La principessa incantata Recensione: la favola animata ucraina su Sky

Con qualche guizzo di originalità, ma comunque pieno di riferimenti all'animazione Disney, l'Ucraina prova a dire la sua.

La principessa incantata Recensione: la favola animata ucraina su Sky
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I riflettori sono ormai accesi sull'Ucraina per ben altre questioni. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo imparato a scoprire qualcosa di più di questa nazione ed ora abbiamo anche l'occasione di affacciarci alla loro industria cinematografica. Dal 2012 esiste un sistema di bandi che permette, con cadenza semestrale, di finanziare con un budget totale di 600 milioni di UAH (circa 19 milioni di euro) la realizzazione di una pellicola vincitrice. La lingua dev'essere ucraina, il soggetto deve avere dei riferimenti locali; la riscoperta dell'Ucraina passa anche dall'investimento del Governo, toccando anche l'Italia con Il nido delle tortore, film di Taras Tkachenko del 2016, selezionato per rappresentare l'Ucraina agli Oscar nel 2017.

L'intenzione di andare a cimentarsi nell'animazione è altrettanto recente, con l'Italia che si è accorta della produzione ucraina nel 2018 con L'incantesimo del drago, film diretto da Manuk Depoyan, che si è fregiato del titolo di primo regista a realizzare un lungometraggio in 3D in Ucraina: Epoyan già nel 2010 aveva realizzato Il buon soldato Sc'veik, dal noto romanzo di Jaroslav Hasek, del quale esiste anche una trasposizione cinematografica degli anni Settanta. Sempre nel 2018, ma solo da poco disponibile su Sky e NOW (a proposito, non dimenticate i film Sky e NOW di maggio 2022, è arrivato anche La principessa incantata, realizzato da Oleh Malamuzh, al suo debutto da regista e purtroppo concentrato su ben poca originalità.

La principessa deve sposare me

Ruslan è un giovane attore che sogna di diventare un cavaliere, stanco di interpretarne soltanto il ruolo per finta; Mila è la figlia del Re, destinata a sposare uno dei suoi pretendenti, tutti desiderosi di entrare nella linea di successione al regno.

Entrambi sognano una fuga dalla loro realtà e dal loro mondo, fino a quando, durante una giornata che i due giovani riescono a trascorrere tra peripezie e fughe in città, il malvagio stregone Cernomor rapisce la principessa Mila. Il Re, a questo punto, promette ai pretendenti della figlia che chiunque sarà in grado di riportarla al castello avrà la possibilità di sposarla. Ruslan decide, così, di partire per salvare Mila e scoprire dove Cernomor l'ha portata. Malamuzh, nel suo proporci una favola molto canonica, compie l'increscioso errore di riprodurre quasi integralmente l'inizio di Aladdin. Un errore che di recente anche Il drago dei desideri di Chris Appelhans aveva rischiato di compiere, salvo poi reinventare l'intero snodo narrativo in chiave moderna e molto più ironica. Qui, invece, dall'Ucraina arriva un lavoro che, forse complice anche il doppiaggio italiano, replica persino alcune battute dell'incontro tra Aladdin e Jasmine al mercato di Agrabah (avete visto questo cosplay di Jasmine?).

La prima mezz'ora del film scorre, quindi, assistendo al Classico del 1992 della Disney, tanto nel rapporto tra Mila e suo padre, che qui non è un sultano, quanto in quello tra Aladdin e i suoi inseguitori, guardie e banditi, dai quali fugge grazie al supporto del suo animale di compagnia, non una scimmia bensì un uccellino. I rimandi al Classico Disney sono tantissimi anche nel corso dell'avventura, tra ingressi in mefitiche bocche di mostri giganti e aiutanti muti che si prestano a perorare la causa di Ruslan. Nel finale compare anche un forte riferimento a Hercules e la sua discesa negli inferi per salvare Meg, così da poter completare il ciclo di citazioni e derivazioni.

La favola russa adattata al moderno

C'è dell'originalità, però, in alcuni espedienti, perché Ruslan attraversa un viaggio mistico, al quale può accedere solo usando alcuni stratagemmi che la vita di strada gli ha concesso, lui che ha un cuore puro, quasi come un diamante allo stato grezzo.

