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Project Power, la recensione del nuovo film originale Netflix

Il co-sceneggiatore di The Batman e gli autori di Nerve confezionano un action thriller dinamico e appagante anche se palesemente derivativo.

recensione Project Power, la recensione del nuovo film originale Netflix
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Tra le strade di New Orleans sta girando una nuova droga. È sexy, futuristica, ambita e sperimentale. In pillole, non pasticche. Niente a che vedere con lo "sballo" degli stupefacenti sintetici o psicotropi e nemmeno con il sollievo pesante degli oppiacei, comunque. Si parla di qualcosa di rivoluzionario che sembra direttamente uscito da un fumetto di Grant Morrison, Tom King o Mark Millar.
Di una droga che non crea dipendenza ma di cui nessuno, una volta provata, può fare a meno. La sua pellicola è come il guscio di vetro di una piccola lampadina. Il suo colore è un arancio vivo, accattivante, splendente. Non c'è polvere, all'interno.

A portala in città ci ha pensato una misteriosa organizzazione che ha scelto New Orleans come teatro di prova di questo sensazionale prodotto. Ha chiamato a raccolta i migliori pusher della metropoli, consegnandogliela gratis con una sola richiesta: venderne il più possibile. Uno di loro, Newt (Machine Gun Kelly), è incredulo: "Impossibile", dice. Il finanziatore (Rodrigo Santoro) lo rassicura: "È tutto vero". Apre la valigetta, prende una pillola e gliela presenta: è Potere. Letteralmente. Sintetizzato, confezionato e distribuito illegalmente a delle cavie umane. Lo scopo? Testarlo. Gli effetti? Tutti da scoprire, anche per un padre in cerca di sua figlia, per una giovane e problematica rapper e per un poliziotto tutto testa, coraggio e distintivo. Per questo si chiama Project Power.

Una ricetta gustosa

Segnatevi questo nome: Mattson Tomlin. Ne sentirete parlare per un paio di progetti prodotti da Seth Rogen, per l'adattamento di Mega Man e soprattutto per il The Batman co-scritto insieme a Matt Reeves. Una carriera, la sua, felicemente sbocciata quasi dal nulla lo scorso anno, durante la rielaborazione della sceneggiatura del cinecomic con Robert Pattinson. Trent'anni appena compiuti con tante speranze davanti e tanti titoli da realizzare, ma tutto è principalmente iniziato da questo Project Power, uno spec script (scritto senza committenza) confezionato per mettere in risalto le sue capacità creative e la sua conoscenza della cultura pop.
E bisogna ammetterlo: di talento, intelligenza e ambizione ce n'è da vendere, anche se da sgrezzare.
Per Project Power, Tomlin ha palesemente fatto man bassa di ispirazioni varie ed evidenti, partendo dai fumetti Marvel (Cap, Extremis e quant'altro) o dal pilot di Agents of SHIELD, fino ad arrivare a Limitless o anche - indirettamente - ad Unbreakable. Le ha prese, le ha aperte e le ha gettate in un pentolone con quel pizzico di inventiva in più e qualche sistematina di personalità, tanto per dare un'identità cinematografica alla sua ricetta, che all'assaggio risulta sinceramente "sapida", ricca, gustosa.

Il film appare infatti come un mix di genere invitante che gravita nella mega-orbita dei cinecomic, in caduta libera e perpetua come un satellite. Non ci prova nemmeno a voler essere altro ed è particolarmente consapevole della sua entità e della sua presenza.
È un titolo di serie B prodotto però con i mezzi della serie A, che ha delle concrete ambizioni nella sua missione di intrattenere e divertire in quanto outsider di genere, senza mai dimenticarsi di una buona scrittura come base per fare bene.

Per essere chiari: la storia di Project Power non è nulla di eclatante, ma è nell'uso che Tomlin e i registi Henry Joost e Ariel Schulman (Nerve, Viral) fanno dei dialoghi e dei personaggi che si rintraccia tutto il potenziale espresso del progetto, che trasuda carattere anche nelle parti più spigolose, quasi fosse un Crank depotenziato della sua dinamica eccentricità e ricalibrato per un mercato moderno e più aperto al concetto di super potere.
Lo stesso concetto che poi il film compatta e impacchetta in una pillola e spinge in gola ai suoi personaggi, facendogli vivere il sogno di ogni nerd.

