Priscilla Recensione: Sofia Coppola firma un elegante film femminista

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia, e ora finalmente in sala, Priscilla di Sofia Coppola è un film delicato e coinvolgente.

Priscilla Recensione: Sofia Coppola firma un elegante film femminista
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Priscilla non è un film su Evis Presley; Priscilla è un film su una giovane ragazza, lasciata sola nello spazio di una gabbia dorata nell'attesa costante dell'imminente comparsa di Elvis Presley; perché nella società dell'immagine che vive del riflesso dei propri divi e nell'idealizzazione dei propri beniamini, non c'è Priscilla senza Elvis. Ma Priscilla non è un racconto elegiaco di un rapporto che fu; è un accumulo di pagine di un diario segreto dove i lustrini, lo sfarzo, il lusso lasciano spazio a un'intimità tagliata da una fotografia desaturata, di spazi chiusi, opprimenti, claustrofobici. Dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, da oggi in sala il nuovo film di Sofia Coppola. Qua invece trovate tutti i film in uscita al cinema a marzo 2024.

Priscilla, ovvero essere bambina nel tempo

Priscilla non è un film su Elvis: è soprattutto un film di Sofia Coppola e come tale risponde a tutti i crismi di una poetica atta a svestire le icone, a lasciarle nude, così da rivelarne l'essenza umana che vi è sotto.

Non più e non solo viaggio biografico dove lo stile barocco di un Baz Luhrmann si adatta perfettamente all'immagine pubblica del cantante (qui la nostra recensione di Elvis), Priscilla è un coming of age dove il diventare grande significa sperimentare tutte le fasi di una fiaba pronta ad abbandonare il proprio happy-ending. Un viaggio, questo, che parte nel 1959 tra le mura di una base dell'aeronautica militare americana nella Germania Ovest. Qui vive Priscilla Beaulieu con i propri genitori, e qui Priscilla incontra Elvis, l'uomo di successo, il cantante che a ogni mossa di bacino tutto sconvolge e tutto conquista. Lui ha 24 anni, lei 14: "Cavolo, sei una bambina!" afferma l'uomo, ma nonostante questa presa di coscienza qualcosa in loro si muove, li avvicina, li destina per sempre, unendoli all'infinito, se non sentimentalmente, almeno nella cultura di massa. E così dopo incontri, appuntamenti e viaggi, per Priscilla si aprono definitivamente quei cancelli di Graceland che la chiuderanno per sempre in uno spazio immenso, eppure così soffocante, buio, poco stimolante.

Il gigante (mostruoso) e la bambina

Nessuna elevazione divina; nessuna edulcorazione di un legame che ha saputo essere amaro, caustico, bruciante. Nello spazio di ogni inquadratura Sofia Coppola cerca di restituire l'ingenuità all'ombra dell'idolatria; un'illusione adolescenziale dietro la gelosia, l'ossessione, il tradimento.

Sguardo che tutto scruta, indaga, coglie in un'ordinarietà che non ha molto di speciale (quella della regista è una cinepresa mai intrusiva) uno spettro invisibile chiamato a cogliere l'essenza di una ragazzina schiacciata dal peso del proprio amore. E in effetti, dall'alto dei suoi quasi due metri di altezza, Jacob Elordi sovrasta la sua controparte femminile (una convincente Cailee Spaeny); ma non è il gigante gentile e la bambina, quanto il Golem formato con la terra del successo che fa sua, fino a possederla come un oggetto, una giovane vittima delle sue fragilità e ossessioni.

L'essenza oltre l'apparenza

Ancorandosi a oggetti, dettagli scenografici di quotidiana appartenenza, Sofia Coppola dichiara le proprie intenzioni, le stesse con cui ha impresso per sempre nell'immaginario collettivo opere come Il giardino delle vergini suicide e Marie Antoniette.

Alla regista non interessano le urla di ragazze adoranti, o il lato auto-distruttivo del successo; ciò che batte nel corpo della propria opera è un cuore fatto di giornate che passano tutte uguali, nell'eterna attesa di un uomo a cui la protagonista si è offerta corpo e anima. C'è la noia quotidiana, e pochi barlumi di una felicità effimera, pronta a scomparire nello spazio di una polaroid che sbiadisce. Nessun eccesso, nessun scoppio di caricaturale isteria. In Priscilla vige solo il tratteggio di un essere umano, il contorno di una silhouette entro cui inserire l'immagine di una donna esteticamente riconoscibile per quell'eye-liner perfetto, le ciglia finte, i capelli neri cotonati. È l'immagine che Elvis ha creato per sé e che ha offerto in pasto a una massa che l'ha fatta sua. Un'immagine che forse la ragazza, come dimostra perfettamente la performance minimale, sussurrata della Spaeny (premio Mastroianni alla 80esima Mostra del cinema di Venezia) non accetta, ma a cui deve sottostare, come una clausola imprescindibile di un contratto d'amore stipulato per stare vicino a un uomo elevato a Dio.

