Petite Maman Recensione: una fiaba tragica sulle emozioni, al cinema

Céline Sciamma firma un'altra opera preziosa, che utilizza una base fantastica per parlare di un legame oltre il tempo tra madre e figlia.

Petite Maman Recensione: una fiaba tragica sulle emozioni, al cinema
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Insinuare il dubbio, flirtare con le ambiguità, mettere a nudo i sentimenti nella loro completezza di sfumature: il cinema di Céline Sciamma continua ad arricchirsi nel procedere di una carriera che ha ormai consacrato la regista francese tra i nomi più interessanti del cinema d'autore contemporaneo, riecheggiando nelle anime cinefile per il grande successo di un moderno cult quale Ritratto della giovane in fiamme. E proprio durante la lavorazione del suddetto dramma in costume, nacque il seme della sua ultima opera.

Petite Maman, osannato dalla critica dopo la presentazione in anteprima al 71º Festival internazionale del cinema di Berlino, dov'era in concorso (sapete che M. Night Shyamalan sarà il presidente di giuria di Berlino 2022?), arriva finalmente nelle sale italiane: un film piccolo e prezioso, con spazi limitati e un ridotto numero di personaggi che non hanno risentito eccessivamente delle restrizioni dovute al diffondersi della pandemia, attive proprio durante le riprese.

Petite Maman: un luogo di ritrovo

Non poteva esservi storia migliore se non quella intima e personale di un ristretto nucleo familiare o, per essere ancora più specifici, di una madre e una figlia. La regista francese prosegue così nella sua opera di ricontestualizzazione dei rapporti con i personaggi femminili (a tal proposito, ricorderete che Wonder Woman ha cambiato la vita di Céline Sciamma). Con un'unica figura maschile in gioco nel ruolo comprimario del padre/marito, la storia si focalizza sul rapporto tra la piccola Nelly, otto anni appena, e per l'appunto sua madre Marion, alla medesima età. Ma procediamo con ordine.

In seguito alla morte della nonna della bambina, le due si trasferiscono nella casa di campagna della defunta per svuotarla e sistemare le ultime pratiche dopo il decesso. Qui Marion ripercorre il proprio passato e rivive alcuni dettagli della propria infanzia. Dettagli che sembrano combaciare in maniera incredibile con la situazione riguardante un'altra bambina, anch'essa di nome Marion, che Nelly conosce durante la sua permanenza nell'abitazione e con la quale stringe una sincera amicizia.

Dove tutto è possibile

Il fantastico prende vita in una vicenda che assume progressivamente il sapore di una fiaba in sottrazione, dove quello che non viene palesato è lasciato all'immaginazione dello spettatore. Petite Maman conduce infatti in un atipico vortice emozionale, nel quale nulla è come sembra, eppure al contempo appare chiaro e nitido: una dicotomia difficile da spiegare a parole, ma che necessita di essere vista per poter essere compresa appieno.

La breve durata, che delimita la fruizione a circa settanta minuti, si rivela ideale per non appesantire troppo il cuore del racconto ed esaurirne le idee che, anzi, vengono espresse in un flusso naturale e spontaneo, pur a dispetto di un ritmo più compassato nella prima parte di visione. La regista si concentra sulle piccole cose, sui gesti apparentemente insignificanti e non si fa prendere dall'ansia di correre, dando ai propri personaggi il modo di crescere e svilupparsi con la storia, facendoli diventare vivi e pulsanti, fino a quella fase finale dove le emozioni emergono in superficie con ancor più malinconica e struggente prepotenza.

In un'opera di questo genere è fondamentale l'apporto da parte del cast, e se le figure adulte se la cavano in fasi comunque secondarie, a brillare sono le due piccole protagoniste interpretate dalle sorelle Josephine e Gabrielle Sanz che, con l'evolversi della loro particolare relazione, caratterizzano d'altronde la pressoché totalità di una visione che riflette con lucidità sulla forza dei sentimenti e delle emozioni, senza eccessi ricattatori o retorica di sorta.

Petite maman Conoscere se stessi e acquisire consapevolezza tramite l'incontro/scontro con le proprie origini: quello operato da Céline Sciamma nel raccontare l'incredibile, fantastico, ritrovarsi di una figlia con la versione bambina di sua madre appare come un metaforico ritorno al proprio cinema, segno di un'evoluzione rispettosa delle basi che la regista francese persegue con sempre più lucidità. Petite Maman è una storia intima e preziosa, dove la spontaneità dei sentimenti è incanalata alla perfezione dalle due piccole protagoniste, catturate dalla regista e sceneggiatrice francese in un via vai di sensazioni ed emozioni relative ai rispettivi personaggi, a insinuare come a volte sia meglio fermarsi e guardare indietro, piuttosto che correre affannosamente verso un futuro oggi come non mai incerto. Il film è al cinema dal 21 ottobre.

7.5

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