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Prigione di Vetro, la recensione del thriller con Leelee Sobieski

In questo thriller del 2001, un'adolescente e il fratellino, rimasti orfani di genitori, sono affidati a una coppia che nasconde inquietanti segreti.

recensione Prigione di Vetro, la recensione del thriller con Leelee Sobieski
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Il suo destino sembrava quello di una predestinata: dopo l'esordio sul grande schermo a soli quindici anni nel dramma catastrofico Deep Impact (1998) e la chiamata di Stanley Kubrick in un piccolo ma conturbante ruolo in Eyes Wide Shut (1999), senza dimenticare la folgorante performance da protagonista nell'acclamata miniserie televisiva Joan of Arc, la carriera di Leelee Sobieski non ha però ottenuto quanto seminato in gioventù. L'attrice newyorchese di origini polacche, dal fascino particolare e spigoloso lontano dal classico modello di bellezza, ha infatti perso lo slancio iniziale riciclandosi in ruoli secondari o prendendo parte a piccole produzioni di genere dalla qualità altalenante.
Nel 2001, quando ancora si sperava un proseguo più radioso, la Nostra è al centro di Prigione di Vetro, thriller di scarso successo sia come responso critico che dal punto di vista degli incassi, un vero e proprio flop ai botteghini statunitensi (in parte dovuto alla "sfortunata" data d'uscita, appena tre giorni dopo l'attacco alle Torri Gemelle).

Panic House

La trama del film ha inizio con la morte dei genitori di Ruby Baker, una ragazza adolescente, che perdono la vita in un incidente d'auto proprio la sera del loro anniversario di matrimonio. Rimasta orfana e con il fratellino Rhett, ancora un bambino, da accudire, Ruby viene affidata ai coniugi Glass, Terry ed Erin, amici di famiglia che conoscono fin da quando erano piccoli. Ruby e Rhett sono eredi di una piccola fortuna, la quale verrà momentaneamente gestita dai loro tutori: la giovane rimane insospettita dal fatto che questi abbiano deciso di accoglierli da un giorno all'altro e, nonostante tutto sembri procedere per il meglio nella moderna e tecnologica casa di Malibu nella quale si sono dovuti trasferire, giorno dopo giorno scopre inquietanti segreti sulla coppia.

Ruby ritiene che Terry abbia un interesse sessuale nei suoi confronti e osserva come Erin sia dipendente dalla morfina; quando viene a conoscenza di un ingente debito contratto dall'uomo con uno strozzino, inizia a temere per la vita di lei e del fratello, sempre più convinta che i Glass intendano mettere le mani sul loro patrimonio nel modo più drastico possibile.

Il mattino ha il vetro in bocca

Le dinamiche tipiche dell'home invasion vengono qui invertite, giacché il pericolo non viene dall'esterno ma bensì dall'interno della lussuosa dimora, un vero e proprio luogo infernale come già il titolo Prigione di Vetro (disponibile anche nel catalogo Netflix) ampiamente suggerisce. Se in Shining (1980) la minaccia era il custode, qui è il padrone di casa, ma le dinamiche cambiano poco, almeno nella gestione del rapporto tra potenziali vittime e carnefici, con un sali e scendi tensivo che si esaspera soprattutto nell'ultima mezz'ora.

Peccato che in molti passaggi la narrazione appaia sin troppo fragile e scollegata per dar vita a un contesto credibile, e non è un caso che il montaggio originale, tagliato dalla produzione, durasse oltre tre ore: molto è andato perso nella riduzione, e certi comportamenti soprattutto da parte delle figure secondarie risultano inverosimili e forzati, con il solo personaggio di Ruby a mantenere quel minimo di personalità nel corso dei sempre più tortuosi e confusi eventi.

Fragilità sparse

Tra citazioni sparse qua e là a classici del filone, il film si dimentica di costruire un sottotesto credibile e i cambi d'umore delle principali pedine coinvolte impediscono di appassionarsi completamente alla vicenda, fino a un epilogo che rasenta l'assurdo con dinamiche più vicine a un universo slasher che a un palcoscenico realistico.
Nonostante l'inizio, durante il quale Ruby si trova al cinema con le amiche a guardare proprio uno slasher-movie, vien difficile pensare a un potenziale intento "meta" da parte del regista Daniel Sackheim, attivo prevalentemente sul piccolo schermo parallelamente al suo ruolo da produttore.

Prigione di Vetro ha inoltre il grande demerito di aver sprecato un ottimo cast che, oltre alla Sobieski, poteva contare sul, qui inespresso, carisma di Diane Lane e Stellan Skarsgard, il secondo alle prese con un alter-ego costantemente sopra le righe che sfocia in più occasioni nel trash involontario. Nonostante lo scarso riscontro al box-office, la pellicola ha avuto un sequel stand-alone nel 2006, di qualità ancor più mediocre.

Prigione di vetro Un'adolescente e il fratellino piccolo, rimasti orfani di genitori, vengono adottati da una coppia di amici di famiglia che nasconde molti segreti e intende mettere le mani sul patrimonio loro lasciato in eredità. Prigione di Vetro è un thriller dalla trama potenzialmente avvincente, per quanto non certo originale, che si perde in una narrazione stanca e telefonata (un robusto taglio dal montaggio originale di tre ore ha sicuramente influito sulla scarsa profondità di intrecci e personaggi) e scade in diverse situazioni forzate e improbabili, fino a un epilogo involontariamente scult. Il buon cast, con Leelee Sobieski, Diane Lane e Stellan Skarsgard, tenta di salvare il salvabile ma nulla può per rendere credibili figure dalla genesi paradossalmente caricaturale, e la tensione vien presto meno appena intuito la fragilità dell'assunto di partenza. Il film andrà in onda giovedì 5 dicembre alle 23.25 su RAI4.

5

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