Pitch Perfect 3, la recensione: l'ultima sfida delle Barden Bellas

Tornano le ragazze guidate da Anna Kendrick nel terzo capitolo del franchise di Pitch Perfect, più grande e diverso del solito ma non per questo migliore.

recensione Pitch Perfect 3, la recensione: l'ultima sfida delle Barden Bellas
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Ci sono franchise che non sono nati per essere destinati alla grandezza. In effetti, non sono neanche nati per essere franchise, ma dato un considerevole successo di pubblico - spesso anche inaspettato - titoli nati per essere un unicum si sono poi sviluppati successivamente in serie da più capitoli cinematografici, come ad esempio Pitch Perfect. Nonostante buoni introiti al box office americano però, e un discreto nugolo di appassionati, la saga delle Barden Bellas resta in ogni caso, e volontariamente, una serie rivolta soprattutto agli amanti delle commedie musicali con un taglio - se vogliamo - ascrivibile agli young adult. Al netto, insomma, di un gruppo di protagoniste femminili variegato e di interpretazioni divertenti e divertite, la serie non ha mai cercato di riscrivere i canoni del genere, e questo Pitch Perfect 3 non è che la conferma di questo. È sicuramente un "contenitore" più grande rispetto al passato, con un intreccio volutamente più articolato e al contempo sopra le righe, ma è meno interessante dei precedenti capitoli, meno curioso e molto più assurdo.

Un'ultima sfida

Tre anni fa avevamo lasciato le Barden Bellas alla loro cerimonia di laurea, con Emily (Hailee Steinfeld) accolta infine come una del gruppo. Il tempo passa però per tutte e, dopo esperienze canore in compagnia, attraverso momenti bizzarri e problematiche superate sempre insieme, adesso le ragazze si ritrovano a fare i conti con la vita lavorativa, senza mezzi termini odiata da ognuna di loro. Così Beca (Anna Kendrick), Ciccia Amy (Rebel Wilson), Aubrey (Anna Camp) e le altre desiderano solo rivedersi e tornare a cantare tutte insieme. La reunion inizia allora quando Emily, ormai senior alla Barden e leader delle nuove Bellas, richiama tutte per un'esibizione al New York Aquarium, ma questa si rivela solo una mossa della ragazza per riunire tutto il gruppo. C'è disappunto, ma Aubrey riesce a convincere le Bellas a partecipare a una competizione USO alla quale possono accedere grazie al padre di lei. Che le ragazze siano andate avanti, siano cresciute, lo si capisce anche dalla storia di Stacie (Alexis Knapp), incinta di otto mesi, che decide di non seguire le amiche. Giunte in un hangar, alle Bellas viene rivelato lo svolgimento della competizione, e qui scoprono che oltre a loro sono presenti altri tre gruppi non a cappella ma strumentali, tra i quali gli Evermoist, con i quali le ragazze avranno un brutto primo incontro. La vittoria della USO comporterebbe comunque aprire un concerto di DJ Khaled, una vera superstar nell'economia della storia.
Andando però oltre la semplice competizione, Pitch Perfect 3 cerca di focalizzare la trama soprattutto sulle sue due grandi protagoniste, che sono Beca e Ciccia Amy: la prima riceverà infatti un'offerta che la metterà in seria discussione con la propria coscienza, mentre la seconda dovrà fare i conti con il padre, Fergus, criminale ricercato che proverà a riavvicinarsi alla figlia. E se la storyline di Beca si ricollegherà in modo più omogeneo e meno squinternato a quelle delle restanti Bellas, tutte più incentrate sulle esibizioni e sul lato canoro, il vero elemento di rottura con la semplice commedia musicale lo troviamo proprio dalle parti di Amy e Fergus, che portano certamente una ventata di freschezza nella serie senza però rendere il terzo capitolo "riuscito".

Quando guardiamo a Pitch Perfect, alle battaglie canore, ai riff-off tra band, non c'è molto di cui sorprendersi: la saga lavora su questi elementi che, anche se ripetitivi, funzionano e sono credibili all'interno del franchise. Vedere però un gruppo di donne rapite da un criminale mettersi a cantare Toxic mentre una di loro tenta di dare alle fiamme uno Yatch no, qui si supera volontariamente il limite del credibile e dell'accettabile, e tutto per dare spazio a quello che da sempre è stato il grande comic relief di Pitch Perfect. Si avvertono distorsioni d'assurdo che stonano il più delle volte con quanto di positivo c'è nel film, il che rende questo capitolo conclusivo in parte coraggioso, perché di rischi se ne prende effettivamente molti, ma anche poco giustificabile nella sua esagerazione. Diverte e intrattiene, grazie soprattutto all'affiatamento delle interpreti e ad alcuni momenti riusciti, nonostante questo però Pitch Perfect 3 si colloca al gradino più basso della saga. Lo dicevamo: tante serie cinematografiche non sono destinate alla grandezza, ma in una conclusione degna ci si spera sempre. Purtroppo non è questo il caso.

Pitch Perfect 3 Pitch Perfect 3 porta a compimento la formazione delle Barden Bellas, come donne, amiche e professioniste. Lo fa riproponendo in parte una formula necessaria e funzionale alla commedia musicale, con esibizioni o scontri tra band, ma al contempo aggiunge elementi nuovi che trascinano l'ultimo capitolo della serie verso il territorio dell'assurdo, tra esagerazioni e sciocchezze. Diverte e intrattiene, ma forse per un capitolo conclusivo si poteva aspirare a qualcosa di più, nonostante Pitch Perfect non abbia mai preteso di aspirare alla grandezza.

5.5

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