Recensione Precious

Lee Daniels descrive il mondo degradato e sterilmente anaffettivo di Precious

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Precious (preziosa). È così che, sadicamente, si chiama la protagonista di questo ‘horror' sociale tratto dall'altrettanto agghiacciante romanzo Push della scrittrice Sapphire. Claireece Precious Jones è infatti la ‘preziosa' vittima di un mondo che si diverte ad umiliarla e torturarla, infliggendole la pena più terribile, quella di essere maltrattata, violentata e schiavizzata dai suoi stessi genitori, che dovrebbero custodire il tesoro dell'amore filiale, mentre lo calpestano in maniera barbara e (dis)umana. Processo di barbarie che, intrapreso tra le mura domestiche, allunga poi la sua ombra su tutta l'esistenza di Precious: ragazza di colore, obesa oltre misura, analfabeta, con una figlia down e un altro figlio in grembo (entrambi frutto dell'incesto paterno), la diciassettenne di Harlem sarà vittima di tutta una serie di manifestazioni di bullismo che la additeranno come reietto, ritardato e inutile avanzo di società. Nella sua vita quotidiana con la madre (una reincarnazione gotica della perfida Ursula della Sirenetta) che si rivolge a lei con epiteti raccapriccianti, accusandola di averle rubato l'uomo (orco dal quale la stessa madre avrebbe dovuto difenderla) l'unica via di fuga sono i suoi sogni, i suoi desideri, e quell'ostinata voglia di andare a scuola, sintomo di una lucida lungimiranza in cui la costruzione di un nuovo universo è soggetta alla fuga da quel mondo arido di stimoli e di cultura, soggiacente solo alle leggi del più gretto barbarismo umano. Ma quando anche la scuola la rifiuterà, per via della sua nuova gravidanza, Precious sarà indirizzata verso un istituto alternativo (Each One Teach One), per ragazze difficili con trascorsi problematici. Lì incontrerà una ispirata insegnante afro-americana, che prenderà a cuore il suo caso e incomincerà con lei quel percorso di ridefinizione del concetto di amore, tanto doloroso quanto necessario, che restituirà a Precious il diritto di vivere la propria vita e i propri sogni come una qualunque altra diciassettenne, non torturata dalle perversioni di un mondo povero e squallido che si specchia nello sguardo atterrito dell'assistente sociale (un'irriconoscibile Mariah Carey), sconvolta e turbata, quanto lo spettatore, dai racconti di Precious.

A precious film

In questo secondo film l'eclettico regista Lee Daniels (la sua opera prima è Shadowboxer) si confronta con il materiale scabroso contenuto nel romanzo della Sapphire. Una sfida registica che nascondeva non poche insidie, ma che Daniels affronta con grande sensibilità artistica e indubbia originalità, conferendo al ritratto di quest'inferno sociale, una reale possibilità di emancipazione, attraverso i sogni-flash in cui Precious evade (nei momenti più terribili). Un mondo parallelo, fatto a sua immagine e somiglianza, dove la ragazza reietta di Harlem si trasforma in reginetta del palco, celebrata e riverita alla stregua di una star. È attraverso questi fiabeschi momenti di gloria che l'opera rende giustizia alla voglia di libertà esistenziale della protagonista, che pian piano abbandonerà il suo corpo obeso (metaforicamente), simbolo di un'esistenza in tutti i sensi asfissiante, per rinascere dalle sue ceneri. Un percorso che, attraverso l'amorevole insegnante, le sue compagne ‘strane' ma in qualche modo affettuose, e l'aiuto di un infermiere speciale (Lenny Kravitz), l'aiuterà a comprendere meglio che nella vita esistono gli orchi ma anche le fate e che, tutti, armati di intelligenza e grande forza di volontà, possono ri-descrivere i confini della propria vita, abbandonando le tante Harlem infernali, per cercare rifugio nell'amore, come quello incondizionato che ‘dovrebbero' nutrire i genitori per i figli. La chiave di lettura rifugge il facile pietismo, preferendogli una costruttiva storia di maturità in cui la protagonista, pur ineluttabilmente segnata da un destino impietoso, si evolve e cresce, incarnando in un'unica persona orrori e gioie, celebrate anche da una colonna sonora di pezzi dalle sonorità tutt'altro che cupe: da He is the Joy di Donna Allen a Did you ever see a dream walking di Sunny Gale. Il film dunque spinge (come fa il romanzo) nella direzione dell'emancipazione più dolorosa, quella dai propri legami di sangue. Comprenderne l'aridità spirituale per potersene coscientemente distaccare, pur consapevoli che per una sadica legge dell'essere umano quegli orrori sono i più subdoli da affrontare, proprio perché si nascondo tra i lembi di una vergogna privata, familiare, che contiene i nostri stessi geni.

Precious Lavorando sul complesso materiale contenuto nel libro Push della scrittrice Sapphire, Lee Daniels firma un film coraggioso e originale, che si inabissa negli inferi dell’orrore umano, per poi riaffiorare grazie all’autentica forza umana di Precious, nella strabiliante interpretazione dell’esordiente Gabourey Sidibe, eroina moderna di un mondo culturalmente arcaico. Pur narrando vicende realmente torbide, che lo spettatore tende a rifiutare, il film racchiude una grazia endemica che riesce a incantare e che, speriamo, avrà magari anche il pregio di far ribellare altre vittime dell’aberrazione umana, riaffermando il sacrosanto diritto alla vita.

7.5

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