Recensione Predators

Recensione del film diretto da Nimrod Antal

recensione Predators
Articolo a cura di

"Quello che mi piaceva del film originale è che si trattava di una pellicola ibrida, incominciava come un classico titolo d'azione di Arnold Schwarzenegger, con un tradizionale gruppo di protagonisti, per cui ti innamori dei personaggi e li segui in questo viaggio. Poi, si trasformava in un film di fantascienza con gli alieni. Personalmente amo fare questi mix, pellicole come Dal tramonto all'alba, adoro mettere insieme vari generi".
A parlare è il texano Robert Rodriguez, autore del popolare cinecomic Sin city (2005) e della serie Spy kids, il quale, nell'ormai lontano 1994, quindi subito dopo aver sbalordito pubblico e critica con il brillante esordio registico rappresentato da El mariachi, di due anni prima, venne invitato a scrivere una sceneggiatura per un nuovo film riguardante il temuto alieno invisibile Predator, fino ad allora protagonista di Predator di John McTiernan e Predator 2 di Stephen Hopkins, rispettivamente datati 1987 e 1990.
"All'inizio, io sono stato assunto solo come sceneggiatore", prosegue Rodriguez, "Loro cercavano un approccio originale verso il materiale, così ho colto al volo questa opportunità. Ero un grande fan di Predator. Quando sono arrivato per la prima volta a Hollywood, ho incontrato Carl Weathers e Arnold Schwarzenegger, così ho pensato che una nuova pellicola di Predator sarebbe stato un progetto divertente a cui partecipare. Per la nuova sceneggiatura, io volevo scrivere qualcosa di ultraterreno. Amavo l'atmosfera della giungla nell'originale, così ambientando la mia storia su un altro pianeta potevo tornare a un ambiente simile e comunque farlo sembrare nuovo. Inoltre, in questo modo avremmo capito perché il Predator era attirato dalla giungla terrestre (come mostrato nel film originale), visto che il loro pianeta di caccia aveva un terreno simile".

Parola di Adrien Brody

I soldati contemporanei mi assomigliano. I film attuali sono cambiati, ormai sono più radicati nella realtà. I soldati non sono dei superuomini. Penso che questo faccia parte di quello che mi attirava nel progetto, volevo creare un eroe tragico e pieno di difetti per il film. Royce è essenzialmente un solitario. In un certo senso, è la sua maggiore qualità come assassino e la sua maggiore debolezza come essere umano. In questa situazione, gli viene chiesto di fare una scelta per condurre le persone e occuparsi di loro, cosa che lui ritiene lo porterà ad essere ucciso o che comunque non pensa di essere in grado di fare. Ci piaceva l’idea di creare un personaggio costretto a compiere una scelta contro la sua natura.

Adrien vs Predator

"La sceneggiatura che Robert ha realizzato nel 1994 comprendeva la location, una parte della trama di questo film e le idee di base per quanto riguarda i personaggi. Robert non era andato oltre a questi punti. Lo hanno pagato per questo ed è stato un bell'esercizio di scrittura. A causa dei nostri programmi di lavoro, non c'è mai stato un momento in cui Robert avrebbe potuto dirigerlo" spiega Elizabeth Avellán, produttrice insieme a John Davis e allo stesso Rodriguez di questo Predators che, diretto dal Nimród Antal cui dobbiamo Kontroll (2003), Vacancy (2007) e Blindato (2009), parte dalla figura del mercenario Royce, il quale, interpretato dal vincitore del premio Oscar Adrien Brody, si ritrova catapultato con il paracadute in una misteriosa foresta. Foresta che scopriamo non appartenere al pianeta Terra soltanto dopo aver fatto conoscenza con gli altri componenti del gruppo di combattenti d'elite al cui comando finisce per trovarsi proprio Royce: il trafficante di droga Cuchillo (Danny Trejo), impegnato in una guerra tra bande in Messico, il celebre assassino di massa Stans (Walton Goggins), che sta per essere giustiziato a San Quentin, Nikolai (Oleg Taktarov), membro delle Spetsnaz Alpha Group, Forze speciali russe, lo sventurato dottore Edwin (Topher Grace), Mombasa (Mahershalalhashbaz Ali), facente parte della squadra della morte dell RUF in Sierra Leone, il membro della yakuza Hanzo (Louis Ozawa Changchien) e Isabelle (Alice Braga), le cui doti di cecchina sono state acquisite grazie alla Israeli Defense Forces. Tutte potenziali prede delle mostruose creature del posto, dove da tempo vive Noland (Laurence Fishburne), rifugiato con tanto di armi in una caverna segreta grazie alla quale è riuscito a sopravvivere.

