Berlinale 64

Recensione Piccole Crepe Grossi Guai

Catherine Deneuve e Gustave de Kervern nella nuova, riuscita commedia di Pierre Salvadori scritta a quattro mani con David Leota

Recensione Piccole Crepe Grossi Guai
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Non saprei come altro definire gli ingredienti tipici dell’immaginario che la commedia agrodolce francese si è creata intorno, specialmente negli ultimi due decenni: le dinamiche condominiali e rionali non mancano quasi mai. Ci sono cani al guinzaglio, ecosistemi di piazze (o il cortile del palazzo, in questo caso), una fauna di persone che si trascinano con le loro particolarità, con le loro piccole manie e fissazioni, con sogni e aspettative fallite e disincantate, e che vengono rovesciate da un acquario all’altro in un continuo gioco di vasi comunicanti. La commedia amara alla francese è diventata un gioco di specchi in cui l’ensemble di personaggi cerca conforto nell’altro, rivede i suoi errori o prova repulsione. Il nuovo film di Pierre Salvadori, scritto con David Leotard, non fa differenza dal filone generale: Piccole Crepe Grossi Guai (titolo originale Dans la cour, titolo internazionale In the courtyard, “Nel cortile” di condominio, appunto), che ancora manca di distribuzione al di fuori di Francia e Olanda, è un classico esempio della più recente commedia francese: cambiano le tessere, ma il mosaico segue grossomodo le solite costanti narrative. In questo caso però la scrittura è molto vivace e gioca bene tra il registro della commedia e i drammi che si celano al di sotto della sua coperta. E può contare su due interpreti d’eccezione: Catherine Deneuve (applaudita in una standing ovation fino a scorticarsi le mani, al Friedrichstadt Palast di Berlino) e Gustave de Kervern (meno noto ma non di minori capacità).

IL CONDOMINIO, LE BICI E POI...

Antoine (Gustave de Kervern) è un musicista fallito: il suo ultimo concerto l’ha rovinato tra alcol e droga, e ora è alla ricerca di un lavoro. Compito non facile... Antoine galleggia in un torbido stato di depressione che gli impedisce ogni entusiasmo e ambizione. Anche aver rotto con la sua compagna non è certo d’aiuto. Ma alla fine un lavoro, tra fortuna e casualità, lo trova: viene assunto come portiere di uno stabile, mansione che ricopre tra una striscia e l’altra di cocaina, o un’iniezione in vena. Nonostante i presupposti decisamente poco allegri, il film si presenta soprattutto come una commedia e strappa parecchie risate: si genera una commedia di conflitti ed equivoci in cui Antoine, portinaio, diventa l’arbitro e la centralina di smistamento tra tutti i problemi di palazzo e la “convivenza” tra i condomini. Fra ex-calciatori falliti che vendono bici rubate, omaccioni invasati da sette religiose e rigorosi insonni che ululano nella notte, Antoine non pare essere quel pesce fuor d’acqua della società come veniva dipinto: pacato e perlopiù indifferente, diventa il confidente e il “prete confessore” dei condomini. Una su tutti: Mathilde (Catherine Deneuve), donna iperattiva e costantemente impegnata, la nevrosi a pelle mista a dolcezza. E un’ossessione che la sta rovinando: ha notato una crepa nel suo appartamento e ora è convinta che lo stabile sia destinato a crollare. Morale della favola: Antoine verrà trascinato ad appendere volantini di denuncia nei viali parigini e a fare da confidente per i fantasmi di Mathilde.

Dolce/Amaro

Il film di Salvadori è decisamente piacevole e apprezzabile, il cui maggior pregio consiste in una scrittura che tiene alta l’attenzione e che costringe a ridere nonostante i drammi umani che continuamente la percorrono. Questa commistione di due filoni, commedia e dramma, tipica soprattutto della recente commedia d’oltralpe, è resa in modo estremamente vivido. “Costretto” a ridere, lo spettatore avverte il paradosso e la contraddizione della vita. La commedia può essere il riso per tentare di mascherare l’amara malinconia di una vita sciupata, o la facciata apparentemente elegante di un condominio con la preoccupazione che all’interno stia per sgretolarsi - così le ossessioni dei protagonisti diventando specchio dei loro incubi. In una rincorsa di gag e dialoghi ammiccanti che si alternano a iniezioni di eroina e a sessioni di sballo intenso tra l’ex musicista e l’ex calciatore. Fino al drammatico epilogo che scuote con decisione la vita del condominio e del suo cortile, ricordando cosa realmente importa della vita (e il resto sono chiacchiere).

Piccole Crepe Grossi Guai Prova interessante e superata da Salvadori, ma che nonostante la buona regia e scrittura non appare molto originale. Il film fondamentalmente reitera, con alcune variazioni, una tipologia universale di pellicole e che tipicamente in Francia è molto ‘inflazionata’ negli ultimi tempi. Ciò non sminuisce comunque il valore dell'opera, ben costruita e la cui glassa apparente è segnata dalle crepe rovinose di una vita in declino. Ciliegina sulla torta, le interpretazioni di tutto il cast (e dei due protagonisti su tutti) che riescono a rendere il film piacevole.

7

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