Playing It Cool, la recensione del film con Chris Evans

Uno sceneggiatore in crisi si innamora per la prima volta in vita sua salvo scoprire che la prescelta è prossima al matrimonio con l'attuale fidanzato.

recensione Playing It Cool, la recensione del film con Chris Evans
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Il protagonista di Playing it cool è uno sceneggiatore che ha perso l'ispirazione e che si vede affidare la stesura di una commedia romantica di prossima uscita. Il problema è che l'uomo non si è mai innamorato in vita sua, perdendosi in avventure di una notte in seguito al mai del tutto metabolizzato abbandono da parte della madre quando era solo un bambino. Tutto cambia quando ad una festa incappa casualmente in una splendida ragazza con la quale inizia, ricambiato, a flirtare salvo scoprire poi a fine serata che questa è prossima al matrimonio con lo storico fidanzato.
Tra i due nasce comunque una sincera e affettuosa amicizia ma non appena lui scopre che i sentimenti che prova per lei si fanno sempre più forti e accesi il rapporto rischia di cadere rovinosamente come un castello di carte.

L'amore all'improvviso

La sceneggiatura era stata inserita nella black list relativa ai migliori script non ancora realizzati del 2011, vedendo poi la luce tre anni dopo per la regia dell'esordiente Justin Reardon. Evidentemente qualcosa deve essere andato storto nel passaggio dalle parole scritte alla forma filmica, visto che Playing it cool si rivela un prodotto molto inferiore alle attese non tanto per la messa in scena, pregna di interessanti soluzioni visive (notevole uso del contrasto bianco e nero colore, cambi di location in diretta successione, un gustoso uso dell'immaginazione catapultante i protagonisti in sempre nuovi e bizzarri contesti), ma bensì proprio per una narrazione che in fin dei conti finisce per seguire tutti gli stereotipi delle commedie romantiche d'Oltreoceano, epilogo al gusto di melassa incluso. Una retorica di genere ulteriormente forzata dal costante voice-over del Nostro che domina gran parte dei dialoghi, informandoci costantemente sui suoi pensieri e sul suo modo di vedere il mondo e l'amore; molto più riuscita è invece la caratterizzazione delle numerosi figure secondarie, con la combriccola di sceneggiatori della domenica ognuno dotato di autoironiche peculiarità. Qualche passaggio più amaro prova a variare il classico leit-motiv e l'alchimia tra Chris Evans e Michelle Monaghan è su livelli discreti, ma l'impressione generale alla fine dei novanta minuti di visione è quella di aver assistito ad una storia sì piacevole ma assai poco originale.

Playing It Cool Prova a variare in più modi il proprio impianto narrativo, tramite trucchetti trasformanti l'immaginazione in realtà e virtuosismi visivi di sorta, ma in fin dei conti Playing it cool non si distacca troppo dalle gradevole medietà della commedie romantiche d'Oltreoceano. Il buon numero di personaggi secondari fa così chiudere un occhio su una sceneggiatura telefonata dove l'amore è sempre e comunque destinato a trionfare contro ogni ostacolo.

6

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