Me Contro Te Persi nel Tempo Recensione: YouTube torna al cinema

Dopo il successo di pubblico dei primi due capitoli, Luì e Sofì tornano in sala con l'ennesima operazione commerciale studiata ad hoc per i più piccoli.

Me Contro Te Persi nel Tempo Recensione: YouTube torna al cinema
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Passato il traguardo dei 6 milioni di followers, i Me Contro Te si confermano un faro nell'intrattenimento per l'infanzia, perlomeno di quel genere sviluppato dalla nascita di YouTube; spizzichi e bocconi di giochi, piccole storie e challenge condite con l'immancabile sponsorizzazione o product placement (in questo caso ormai parliamo di auto sponsorizzazione, visto che Luì e Sofì sono presenti sulle confezioni di qualsiasi giocattolo o gadget per bambini). Un impero costruito un iscritto alla volta, che ha visto riconosciuti gli sforzi di Sofia Scalia e Luigi Calagna, suggellati da un patto con i più piccoli - e per quieto vivere dei genitori - che hanno trovato la formula dei due youtuber siciliani vincente, formula che quest'ultimi hanno evoluto in base alle proprie esigenze di brandtelling.

È così che abbiamo visto sbarcare in sala Luì e Sofì prima nel 2020, quando vi raccontammo il loro esordio nella nostra recensione di Me Contro Te Il Film - operazione sterile nella sua essenza cinematografica proprio perché non ambiva a quello, ma su questo ritorneremo - per poi bissare il successo ed evolvere la formula nel 2021 con Il Mistero della Scuola Incantata, sequel del primo capitolo che evolveva in toto le dinamiche pregresse a favore di un meccanismo più story driven, con risultati più onesti, ma comunque non qualitativamente distanti dal precedente. Ora Luì e Sofì tornano tra le uscite al cinema di gennaio 2022 con il nuovo episodio di questa "saga", Persi nel Tempo, facendo registrare un buon risultato nonostante il divieto di consumare cibi e bevande durante la proiezione a causa delle restrizioni dovute a quella pandemia che già aveva minato gli incassi del secondo.

Volevo divenire uno scienziato

Prima di affrontare gli eventi descritti in quello che di fatto è il terzo mediometraggio del duo, vale forse la pena ricapitolare quanto accaduto nei film precedenti non solo per chiarire le basilari linee della narrazione, ma anche in vista di un'analisi più organica del fenomeno Me Contro Te al cinema. Ne La Vendetta del Signor S Luì e Sofì erano stati imprigionati dall'omonimo cattivo, il misterioso uomo avvolto dal mantello che cerca sempre di rovinare i loro piani.

Il motivo? La consegna di un Like Award per i video dei due youtuber e la volontà conquistare il mondo annientando i loro fan, il tutto servendosi dei suoi assistenti (il Prof. Cattivius e Perfidia) e di una copia di cloni di Luì e Sofì. In Il Mistero della Scuola Incantata i Me Contro Te varcano la soglia di un mondo magico per recuperare una reliquia potentissima da consegnare al Signor S per liberare il loro amico Pongo, vittima di un incantesimo del nemico. Nel mentre scopriamo che l'ordine del pianeta si regge sull'alleanza tra fate e scienziati e Sofì è essa stessa una fata.

Veniamo quindi ad oggi, a Persi nel Tempo, perché se Sofì è una fata, Luì non può che essere uno scienziato, no? La consegna del suo diploma è funestata però dal ritorno del Signor S, che deve impossessarsi di tutte le reliquie in mano ai Me Contro Te per conquistare il mondo. Una di queste è una clessidra che una volta rotta catapulta buoni e cattivi tra passato e futuro, lasciando a Pongo l'onere di rimettere a posto la situazione.

YouTube al cinema... di nuovo

Persi nel Tempo rimane a tutti gli effetti un'operazione pienamente commerciale che non cerca nemmeno di nascondere la sua presenza pretestuosa in sala per monetizzare su uno zoccolo duro di piccoli fan e su un ricambio generazionale costante che non attende altro che i genitori piazzino i figli più piccoli di fronte ad un tablet o ad una smart tv. Questa pratica rimane, però, di fatto lo standard di prodotti percepiti in ben altro modo, dalle infinite saghe Marvel, a Star Wars, a tutti gli altri prodotti concepiti con più o meno coscienza per tenere in vita l'industria del cinema.

E infatti è su questo terreno che andremo a fondare le nostre impressioni. Sarebbe fin troppo facile declassare l'ennesimo mediometraggio dei Me Contro Te a pessimo cinema, affibiargli un voto e passare con maggior interesse ad altro. È la tentazione e il pregiudizio di molti - non sarà nemmeno questo il caso in cui premieremo un'operazione di questo tipo perché sarebbe ipocrita. In questa occasione, però, cercheremo prima di tutto di contestualizzare il fenomeno Me Contro Te e il loro rapporto con la sala, a prescindere dal numero che leggerete nel box finale.