Creature rebootanti?

Infatti, mentre nel capostipite interpretato da Schwarzenegger e nel suo sequel che vedeva protagonista Danny Glover avevamo un'unica tipologia di Predator, qui, oltre ad esso (nel cui costume si nasconde il Derek Mears che ha concesso anima e corpo al Jason Voorhees del Venerdì 13 di Marcus Nispel), è presente tutta una nuova razza di pericolosi esseri creati, tra l'altro, dall'infallibile KNB Effects Group di Greg Nicotero e Howard Berger, ai quali si deve il meglio di tutti gli effetti splatter proposti al cinema dalla metà degli anni Ottanta ad oggi.
Si spazia dal Dog Handler all'alieno Ram Runner, passando per Mr. Black e i Cani da caccia dei Predator; senza dimenticare, però, Falconer e una finora mai vista gamma di armi all'avanguardia, tra le quali il Predator Falcon volante e il Plasma Caster.
Quindi, come c'era da aspettarsi, non sono certo l'azione e le massicce dosi di effetti digitali - comunque mai invadenti - a mancare in questo quinto film della serie (se teniamo in considerazione anche i due cross-over Alien vs Predator), il quale, né reboot né nuova versione della pellicola originale, potrebbe essere cronologicamente posto subito dopo di quella.
D'altra parte, come già accennato da Rodriguez, l'ambientazione forestiera proviene proprio dal lungometraggio firmato da McTiernan, che Antal sembra ulteriormente omaggiare sia riprendendone dalla colonna sonora la coinvolgente Long tall Sally di Little Richard, qui relegata ai titoli di coda, sia riproponendo il combattimento finale a mani nude a suo tempo affrontato dall'imponente Schwarzy.
Anche se, a differenza di quell'ormai classico della fantascienza, più che una tipica avventura bellica proto-rambiana da machismo reaganiano, il plot sembra questa volta richiamare vagamente alla memoria certi cult del passato come L'isola misteriosa (1961) di Cy Endfield e La terra dimenticata dal tempo (1975) di Kevin Connor, soprattutto a causa della sua evidente tendenza a rappresentare l'esclusivo pretesto per poter portare in scena i nuovi mostruosi esseri di cui sopra.
Mentre Antal, senza dimenticare trappole degne dei film di Indiana Jones e un duello con la spada tra Hanzo e un Predator, intrattiene come di consueto lo spettatore concedendo contemporaneamente molto spazio alla costruzione della psicologia dei vari protagonisti.
Con accenni a un certo sottotesto riguardante l'eterno contrasto tra la cattiveria istintiva della bestia e quella più ragionata (quindi più spaventosa) dell'uomo, per circa 105 minuti di visione non particolarmente memorabili, ma tutt'altro che noiosi e che difficilmente deluderanno i fan irriducibili della saga.

Predators Sotto la produzione del grande Robert Rodriguez, autore di Dal tramonto all’alba e Planet terror, Nimród Antal - regista dei riusciti Kontroll e Vacancy - riporta sullo schermo l’invisibile e letale Predator, mostruoso cacciatore extraterrestre visto per la prima volta nel 1987, all’interno dell’omonimo lungometraggio interpretato da Arnold Schwarzenegger e diretto dall’allora nascente maestro degli action-movie John McTiernan. Il risultato finale, con abbondanza di nuove ed affascinanti creature che vanno ad aggiungersi al mitico alieno originale, intrattiene efficacemente - tra abbondanza di effetti speciali e sequenze d’azione - senza annoiare mai lo spettatore, pur non riuscendo a regalare momenti particolarmente memorabili ma riconfermando, allo stesso tempo, le tutt'altro che disprezzabili doti registiche di Antal.

6.5

Che voto dai a: Predators

Media Voto Utenti
Voti: 125
6.7
nd