Phineas e Ferb Il Film: Candace contro l'Universo su Disney+, la recensione

Il secondo lungometraggio dedicato ai personaggi creati da Dan Povermine e Jeff Marsh si rivela un titolo divertente, intelligente e riuscito.

recensione Phineas e Ferb Il Film: Candace contro l'Universo su Disney+, la recensione
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Dopo Hamilton e prima dell'arrivo di Mulan in Premiere Access, Disney+ è pronta ad aggiornarsi con uno dei progetti più attesi sin dal suo annuncio: il secondo lungometraggio animato di Phineas e Ferb. A cinque anni dalla conclusione ufficiale della serie, Dan Povenmire e Jeff Marsh tornano alla loro creazione originale per scrivere una storia figlia dei nostri tempi ma brillantemente mascherata da altro, mettendo come mai prima al centro del racconto la sorella dei protagonisti titolari, Candace, con il solito obiettivo di smascherare l'assurda genialità dei fratelli davanti ai genitori.

Una bellissima giornata di fine estate si trasforma infatti per lei nell'ennesimo tentativo di incastrare Phineas e Ferb, con la volontà programmatica di "finire qui questa storia", fatta di continui fallimenti, delusioni e una reputazione d'attendibilità ormai gettata alle ortiche. Non le crede più nessuno e alla fine è lei stessa a vittimizzarsi e riflettere su come sia l'intero Universo a esserle contro, tanto da sentirsi inutile, mai compresa, sconfitta, fiaccata da questa sua estenuante missione. La verità è che non si è mai sentita speciale come i fratelli, motivo che la spinge a remargli contro.
Tutto cambia quando lei e la figlia del Dottor. Doofhenshmirtz, Vanessa, vengono rapite da una misteriosa navicella aliena che le trasporta in una lontana galassia, costringendo anche Phineas, Ferb e i loro amici a intraprendere un viaggio interplanetario per salvare Candace e consegnarle il regalo più importante di tutti.

Cambio di rotta

La regia di Phineas e Ferb: Il Film - Candace contro l'Universo è affidata al sodale Bob Bowen, ma il secondo film del franchise animato Disney è in tutto e per tutto figlio dell'estro creativo e della visione intelligente e puntuale di Povenmire e Marsh. Non solo ha tutte le specificità stilistiche che hanno reso iconica la serie ma evolve il tutto in una sorprendente capacità di adattamento a dei criteri narrativi precisi, che vanno oltre la mera ripetizione di eventi e più di ogni altro episodio dello show o del primo film portano davvero avanti tematiche e concetti alla base del prodotto.
L'elemento musicale resta molto forte e centrale, con delle canzoni orecchiabili, trascinanti, ovviamente diegetiche al costrutto della storia e molto divertenti (A Beautiful Day, quella iniziale, ha dei cambi di mood anche notevoli). La trama gioca molto con i film fantascientifici più amati, senza citarli direttamente ma imitando alcune loro tipicità formali (ad esempio l'utilizzo delle musiche) e costruendoci sopra piacevoli momenti parodici. In linea generale, il racconto è profondamente originale e figlio dei nostri tempi, anche se interamente riadattato per guardare al genere sci-fi e al target di riferimento, il che rende questo secondo film di Phineas e Ferb estremamente godibile, con una decifrabilità comunque elevata, aperto a più di una visione, leggero e ugualmente ricco di humor, sagace, in alcuni passaggi addirittura geniale.

L'intelligenza dei due fratelli titolari e dei loro piccoli amici, la loro sicurezza e piena confidenza nelle rispettive capacità di adattamento alla missione danno un messaggio ancora più forte agli spettatori più giovani, che potrebbero trovare in Phineas e Ferb tanta forza per credere nei propri sogni e in se stessi, a seguire la loro strada in questo grande mondo di adulti. Questi ultimi nella serie sono incarnati soprattutto dal "boomer" Doofhenshmirtz, qui distante dalla sua eterna lotta contro Perry l'Ornitorinco e aperto a una disastrosa esperienza di babysitting spaziale, convinto che basti essere adulto per sapere le cose, in una sorta di distorto mansplaining giocato in particolar modo con la raffinata perspicacia della giovane Isabella.

Nelle intenzioni dei creatori/sceneggiatori (che hanno anche un bel cameo) e del regista, Candace contro l'Universo vuole comunque sistemare l'annosa rivalità familiare tra fratelli che da sempre è uno dei core principali della produzione, invertendo sostanzialmente la rotta del personaggio di Candace e aprendo a una sua psicanalisi totale. Dall'altra parte dell'Universo è considerata speciale, e le basta questo, il riconoscimento che ha sempre desiderato, per sentirsi al sicuro, confidente della bontà degli abitanti di Feebla-Oot, dell'amica Super Super Big Doctor. Il senso di questa mossa narrativa è mettere al centro di una critica costruttiva ed edificante il desiderio di sentirsi importanti - o speciali, appunto - per l'Universo, dunque per la generalità delle persone, di sentirsi in qualche modo amati dagli altri.

La verità è che non c'è niente di più sostanziale che essere importanti per le persone che amiamo, motivo che spinge la protagonista a combattere l'Universo e cambiare la propria prospettiva, liberandosi da un grande fardello.

E dietro si nasconde involontariamente un bel parallelismo con la quotidianità mediatica del MeToo e dei movimenti per la parità dei sessi e contro ogni abuso, perché Candace è da sempre la ragazza che dice la verità ma non viene mai creduta e che ha tutti contro, giudicata inaffidabile perché senza prove. Quale momento migliore per infischiarsene del pensiero altrui e lottare per se stessa, vicina alle persone care, unendo le forze con chi paradossalmente ha sempre creduto la fonte di ogni suo problema? È interessante perché, nella sua accidentale puntualità, il discorso accompagna e ribalta ogni certezza superficiale, arrivando con estrema coerenza al fulcro razionale della faccenda mentre chiude in modo spettacolare e la vicenda, mettendo tutti i necessari puntini sulle "i".

Phineas e Ferb Il Film: Candace contro l'Universo Phineas e Ferb Il Film: Candace contro l'Universo di Bob Bowen vuole sistemare l'annosa rivalità familiare tra i fratelli titolari del franchise e la sorella Candace, protagonista invece di questo secondo lungometraggio. Non solo ci riesce con la solita sagacia e puntualità della scrittura umoristica, leggera e divertita di Dan Povenmire e Jeff Marsh, ma nel farlo porta avanti tante tematiche cardine della serie, lasciandole evolvere e migliorare. Non mancano momenti musicali orecchiabili e trascinanti, battute irriverenti e confronti ironici, ma a brillare più di tutto è il concetto alla base dell'argomento principale, che risulta attuale in senso accidentale e racconta di una presa di coscienza essenziale, legata involontariamente a movimenti MeToo e simili. Uno tra i prodotti migliori dell'intero franchise.

7.5

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