Photocopier Recensione: un ottimo thriller su Netflix

Il film, scritto e diretto da Wregas Bhanuteja, è stato presentato al Busan International Film Festival ed è arrivato su Netflix il 13 gennaio 2022.

Photocopier Recensione: un ottimo thriller su Netflix
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Photocopier (in lingua originale Penyalin Cahaya) è il nuovo thriller/crime diretto e scritto da Wregas Bhanuteja (Henricus Pria lo ha aiutato con il copione), regista indonesiano che debutta con questo lungometraggio sul grande schermo dopo aver esplorato ampiamente il mondo dei cortometraggi fin dal 2021. Il film è stato presentato sia al Busan International Film Festival che all'Indonesian Film Festival, vincendo in totale 12 premi e questo aspetto non è per nulla sfuggito a Netflix, che ha comprato di i diritti di distribuzione del titolo su scala internazionale. Un racconto peculiare e originalissimo quello che si svolge in un paese indonesiano, con una ragazza protagonista, la talentuosa e timida Sur, interpretata da Shenina Syawalita Cinnamon, che è vittima di un abuso, per così dire fotografico, e si sente oppressa e schiacciata da una società negligente e omertosa.

Al di là della freschezza dello script, che porta su schermo una storia realmente originale, ritmata e ricca di colpi di scena e pathos, anche la regia è piena di personalità e inquadra perfettamente, con uno sguardo cupo e crepuscolare, tutte le contraddizioni e le complessità degli eventi. Una pellicola che sa spingersi oltre, sorpassa la tradizione, ma che rimane incastrata in un impianto simbolico alcune volte troppo complesso da decifrare e ciò, inevitabilmente, non la rende accessibile a tutti. Il titolo, prodotto da Kaninga Pictures e Rekata Studio, è disponibile su Netflix dal 13 gennaio 2022 (per l'occasione vi consigliamo di dare un'occhiata ai film Netflix di gennaio 2022 e, già che ci siete, anche alle serie Netflix di gennaio 2022).

Photocopier: un incastro puntuale di rivelazioni

Photocopier si apre con uno spettacolo teatrale, quello dei Mata Hari, compagnia di giovani artisti che, grazie al contributo fondamentale della protagonista Sur che realizza il loro sito, conquistano un ambito premio con la loro opera su Perseo e Medusa.

La sera hanno luogo i doverosi festeggiamenti, ma per la ragazza non vanno come sperato: il giorno dopo non ricorda nulla del party e ha dimenticato gran parte degli avvenimenti. Ecco che quindi il lungometraggio si configura come una classica indagine dove Sur, insieme ad altri preziosi alleati e bloccata da alcuni "nemici" (interpretati tutti da attori brillanti e talentuosissimi, tra veterani e giovani promesse della recitazione) cerca di ricostruire, passo dopo passo, quello che è avvenuto la sera prima. La sceneggiatura riesce ad essere incalzante, svelando i vari indizi e punti di snodo della risoluzione in modo centellinato, tenendo conto della tensione che viene mantenuta alta sempre. In questo il lungometraggio esprime prepotentemente il suo animo thriller, portando anche tematiche pesanti e angosciose non propriamente appartenenti al filone crime e che rendono la trama avvincente. All'inizio si parla di violazione della privacy, ma progressivamente gli argomenti si fanno più oscuri, spaventosi perché sono orrori quotidiani, perlopiù celati da macchinazioni classiste e da ostacoli governativi. La denuncia, universale e calibrata nei minimi dettagli, si fa forza di un'originalità registico-stilistica che la rende ancora più potente ed efficace.

Se il copione pone delle perfette basi di costruzione dell'impianto critico del lungometraggio, lo sguardo dell'autore, con il linguaggio visivo, riesce concretamente a dare ancora più peso a questo grido di giustizia. La macchina da presa dà un enorme valore ai colori presenti in scena, ma soprattutto evidenzia in modo estremo le gestualità dei personaggi, le loro espressioni, così da farci vivere le vicende tramite i loro occhi, rendendo l'immedesimazione naturale e spontanea, senza nessun filtro artificiale a mediare la visione autoriale.

Mitologia e neon: l'impianto artistico-tematico del film

Photocopier, come potrebbe in realtà suggerire già il nome del film, è fatto strutturalmente di immagini e colori. Non ci sono indicazioni temporali a margine dello schermo e la storia va avanti al ritmo di sfumature, di tavolozze cromatiche e, nella parte finale del lungometraggio, grazie a delle fotocopie angoscianti e sconvolgenti. Le fotografie, in particolare, hanno un duplice valore: da un lato sono strumenti utili alla protagonista per ricostruire i vari frammenti sconnessi del suo vuoto di memoria, dall'altro sono espressione della nostra interiorità ed intimità quasi fossero parti di noi stessi.

Per questo motivo, quando vengono usate in modo sbagliato all'interno del lungometraggio, si compie il crimine più grave di tutti: la violazione dell'uomo nel senso più spirituale e profondo. Se tutto questo esprime, per così dire, la sostanza tematica di Photocopier, la forma è vestita di colorazioni acide e accecanti: neon conturbanti, luci artificiali e delle tinte suadenti, ma finte. L'artificialità diventa quindi il mezzo tramite il quale si mette in evidenza la società moderna, esteticamente ineccepibile fuori, ma marcia e maledetta all'interno.

Di pari passo con tale lettura, la dimensione mitologica, propria in particolare dello spettacolo teatrale dei Mata Hari, sembra essere una sorta di trasposizione leggendaria, immaginifica e distorta, di ciò che accade realmente all'interno della pellicola. Le donne presenti nella storia assumono il ruolo di pericolose gorgoni in grado di pietrificare con il semplice sguardo, mentre Perseo, alter ego del drammaturgo Rama, le ha "sconfitte" con un sistema del tutto inaspettato (e lontano dai canoni ellenici più puri e tradizionali) che non vi riveliamo per non rovinare la sorpresa. Proprio questo aspetto mitologico, però, risulta il più debole del film perché non vengono forniti al pubblico gli strumenti necessari per capire al meglio questo messaggio e molto viene lasciato sottinteso, con anche del sottotesto.

Photocopier Photocopier stupisce per l'originalità, l'intelligenza e il ritmo: è un riuscito ibrido tra un thriller e un crime che denuncia apertamente un sistema riuscendo a toccare i tasti giusti. Se la sceneggiatura è di ottima fattura (salvo quando va a delineare la dimensione mitologica del racconto che risulta un po' carente), la regia è efficacissima nel giocare su suggestioni cromatiche ed immaginifiche che ci permettono di vivere appieno la pellicola, soprattutto attraverso gli occhi dei protagonisti. Un film stimolante che fa riflettere su tante tematiche in modo virtuoso e ragionato, mai banale o inflazionato.

8

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