Recensione Pleasantville

Tobey Maguire e Reese Witherspoon sono due adolescenti degli anni '90 che vengono trasportati nel mondo in bianco e nero di Pleasantville nell'omonima commedia cult dell'esordiente Gary Ross.

recensione Pleasantville
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L'adolescente David e la sua gemella Jennifer sono agli antipodi nella vita sociale: il ragazzo, timido e nerd e incapace di relazionarsi con l'altro sesso, lei disinibita e poco dedita allo studio. Una sera David, pronto a godersi la maratona televisiva di Pleasantville, il suo show preferito (una sitcom in bianco e nero ambientata negli anni '50), litiga furiosamente con la sorella distruggendo involontariamente il telecomando. Un misterioso tecnico della tv appare però alla porta, consegnando ai giovani un nuovo apparecchio con il quale cambiare canale; poco dopo aver premuto il tasto di accensione, i due giovani finiscono incredibilmente catapultati nel mondo di Pleasantville, diventando rispettivamente i due figli della famiglia protagonista, Bud e Sue Parker. Alle prese con una realtà sconosciuta, e impossibilitati per il momento a far ritorno alla loro, David e Jennifer dovranno adattarsi in fretta alla nuova condizione. Col passare dei giorni però i comportamenti "fuori dagli sche(r)mi" della ragazza porteranno un vero e proprio cambiamento radicale nella cittadina e nei suoi abitanti, e ben presto sprazzi di colore andranno a intaccare il grigiore, emotivo e non, di tutta la comunità.

La svolta dei colori

Se ne La rosa purpurea del Cairo (1985) Woody Allen faceva uscire il personaggio di un film dallo schermo del cinema per catapultarlo nel mondo reale, nel 1998 lo sceneggiatore ed esordiente regista Gary Ross opta per il percorso inverso (e non è certo casuale la scelta di casting di Jeff Daniels, già protagonista del succitato titolo) realizzando una delle commedie più intelligenti e originali del decennio. Poco importa che in questo caso sia la televisione a catapultare i due protagonisti in un mondo fittizio che si rifà sia al cinema della Golden Age di Hollywood sia ai classici valori benpensanti della classica "american way of life", in una sorta di versione più terrena ma solo apparentemente edulcorata di quanto vissuto da Marty McFly nel primo capitolo di Ritorno al futuro (1985). Se inizialmente infatti, a differenza della gemella, David cerca in ogni modo di non modificare lo stato delle cose per il timore di un possibile collasso della loro nuova realtà, col procedere della narrazione anche il ragazzo accetta di partecipare al cambiamento epocale che coinvolge progressivamente la cittadina, in un vero e proprio "risveglio" da un sonno eterno della coscienza nella quale gli abitanti, indirizzati dalla sceneggiatura a compiere le stesse medesime azioni ogni giorno, si trasformano da bruchi in farfalle. Il tutto in una sorta di distopia pseudo-orwelliana che si manifesta brutalmente nel razzismo cromatico, nell'incendio dei libri (prima dalle pagine bianche, ora pieni di parole scritte) e in una contrapposizione tra bianco/neri e colorati che ben metaforizza tematiche sempre attuali. Pleasantville sfrutta con eleganza la perfetta ricostruzione scenica, con scenografie e ambientazioni che trasportano in un mondo d'altri tempi, e grazie all'uso del digitale (fu uno dei primi film a sfruttarlo in maniera così massiccia) il contrasto d'immagine tra i "variopinti" e i "grigi" appare con un'immediata naturalezza. In questo racconto edificante ma mai stucchevole, tenero e trasgressivo al contempo e popolato di gustosissimi personaggi e altrettanto ispirati risvolti, le interpretazioni giocano un ruolo fondamentale, con Tobey Maguire e Reese Witherspoon a guidare con disinvoltura un grandissimo cast con nomi del calibro di William H. Macy, Joan Allen e J.T. Walsh (scomparso per un infarto poche settimane dopo la fine delle riprese).

Pleasantville Gary Ross ci trasporta negli anni '50 con un film che, partendo da un incipit fantastico, si offre a diverse chiavi di lettura, andando a esplorare temi come la lotta al razzismo, l'emancipazione femminile e la libertà sessuale e di opinione in una narrazione divertente ma al contempo aperta a diversi spunti di riflessione. Due adolescenti degli anni '90, trasportati in un mondo irreale che però è nostalgico e al contempo critico specchio di quasi mezzo secolo prima, si troveranno a diventare arieti di sfondamento nell'infrangere il muro di placida ipocrisia che regna a Pleasantville, cittadina in bianco e nero pronta a scoprire la bellezza del colore e delle emozioni, fino ad allora sempre tenute nascoste dai rigidi diktat degli sceneggiatori dell'omonima sitcom.

8

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