un prodotto ben ragionato più o meno in ogni suo aspetto formale, dalla sceneggiatura alla regia, delle scenografie volutamente ripetitive, accerchianti e a loro modo minimali ma non povere, fino alle interpretazioni dei protagonisti.

È un modo di intendere la fantascienza chiaramente diverso dalla blockbuster sci-fi: meno incentrato sulla spettacolarizzazione della scena e dell'ambiente e più propenso a dare umanità e credibilità ai personaggi e alla vicenda; a far vivere al pubblico il racconto nella sua interezza, senza discostarsi mai dal binario narrativo principale.

Non ci sono infatti intesercazioni di sorta e la sopravvivenza di Cee è il centro esatto di Prospect, un film capace di ottimizzare coerentemente tanto il tempo del silenzio quanto il momento dei dialoghi.

Oltre all'attenta regia e alla scrittura ben congeniata, Prospect gode delle straordinarie performance di Sophie Thatcher (giovane, in gamba, con lineamenti che ricordano vagamente Lily James) e soprattutto di Pedro Pascal, che dà qui prova del suo straordinario talento attoriale in un ruolo che riesce ad abbracciare in modo omogeneo tutte le sue più apprezzate sensibilità interpretative, che ne sfumano attivamente la personalità, lo trasformano e poi lo identificano.
Il suo Ezra è nemico, compagno, amico, padre, saggio, assassino: un personaggio meraviglioso con un gran temperamento e un'indole a ventaglio che controbilancia concettualmente la fermezza della messa in scena, quasi stoica nella sua immutabilità.

L'opera di Earl e Caldwell pesca poi senza imitare da Alien, sembra osservare Annientamento senza quella spinta vena new weird e a tratti parrebbe persino ispirarsi a Dead Space, evitando di sana pianta mostri alieni e una tensione tipica del cinema horror. È una fantascienza misurata e drammatica, questa di Prospect, perfetta e calibrata via di mezzo tra i due lati opposti della barricata di genere, quello intellettuale e quello sbanca botteghini, vividamente indipendente ma più scaltro di altri colleghi, perché consapevole del suo percorso dalla scena d'apertura alla conclusione.
Un carattere sicuro che paga lo scotto di questa tenacia soltanto nella costruzione di momenti iconici, in realtà inesistenti, vuoi per l'uso non proprio entusiasmante della colonna sonora, vuoi per un focus che evita quasi in modo dichiarato il pop in senso cinematografico.
Questo non significa che il film manchi di sequenze riuscite: il confronto tra Ezra e Damon, quello tra Ezra e Cee, il primo scavo, il faccia a faccia con i mercenari. È tutto lì, pronto a imprimersi nella memoria dello spettatore evitando esagerazioni gore di serie B ma senza mai avere quella spinta in più per ambire alla serie A.
Un prodotto elastico che non raggiunge mai il suo massimo grado di tensione ma che accumula una spinta sufficiente a colpire dove mira, alla velocità a lui più congeniale, con un peso che lo soddisfa e raggiungendo il risultato desiderato.

Prospect (Film) Prospect di Zeek Earl e Chris Caldwell è una fantascienza misurata e drammatica che si muove tra i due lati della barricata di genere, quello intellettuale e l'altro sbanca botteghini. Un film che sfrutta il genere per parlare di sopravvivenza ispirandosi ad Alien e Dead Space e guardando anche ad Annientamento, evitando però esagerazioni gore o mostri alieni dei primi due e la vena new weird del terzo. Ha carattere e personalità, elementi che si evincono da una scrittura attenta ai silenzi e ai dialoghi, dalla regia che accompagna coerentemente il racconto senza sovrastarlo e dalla splendide interpretazioni di Sophie Thachter e Pedro Pascal, quest'ultimo davvero eccezionale. Paga lo scotto di questo stoicismo concettuale nella creazione di momenti iconici o spettacolari, anche se gli autori riescono comunque a confezionare scene davvero appaganti arricchite da un splendida artigianalità di costumi ed effetti speciali. Un titolo che sa come muoversi e quando e dove colpire, raggiungendo il risultato sperato.

7.5

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