Piccolo corpo Recensione: una gemma italiana tra folk e credenza popolare

Una disperata e ostica missione per la salvezza in uno dei film italiani più interessanti e coraggiosi degli ultimi anni

Piccolo corpo Recensione: una gemma italiana tra folk e credenza popolare
Articolo a cura di

Il 2022 ci ha regalato, almeno fino ad ora, diversi titoli che non hanno minimamente disatteso le grandi aspettative. Dall'horror (vedi la recensione di X A Sexy Horror Story) fino al cinecomic d'autore (qui la recensione di The Batman), le sale italiane hanno goduto di una qualità media notevole, senz'altro valorizzata nei primi mesi dall'anno dalla distribuzione dei film passati dai grandi festival cinematografici. Ma c'è un titolo, sconosciuto ai più, che da piccola scommessa di cui nessuno parlava si è trasformato presto nel miglior film italiano dell'anno. Piccolo corpo, esordio alla regia di un lungometraggio per Laura Samani, è una delle sorprese più convincenti degli ultimi mesi e lo trovate su Sky e NOW.

La storia è quella di Agata, il cui figlio nasce morto e non potendo battezzarlo è destinato al limbo. Ciò significa per la madre non poterlo riabbracciare dopo la morte. Un anziano saggio del villaggio però le racconta di un luogo sperduto in cui qualcuno è in grado di riportare in vita il neonato deceduto solo per un istante, il giusto tempo per dar loro un breve respiro e un battesimo in grado di salvarli. Disperata, la giovane donna parte così in un viaggio ai limiti del possibile, di nascosto da tutti e con un cadavere all'internodi una scatola. Nel percorso verso l'ultima speranza, una serie di avversità e una compagnia difficile da decriptare.

Quando l'ordinario diventa straordinario

Uno dei segreti di molti folk horror moderni (e tra tutti lo straordinario The Witch di Robert Eggers rende perfettamente l'idea) è l'avere un animo e un'atmosfera da vero e proprio fantasy, ancorata però ad un contesto che ne potenziava tutti gli aspetti terreni e "bassi".

Così fa pure Piccolo corpo: legando il locale, lo spiritualismo e le credenze popolari ad un comparto scenografico che potrebbe derivare da Il Signore degli Anelli, il realismo della vicenda, dei personaggi e dei dialoghi si fonde ad elementi visivi che portano la mente altrove, quasi al mitologico. La sua forza sta proprio in ciò, perché se da una parte affonda le proprie radici nella tradizione e nella religione, dall'altra un'aria magica da mondo irreale pervade la visione. Fuori dal proprio quadro d'appartenenza, questa drammatica e impossibile avventura di coppia potrebbe sembrare uscita da un'opera di Tolkien ma spazio e tempo sono ben chiari e giocano il loro ruolo: primi anni del Novecento, nelle montagne del Nord Italia, tra pastori e una religiosità che in quelle località (siamo tra Friuli e Slovenia) e in quel periodo storico è più vicina alla magia e fonda tutto sulla mitologia e il credo di volontà sovrannaturali. Qui, infatti, non c'è (quasi) nulla di effettivamente fantastico, o almeno nulla di ciò che conosciamo come tale. Perché la tradizione del fantasy cinematografico italiano non è fortissima e trova meno eco produttiva, ma discorso diverso va fatto per quella bucolica e ancorata ai miti religiosi. E così prende vita un cinema che cattura con la parvenza di un immaginario fantasy per poi parlare del reale, di uomini e donne. E che, soprattutto, evidenzia come il fantastico non stia solo in ciò che si vede ma anche in cosa si sente e nel modo in cui si vede l'ordinario.

Un realismo magico ma intimo

Piccolo corpo è densissimo e tutt'altro che piccolo, nonostante non arrivi all'ora e mezza di durata (e per certi versi, un ritmo così compassato e descrittivo avrebbe rischiato di appesantire con un minutaggio superiore). Il cupo e funesto percorso è segnato da una determinatezza appassionante, priva di quei cliché nel viaggio formativo nel quale, oltre a portare a termine la missione, si acquisisce di più, una consapevolezza maggiore. Agata è un personaggio complesso, difficile e con una tenacia che la sostiene contro innumerevoli asperità (da un attraversamento rischioso e buio all'incontro con un gruppo di briganti), aiutandola a rigettare tutto ciò che possa mettere a repentaglio il suo obbiettivo.

La regista triestina imposta un titolo maturo, che parla di miracoli forse possibili, di identità (femminile) e di elaborazione del lutto e che sa bene cosa mostrare e come farlo, esplorando la natura o il misticismo - così come le ambizioni e gli ostacoli - con lo stesso, curioso, occhio. Perché quel mondo contiene più realtà al suo interno, nelle quali anche il dettaglio materiale meno significativo o il dato naturale - dall'acqua alla terra, passando per l'aria e il fuoco - possono essere traslati e letti sotto l'influenza della superstizione e di forze invisibili che sembrano dominarli.

Laura Samani offre uno sguardo sul paesaggio tra profondo realismo e suggestivo fascino del cinema internazionale: così la magia riesce a pervadere quelle montagne, quei boschi e quei laghi che sono molto più che un semplice background visivo ma arrivano a parlare in prima persona. Siamo davanti ad un prodotto lontanissimo dal commerciale, che non vuole rendere spettacolare ciò che vediamo quanto piuttosto farlo entrare in noi e farci vivere un'esperienza introspettiva, in cui ci sono pochi dialoghi ma si capisce tutto quello che i personaggi provano.

Piccolo corpo La sorpresa italiana dell'anno si chiama Piccolo corpo: l'esordio alla regia in un lungometraggio di Laura Samani è folgorante e dimostra come nel cinema è possibile trovare il fantastico anche in ciò che è, realmente, piuttosto ordinario. Un delicato affresco che ci parla di determinazione personale ma anche di quanto siano condizionanti, nel bene e nel male, le credenze popolari. Un film dal respiro internazionale, simbolo di un rinnovato cinema italiano capace di parlare ad un pubblico sempre più vasto, ricercando nuovi linguaggi ma senza rinunciare a raccontare le se stessi.

8

Quanto attendi: Piccolo corpo

Hype
Hype totali: 6
68%
nd