Piranha 3D, recensione del film fuori di testa di Alexandre Aja

Donne nude, sangue a go-go e pesciolini affamati nel remake di Alexandre Aja. La recensione di Piranha 3D.

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Alexandre Aja ormai sembra abbonato ai remake: ecco così che dopo il controverso rifacimento di Le colline hanno gli occhi, e la versione yankee di Riflessi di paura (dall'originale coreano Into the mirror), non si poteva esimere dalla legge del "non c'è due senza tre". Arriva così Piranha 3D, "riedizione" in tre dimensioni del cult di fine anni '70 firmato Joe Dante. Sarà riuscito il regista francese a creare, questa volta, un prodotto che si avvicini, almeno in parte, al feeling del titolo originale?

Carne da macello

I pesciolini sono senza dubbio affamati. E la camera non si fa certo problemi a mostrarne gli istinti selvaggi in tutta la loro devastante brutalità. Ma d'altronde, dall'autore di Alta tensione non ci si poteva certo attendere uno sguardo soft sulla mattanza. Si, una vera e propria mattanza che ha luogo a due terzi del film e che, tirata pure per le lunghe, si rivela paradossalmente la parte più riuscita dell'intero film. Sangue, budella, arti maciullati, un'acqua di rosso sporcata per uno dei massacri di massa più divertenti che la storia del cinema recente ricordi. Qui Aja mostra di saperci fare alla grande, ibridando al meglio la componente splatter a un istinto debordante di perversione che sarà in grado di inorridire senza troppi problemi le frange più impressionabili del pubblico. Peccato che sia tra i pochi spunti positivi dell'ora e mezza circa di Piranha 3D. Pur contestualizzando infatti il film come prodotto di genere dedicato a una propria cerchia di appassionati, sono fin troppi i difetti su cui è impossibile passar sopra socchiudendo un occhio. A cominciare dal tentativo di humour demenziale, che ha luogo in pochi, "ispirati" momenti, dalla bocca di Jerry O' Connell, il nostro amico Ultraman che dopo anni di "letargo" televisivo ricompare qui come un regista porno sempre arrapato  che si porta sempre dietro le sue due attrici - amanti preferite, dando così luogo anche alla componente lesbo/soft (anche se non si sprecano di certo i nudi integrali, in maniera che definire gratuita sarebbe un eufemismo) che tanto piace al botteghino. E la volontà di instaurare il tutto in un pieno contesto da b-movies (o anche più giù nell'alfabeto) era più che apprezzabile, solo che la scelta di affibiare la parte del protagonista  a un ragazzino timido e impacciato, innamorato non corrisposto della sua migliore amica, con una mamma poliziotto e supereroina (una "ricomparsa" Elisabeth Shue) e due fratelli piccoli da accudire, fa scendere la tensione a zero, rendendo più che prevedibile lo svolgimento degli eventi.

La morte vien dal mare

E neanche un certo Christopher Lloyd (ebbene sì, sembra la fiera dei residuati bellici scomparsi dal cinema che conta da anni, se non secoli), nel ruolo più azzeccato di tutto il cast, quello di un vecchio professore un pò pazzo (vi ricorda qualcuno?), basta a salvare dalla più totale inconsistenza una trama al limite dell'assurdo sin dai primi secondi. Perchè è ovvio che sotto il fondo dell'Oceano si nascondi un mondo misterioso che ha vissuto per millenni isolato totalmente, e che qui abbiano allegramente bivaccato piranha di origini preistoriche, in attesa soltanto che i fondali marini si aprissero magicamente per il loro nuovo avvento. Che avrebbe messo a ferro e fuoco la beatitudine di centinaia di ragazzini americani armati di testosterone, birre e musica dance a go-go riuniti per una festa annuale di sballo e sesso senza limiti. Va detto che viene da provare quasi una certa simpatia per le assatanate creature acquatiche, visto che si rivelano senza dubbio più intelligenti delle loro inebetite prede. E il 3D, aggiunto in post produzione, non fa niente per risollevare le sorti della pellicola, rivelandosi un più che inutile orpello alle immagini che scorrono freneticamente lo schermo. Il problema più grande, che allo stesso tempo è anche il suo unico pregio, è la totale sfacciataggine e gratuità con cui viene dato, letteralmente, in pasto alle masse, proponendo un'insana ricetta di tette all'aria e violenza "estrema" (ad oggi è dura definire tale confine) che preso come film di genere può anche adempiere al suo compito, non fosse per il filone buonista / nerd che, ben lontano dal fascino sui topoi ottantiano, si rivela alla fine il vero tallone di Achille. Chi si aspetta poco, può anche farselo bastare. Chi, anche dal cinema di genere, pretende un minimo di qualità, probabilmente resterà deluso.

Piranha 3D Joe Dante - Alexandre Aja: 1-0. In tanti forse lo sospettavano. Certo è che Piranha 3D ha molto il sapore di un'occasione sprecata. Il regista francese sa dir la sua quando si tratta di mostrare la violenza nel pieno della sua forza e potenza visiva, ma non riesce a costruire intorno al lato splatter una storia degna di esser raccontata, neanche osservandola con spirito goliardico, a causa di un protagonista sfigatello con cui è ben difficile provare empatia. Peccato anche per il cast di contorno, da Lloyd a un a volte strabordante O'Connell, tanto che alla fine più carismatici si rivelano proprio i suddetti pesciolini del titolo.

5

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