Ciò che viene fuori lentamente, prendendo i propri tempi, nello spazio di un film come quello di Sofia Coppola (ispirato alla biografia di Priscilla Presley, "Elvis e io") è dunque la Priscilla più inedita, personale, l'anima nascosta all'ombra di un'immagine. E poco importa se tale racconti combaci o meno con la verità; ciò che ne consegue è un stralcio di una realtà possibile, entro il quale molti possono ritrovarsi, e in tanti immedesimarsi.

Impressioni di una dipendenza affettiva

Tonalità pastello; frammenti corporei e dettagli scenografici di una vita che scorre lenta, mentre fuori da Graceland tutto corre veloce; sono immagini riflesse (come riflesso è il volto di una Priscilla ossessionata dalla propria figura allo specchio) che restituiscono una natura fanciullesca, infantile di chi ha dovuto barattare la propria innocenza per il sogno di un amore, di una famiglia, di un'illusione.

È una galleria di un'esistenza dissezionata e poi ricomposta con eleganza, la Priscilla di Sofia Coppola. Un ritratto di chi ha smesso di ballare sul palco della vita per camminare in punta di piedi, con la costante paura di irritare, o addirittura disturbare l'esistenza altrui. La stessa assenza dei brani che hanno reso immortale Elvis Presley per quanto derivante da motivazioni di copyright, permette alla regista di enfatizzare l'interesse verso la vera natura dei protagonisti al di là della loro elevazione a star e divi. Un saggio naturalista, delicato e visivamente capace di imprimere l'impressione di un attimo, dove tutto si sussegue a debita distanza di sicurezza. Poche accelerazioni; poche frenate improvvise; perfino la stipulazione di un legame tossico, dove il mancato superamento di traumi infantili intacca la bellezza di una relazione adesso basata su dipendenze affettive, ricatti e chiusure, viaggia a una velocità costante.

Tenera, silenziosa, comprensiva, sempre disponibile: Priscilla prende in eredità il carattere e le limitazioni della sua precedente cinematografica Marie Antoniette; come lei anche Priscilla vive in una reggia labirintica insieme al proprio re, sebbene a circondarla non vi sia alcuna traccia di possibile rivoluzione. L'unica spinta che la spronerà a tagliare la testa a un legame ormai debilitante e alienante, è quella che nasce e si sviluppa in sé stessa; uno slancio anarcoide generato da abusi silenziosi, violenze fisiche e verbali, isolamenti imposti e forse mai veramente accettati.

Con la figlia tra le braccia, Priscilla scappa, deflagrando il proprio antico regime, per iniziare a vivere una propria democrazia interna. Ma è un attimo, questo, che fa capolino di colpo, un momento che esula da quel ritmo poco sostenuto a cui l'opera ci aveva abituato, risultando quasi fuori contesto per quanto prevedibile e trainato da precedenti dolorosi e ormai insopportabili molto più che giustificabili. Non è una storia d'amore, Priscilla. Ma solo una versione di una storia: una storia personale, intima, di chi ha smesso di vivere all'ombra dell'immagine per far sentire la propria voce.

Priscilla Presley Biopic Concludiamo questa recensione di Priscilla sottolineando come l'ultimo film di Sofia Coppola (dedicato per l'appunto a Priscilla Presley) non intenda presentarsi come racconto elegiaco di una donna posta al fianco del divo, quanto tratteggiare i caratteri e le fragilità di una ragazza cresciuta troppo presto. Ancorandosi a un modus operandi e a una poetica facilmente riconoscibili, Sofia Coppola scrive un ulteriore capitolo di un saggio dedicato alle difficoltà dell'essere donne, tra restrizioni e limitazioni, ambizioni infangate, e sogni infranti. Lo fa con eleganza, leggerezza e un tocco di colore pastello che tutto abbraccia, e tutto dipinge, anche all'interno di un microcosmo che da nucleo familiare si eleva a prigione dorata.

7

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