Cinque minuti come Hulk... o forse no?

Funziona così: si attiva la pillola, si inghiotte e il resto è una sorpresa. Ci si potrebbe infiammare come La Torcia Umana, diventare indistruttibili come Superman, forti e selvaggi come Hulk. È una questione di risposta dell'organismo, che potrebbe anche tradire il corpo e optare per una monumentale esplosione. Dovesse realizzarsi la prima e più sperata opzione, l'effetto sarebbe comunque duraturo: cinque minuti per "spaccare tutto" o chissà, magari godersi il privilegio dell'invisibilità.
Tutto il senso di Project Power è comunque rinchiuso in una sola domanda: cosa si è disposti a rischiare per 5 minuti di puro potere? È la stessa questione che si pone ad esempio l'Agente Frank interpretato da Joseph Gordon-Levitt, di ritorno a un cinema più movimentato dopo Sin City - Una donna per cui uccidere. Lo fa anche Jamie Foxx nel ruolo di Art, il più intrigante dell'attore da anni a questa parte. Con loro pure la giovane Robin, vera protagonista del film nei cui panni troviamo la brava Dominique Fishback.
In lei c'è il fascino decadente di una gioventù promettente ma disillusa, fiaccata da un'impunita società dove la sola cosa che conta è il Potere, guarda caso sempre in mano - o in corpo - a chi lo ha già. Ma il Potere va oltre i super, il classismo, la razza: viene da dentro, è parte di noi e decidiamo noi cosa farne e come dargli forma.

È la grande e derivativa responsabilità creata da Stan Lee per Spider-Man, per plasmare o distruggere, persino questa manipolata con buona capacità da Tomlin per essere ficcante in un contesto di genere poco pretenzioso ma d'impatto.
Anche nella messa in scena, dato che Joost e Schulman hanno fatto tesoro del loro Nerve, allungando la prospettiva e lavorando in modo più elaborato dal punto di vista della costruzione di alcune sequenze (l'inseguimento di Art, il long shot al centro) e dell'utilizzo degli effetti speciali.

Al netto degli aspetti positivi, Project Power presenta però un paio di sbavature nel montaggio - soprattutto di correlazione - e nell'impalcatura interna della narrazione, che punta forse troppo su momenti superficiali e non ottimamente valorizzati e poco invece sul reale contenuto di genere.
Avrebbe potuto ad esempio muoversi molto più all'interno dell'azione, controbilanciando perfettamente le scene dialogate senza perdere troppo tempo in scontatezze di sorta (un giorno parleremo dell'utilizzo dei porti di mare come arene di scontro), ma questa è forse una visione fin troppo soggettiva della regia dell'opera, che nella sua generalità risulta congeniale e discretamente appagante. Per restare in tema, dosata il giusto per non mandare tutto all'aria ma certamente non sintetizzata partendo dal DNA di Captain America. Un bel viaggio senza assuefazione.

Project Power - Netflix Project Power è il primo film nato dalla mente creativa di Mattson Tomlin, lo sceneggiatore trentenne più richiesto di Hollywood. Fa man bassa di ispirazioni pop, soprattutto dei fumetti Marvel, e guarda anche al genere d'appartenenza, da Limitless fino a Crank, ma al cuore la formula del film è gustosa e appagante e in fondo ha una sua chiara e definita personalità, che trasuda carattere anche nelle parti più spigolose, specie guardando ad alcune scelte di montaggio e narrazione. Un cast ben amalgamato composto da Jamie Foxx, Joseph Gordon-Levitt e Dominique Fishback, un buon comparto tecnico, un paio di scene davvero piacevoli e diversi dialoghi ben centrati rendono l'opera molto godibile e tendenzialmente riuscita, pur non essendo uno di quei "trip" cinematografici che danno assuefazione.

7

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