Quello di Luì e Sofì rappresenta a tutti gli effetti un'invasione di campo, un'osmosi tra media che fa poco o nulla per arricchirsi di tutte le prospettive stilistiche e tematiche garantite dalla narrazione per il grande schermo. Quello al quale assistiamo è l'ennesimo gioco-storia che non sfigurerebbe affatto su un canale YouTube dedicato all'infanzia, la cui esilità narrativa e inconsistenza della messinscena si traduce in un insuccesso in sala.

Il punto è che Persi nel Tempo lo fa in maniera quanto mai consapevole, ed è questo il limite più grande dei film dei Me Contro Te: accontentarsi di essere ciò che sono, senza ambire ad altro che renda più universali le loro incursioni nella Settima Arte. Cosa del tutto possibile, senza per forza aspirare all'universalità di opere oggettivamente poco avvicinabili che riescono ad ottenere il consenso da parte di spettatori di tutte le età, critica compresa.

Un gradino sopra, ma non basta

Sul lato narrativo gli intrecci delle opere dei Me Contro Te hanno subito una mediocre evoluzione dettata soprattutto dall'aumento del minutaggio a disposizione (riempito a stento dagli eventi) e dall'invenzione di una "mitologia" dal fascino binario che probabilmente gli sceneggiatori credono essere il limite massimo per spettatori dai 5 ai 10 anni, cancellando di fatto qualsivoglia arco di sviluppo non preveda un pulsante ON/OFF sul personaggio stesso per cambiarne o meno la sua inclinazione, buona o malvagia che sia.

Per fortuna in questo caso non dobbiamo sorbirci il placement nemmeno troppo occulto degli slime prodotti da Luì e Sofì e del parco giochi che ospitava la consegna del premio in La Vendetta del Signor S. È però sul versante della messinscena che nell'arco dei tre mediometraggi abbiamo assistito ad un arricchimento più concreto, pur rimanendo anch'esso molto, troppo basilare, delineando sempre e comunque un perimetro compartimentato troppo indifferente alle dinamiche di sospensione dell'incredulità, come per esempio avviene nell'incedere dei numeri musicali, che annullano ogni pretesa di racconto organico e cercano di ricondurre al cantato tutto il sottotesto tagliato a dadoni disseminato tra le righe del racconto.

Quel poco che eleva Persi nel Tempo un gradino sopra i precedenti capitoli è l'impegno di Rainbow nel rendere più vario il panorama estetico grazie agli effetti speciali (pur con citazioni cinematografiche fuori luogo che non ripeteremo in questa sede). Per il resto anche la regia tenta in qualche modo di adeguarsi, ma non riesce ad andare oltre all'allestimento di una serie di diorami pieni zeppi di personaggi costantemente (e fastidiosamente) in overacting, all'interno dei quali prima o poi Luì e Sofì devono guadagnare il centro della scena per ribadire la loro vitale importanza al senso stesso dell'operazione per non far cadere l'illusione costruita anche con un investimento non certo indifferente.

Certo non manca la consapevolezza del fatto che all'uscita dalla sala i piccoli chiederanno di acquistare i brani cantati per replicare una sessione di karaoke in macchina, recarsi al centro commerciale per accaparrarsi l'ultima bambola Sofì con le ali da fata o rimettersi in coda per rivedere i loro beniamini dopo aver fatto entrambe le cose. Una formula che finora ha funzionato (con sorti alterne, ma portando comunque complessivamente a casa almeno 14 milioni euro), ma che continua costantemente ad ignorare le proprie potenzialità e, soprattutto, quelle dei suoi piccoli spettatori - e non solo.

Me contro Te Il Film - Persi nel Tempo Perfezionano ulteriormente la loro formula magica, i Me Contro Te, ricalcando stilemi, temi e valori dei film precedenti, sempre in linea con i contenuti del proprio canale YouTube, sempre fedeli a ciò che è la chiave del loro successo nei confronti dei più piccoli, con una basilarità narrativa disarmante ed estetica che può funzionare in un video online di pochi minuti, ma che si vede ulteriormente svilita sul grande schermo nel buio della sala, dove Luì e Sofì potrebbero cercare di evolvere la loro chimica e dove forse i loro spettatori, piccoli e non, meriterebbero di più. Persi nel Tempo migliora in parte la propria ricetta, ma lo fa in maniera ancora una volta egoistica e quasi solo esclusivamente sul versante estetico, come se il binarismo fosse il limite tematico e valoriale oltre il quale spingere i propri fan nel loro intrattenimento sullo schermo d'argento. Una cosa è certa, questa non sarà l'ultima volta che rivedremo i Me Contro Te al cinema.

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