Recensione Pizza

Dall'India, una ghost story a metà tra il comico e l'horror

recensione Pizza
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L'India non è una realtà produttiva conosciuta per il suo cinema horror. Nonostante le pellicole di questo genere vengano continuamente prodotte, ben poche sono degne di nota nonostante il grande successo di pubblico che riescono ad avere, si pensi per esempio alla saga paranormale Raaz di Vikram Bhaat che dal 2002 ad oggi ha sfornato tre film di qualità altalenante. Pizza, di Karthik Subbaray, è un film che è riuscito ad andare controcorrente: grande successo di pubblico ma anche un ottimo successo di critica, sia in patria che all'estero. Un successo tale che il film si è guadagnato ben tre remake soltanto in India, in tre zone linguistiche dell'enorme subcontinente: uno sarà prodotto in hindi nel più famoso stile di Bollywood; un secondo remake sarà sviluppato nello stato indiano di Karnataka, conosciuto nell'industria come Kollywood; infine un terzo sarà prodotto nell'aerea del Bengala, area nord-occidentale dell'India che comprende due industrie cinematografiche, Tollywood e Dhallywood. E non solo, è infatti già in produzione un sequel dal titolo Pizza 2: The Villa mentre i diritti per un remake sono stati venduti anche ad Hollywood.

Il fattorino suona sempre due volte

Michael (Vijay Sethupathi) lavora come fattorino della pizza e vive con la sua fidanzata Anu (Remya Nambeesan). La giovane è un'aspirante scrittrice e sta effettuando delle ricerche per il proprio romanzo dell'orrore. I due vivono in modo opposto il sovrannaturale: convinta sostenitrice lei, fervente oppositore lui. Dopo alcune discussioni la giovane convince M,ichael che prima o poi si dovrà confrontare con il mondo degli spiriti. Questo incontro infatti accade poco tempo dopo quando il fattorino consegna una pacco alla casa del suo datore di lavoro e lì incontra la figlia, che pare posseduta da un fantasma di nome Nithya. L'incontro lo sconvolge profondamente e instilla il dubbio sulla realtà del paranormale. Una sera Michael viene ritrovato in stato di shock all'interno del ristorante. Inizia così a raccontare al suo capo e ai colleghi quello che gli è successo durante l'ultima consegna. Il fattorino è rimasto infatti bloccato all'interno di una casa, mentre i suoi occupanti venivano uccisi poco alla volta da una misteriosa presenza, ovvero quella di Nithya. Dopo essere riuscito a sfuggire alla casa, il fattorino si mette alla ricerca della fidanzata Anu ma a quanto pare la giovane è scomparsa... e forse non è mai esistita.

Storie di fantasmi e di pizza

È certo difficile etichettare un film come Pizza inscrivendolo all'interno di un solo genere. Infatti nella pellicola di debutto del regista Karthik Subbaray ci troviamo di fronte ad una miriade di generi che vengono apparentemente inseriti alla rinfusa ma che seguono invece una ben precisa strutturazione. Non da meno si rimane decisamente spiazzati durante la visione del film. La prima mezz'ora ha lo stile del film romantico, raccontandoci la storia d'amore tra Michael ed Anu, con una leggera tinta da melodramma che tanto piace al pubblico indiano. Viene dipinta così una relazione burrascosa fatta di alti e bassi e di continui litigi, che si risolvono velocemente col matrimonio tra i due. I tempi nella prima parte sono fortemente dilatati e quello che poteva essere raccontato in pochi minuti prende un quarto dell'intera durata del film.

Ma è proprio superata questa prima parte che tutto si fa più interessante. La sezione centrale del film diventa qualcosa di totalmente diverso da ciò che si è visto in precedenza. Troviamo il giovane fattorino bloccato all'interno di una casa con qualcosa che sta uccidendo i suoi occupanti, mangiandosi una fetta di pizza prima di ogni omicidio (sembra comico, ma nel film funziona bene come presagio di morte).
Subbaray, nonostante sia qui al suo debutto, mostra una buona capacità tecnica e riesce a dosare al meglio i colpi di scena inseriti nell'arco dell'intero film. Tutto accade per una ragione e sebbene ci siano alcune caratteristiche tipiche di un certo cinema regionale indiano che non possono essere eliminate (si veda ad esempio la lunga storia d'amore iniziale e i suoi momenti melodrammatici), il film scorre molto bene. Ciò che rimane ostico per il pubblico internazionale è il continuo cambio di registro con improvvisi passaggi da scene dal tono fortemente horror a scene quasi comiche. Cambi a cui il pubblico indiano è avvezzo e che anzi esige, portando così alla conseguente autarchia del cinema indiano, che gode di una distribuzione internazionale molto scarsa proprio a causa di questa differenza nella fruizione di un certo cinema spettacolare.

Pizza Pizza è un'operazione commerciale che ha modificato la percezione del cinema dell'orrore in India. Un'operazione quasi delirante per la quantità di cambi di genere che accadono nell'arco di sole due ore. Dalla commedia romantica all'heist movie passando per il thriller e l'horror fino al crime investigativo. Il tutto senza soluzione di continuità. Eppure questo amalgama schizofrenico funziona egregiamente, nonostante qualche inciampo nella parte iniziale che però guadagna un maggiore significato in rapporto agli eventi nella seconda metà della pellicola. Un film che merita di essere visto, nonostante le difficoltà che si possono avere se non avvezzi a questo cinema.

6.5

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