Recensione Posti in piedi in paradiso

I padri separati di Carlo Verdone

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L'ultima volta che abbiamo visto nelle sale cinematografiche una pellicola diretta e interpretata da Carlo Verdone fu all'inizio del 2010, quando Warner Bros Italia distribuì quell'Io, loro e Lara che, con un cast comprendente anche Laura Chiatti e Marco Giallini, vedeva l'amatissimo comico romano nei panni di un padre missionario in Africa di ritorno nella capitale tricolore a causa di un'angosciante crisi spirituale.
A distanza di due anni, ma sotto produzione e distribuzione Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis, l'autore di veri e propri classici nostrani della risata su celluloide quali Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981) torna davanti e dietro la macchina da presa affrontando tramite la commedia una triste realtà italiana d'inizio XXI secolo: quella dei padri separati in gravi difficoltà economiche.
E, affiancato in fase di sceneggiatura sia dal Michele Plastino con il quale collabora dai tempi di Sono pazzo di Iris Blond (1996) che dalla Maruska Albertazzi fino a oggi divisasi professionalmente tra le attività di giornalista, attrice e scrittrice, lo fa prendendo come compagni di set il già citato Giallini e il Pierfrancesco Favino di Romanzo criminale (2005) e ACAB-All cops are bastards (2012).

Carlo senza verdoni

Rispettivamente, vestono i panni di Ulisse, ex discografico di successo che vive nel retro del suo negozio di vinili e arrotonda le scarse entrate vendendo memorabilia su e-bay, Domenico, in passato agente immobiliare ma ora costretto a dormire sulla barca di un amico e a fare il gigolò con non più giovani signore, e Fulvio, declassato da critico cinematografico a giornalista di gossip e che alloggia spesso presso un convitto di religiose.
Tutti e tre costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli, dopo un incontro casuale durante la ricerca di una casa in affitto finiscono per andare a vivere insieme nello stesso appartamento, dal momento in cui Domenico, oltretutto in preda al vizio del gioco, realizza di avere davanti a se due squattrinati come lui.
Ma nella loro già tutt'altro che fortunata vita, oltre a essere presenti le compagne Claire, Marisa e Lorenza, rispettivamente con le fattezze di Diane Fleri, Nicoletta Romanoff e Valentina D'Agostino, entrano presto la cardiologa Gloria alias Micaela Ramazzotti, appena lasciata dal fidanzato, e la tanto bella quanto arrivista starlette Gaia, cui concede anima e - soprattutto - corpo Nadir Caselli, la quale, ovviamente, mette gli occhi addosso a Fulvio.

Compagni di... casa

E, al di là delle consuete imprese verdoniane da imbranato, a rientrare tra i momenti più divertenti dei circa 119 minuti di visione sono proprio quelli che vedono questi ultimi due insieme, nel corso dei quali viene perfino tirato verbalmente in ballo Gabriele Muccino.
D'altra parte, tenendo in considerazione la tematica centrale della pellicola, nonostante la generale atmosfera volta al sorriso, non risulta difficile pensare ai tre protagonisti come rappresentanti del tassello successivo che sarebbe spettato ad alcuni dei personaggi di Baciami ancora (2010), non a caso interpretato da Favino.
Tra l'altro, non dimentichiamo che l'autore di Borotalco (1982), pur avendo costruito la sua carriera cinematografica sulla comicità, difficilmente ha risparmiato di condirla ricorrendo a un forte retrogusto amaro, a volte destinato addirittura a spingere lo spettatore alla commozione.
Come accade anche verso l'epilogo di questo Posti in piedi in paradiso, infarcito con i suoi consueti elementi, dalla passione per la musica del passato (molto divertente il dialogo riguardante Frank Zappa) alla grottesca romanità accentuata (citiamo soltanto la coattissima figlia di Domenico), ma destinato in maniera principale a ricordare quanto siano importanti la vicinanza e l'unione della famiglia.
Mentre si ride non poco, complice soprattutto un altamente cafone Giallini in stato di grazia che richiama a tratti alcune performance di Christian De Sica, e risulta chiaro che quello che scorre davanti ai nostri occhi non sia altro che uno dei lavori più riusciti del Verdone post-Compagni di scuola (1988).

Posti in piedi in paradiso La triste vita dei padri separati italiani d’inizio XXI secolo secondo Carlo Verdone, che dichiara: “Non mi resta che augurarmi attenzione da parte del pubblico, al quale ho voluto sinceramente raccontare un’emergenza sociale di oggi attraverso una commedia. Un serio problema che abbiamo voluto rappresentare senza alcuna presunzione, con serietà ma anche con efficace ironia. E la nostra speranza è quella di esserci riusciti”. E ci sono riusciti alla grande, perché, non privo di quel malinconico velo d’amarezza tipico dei migliori lavori verdoniani, Posti in piedi in paradiso, forte anche dell’ottima prova dei protagonisti, regala una non indifferente dose di risate, incarnando le fattezze del miglior lungometraggio firmato da Mr. Compagni di scuola da vent’anni a questa parte.

7

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