Nel riproporci lo stesso canovaccio che già conosciamo, quindi, apprezziamo indubbiamente l'intenzione di rendere più moderna, anche se legata alla tradizione del folklore ucraino, una favola che ripercorre un cammino dell'eroe canonico e per certi versi puerile. D'altronde, per ciò che non concerne la derivazione Disney, Malamuzh attinge a piene mani dal poema scritto da Aleksandr Puskin nel 1820, Ruslan e Ljudmila, nel quale fa la sua apparizione il vecchio mago Cernomor, già protagonista dell'aspra battaglia che nel 1972 Akeksandr Ptusko aveva messo in piedi per raccontare, nel suo film, l'epopea di Ruslan. Come accade nella maggior parte delle fiabe, il ruolo di Mila resta un po' avviluppato nel passato, con la donzella da salvare e da recuperare che appartiene alla vecchia concezione dell'animazione, ampiamente superata dal 2010 in poi. Oltre a pasticciare, in alcune scene che anelano la comicità, con il cappello di Cernomor, la principessa attende che Ruslan possa arrivare a salvarla piuttosto che provare a escogitare un piano per evadere dal castello: il suo sparuto momento di indipendenza è solo nella fuga iniziale e nell'emulare maldestramente Jasmine. Lo stesso livello di umorismo, nell'intero film, lascia un po' a desiderare, con gli unici momenti in cui riusciamo a trovare del divertimento sincero e qualche sorriso compiaciuto nello scontro coinvolgente con il Gatto, che ha una presenza a schermo di non più di dieci minuti, purtroppo.

Una città spogliata dai cittadini

Dal punto di vista dell'animazione, invece, l'intero film di Malamuzh riesce a soddisfare chi si aspettava un 3D pulito, asciutto, ben realizzato: i colori sono molto accesi, lo stile è gradevole e mai appesantito da una palette che possa rendere difficile la fruizione per un pubblico giovane. Nei momenti più concitati non tutta l'animazione riesce a essere fluida, anzi, spesso si nota qualche incertezza. Di buona fattura tutti i fondali e gli scenari, che ci lasciano immaginare un contesto quasi reale per le sue strutture, trasportandoci in un mondo fantastico che, però, in prima battuta sembra un po' spoglio e privo di mordente, così come le strade cittadine, sorprendentemente vuote e battute solo dal nostro protagonista, come se fosse l'enorme palcoscenico di un teatro sul quale muoversi liberamente.

Molto gradevole, invece, il modo in cui Malamuzh ha voluto rendere gli scagnozzi di Cernomor, che finisce per affidarsi a dei dolci animati che sembrano quasi voler prendere spunto dalla servitù della Bestia nel Classico del 1991 della Disney. Nello scontro con Mila si esaltano i movimenti di cupcake, torte e budini che prendono vita per poter contrastare l'unico scialbo tentativo di fuga della principessa, poi subito messa a tacere dinanzi alla potenza dello stregone. In questo frangente, però, la regia si concede anche qualche vezzo stilistico, proponendo dei momenti in cui sembra ci si voglia preparare a uno stallo alla messicana o quasi a voler emulare un bullet time à la Matrix, con un citazionismo registico sicuramente più apprezzabile di quello narrativo.

La principessa incantata La principessa incantata è un film d'animazione che può essere gradevole nel momento in cui i vostri figli o voi stessi non abbiate mai avuto occasione di vedere Aladdin, così da arrivare del tutto ignari alla storia di Ruslan e Mila e apprezzarla per quello che è: una fiaba folkloristica sovietica che viene riproposta con una tecnica non di prim'ordine, ma gradevole a un occhio non troppo esigente, quale potrebbe essere quello di un bambino. A fronte del discorso fatto in apertura legato a quanto l'Ucraina stia cercando di crescere anche in ambito cinematografico, è indubbio che il titolo meriti un plauso per essere il secondo tentativo in 3D di questo Paese e, dopo che si sarà risolta l'attuale situazione, la speranza è che in futuro si possa continuare a raccontare qualcosa di originale, magari senza dover necessariamente scomodare i Classici Disney.

5.5

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