Recensione Paul

Il nerd-road-movie di Simon Pegg e Nick Frost arriva nei cinema!

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Avviso ai naviganti. Questa recensione è dedicata a tutti quelli che, tendenzialmente, vengono definiti dal prossimo, "nerd", "geek", a tutti quei fissati con quelle cose che, in linea di massima, uno dovrebbe accantonare mano a mano che si diventa "adulti". Notate bene che abbiamo utilizzato la forma verbale passiva in maniera non casuale. Già perché ormai si è creata una strana situazione in cui l'autodefinirsi "nerd" pare di moda. Da ben quarant'anni molti esponenti di questa categoria (quella vera, non quella degli autoproclamatisi tali) si sono stabilmente insediati ad Hollywood tessendo, di fatto, le trame dei destini dell'industria dello showbusiness, da George Lucas e Steven Spielberg fino ad arrivare a J.J.Abrams. Questo passaggio ha, forse, contribuito a sdoganare la figura del nerd tanto da trasformarla in uno status che sfocia nel "cool". Concetto, in realtà, del tutto antitetico al primo. In un modo o nell'altro, oggigiorno pare essere in atto una sorta di gara nell'alzare più in alto la mano in segno di risposta alla domanda "sei forse un nerd?" come se per appartenere a tale categoria fosse sufficiente essere un fan dell'ultima ora del nuovo film di Marvel Studios. Ad un occhio poco allenato, la distinzione fra il vero nerd (o geek) e quello dell'ultima ora, figlio dei trend commerciali, può risultare difficile: uno studioso di etnometodologia capirebbe subito chi appartiene ad una categoria e chi all'altra studiando, ad esempio, il modo con cui una persona adopera un nuovo gingillo tecnologico. Esiste una sottile sfumatura fra chi sfodera un iPad come a voler dire "Si, sono fico e alla moda e posso spendere 700 euro per un device (mi raccomando l'uso dell'anglicismo, ndr) portatile di cui non comprendo minimamente la portata d'innovazione tecnologica" e chi lo esibisce con lo stesso orgoglio con cui dei neo-genitori mostrano al mondo il loro pargolo in stile Smba-che-viene-presentato-all'adunanza-degli-animali-della-Savana. Ci rendiamo perfettamente conto di aver straparlato e di aver quasi del tutto perso, se non accantonato, l'oggetto del nostro articolo, ovvero sia Paul, ma, come insegna Quentin Tarantino il vero geek tende a fare enormi giri di parole prima di arrivare al punto del proprio discorso. E se ci avete seguito fino a qui vuol dire che siete dei nostri.

Sci fi on the road

Graeme Willy (Simon Pegg) e Clive Collings (Nick Frost) sono due nerd in trasferta negli Stati Uniti in occasione del Comic Con e, con l'occasione della manifestazione di San Diego, hanno intenzione di ripercorrere i luoghi celebri che portano alla fantomatica Area 51, La Mecca di ogni fissato con alieni, cospirazioni governative e cose di questo tipo. Tutto sembra filare liscio nella loro vacanza, a parte qualche piccolo incidente di percorso dovuto alle differenze socio-culturali fra compassati britannici e rudi americani. Una notte però, mentre guidano il loro camper attraverso il deserto, assistono ad un drammatico incidente automobilistico dal quale esce indenne colui che diventerà, loro malgrado, il loro atipico compagno di viaggio: Paul (Seth Rogen, Elio in Italia), un alieno volgare e sboccato tenuto prigioniero da sessantanni all'interno di una base militare americana. La vera avventura sta per cominciare.

Il doppiaggio di Elio.

Per dare voce a un personaggio così sopra le righe e al di fuori di tutti gli schemi, soprattutto quelli terrestri, come Paul serviva indubbiamente una personalità altrettanto brillante. Non è un caso, quindi, che la scelta sia caduta su Elio, poliedrico volto di Elio e le Storie Tese. Il suo tono irriverente e sempre un po’ strafottente si miscela benissimo con le peculiarità di un alieno che ne ha viste davvero di tutti i colori, regalando sfumature divertenti e piacevoli per l’orecchio del pubblico italiano. E poi, se li guardate bene, in fondo non si somigliano almeno un po’?

Nota a cura di Antonella Murolo

What if we wake up and find him inserting a probe into our anus?

Paul, basato su una sceneggiatura degli stessi Simon Pegg e Nick Frost, è diretto da un regista, Greg Mottola, che allo spettatore italiano è quasi totalmente estraneo, ma che, in verità, ha consegnato al pubblico nel recente passato due pellicole meritevoli di grande attenzione. Una è quel Suxbad sottotitolato in Italia Tre Menti Sopra il Pelo tramite un sondaggio operato, al tempo, su internet (evitiamo, per decenza, ulteriori commenti), l'altra è quell'Adventureland passato in sordina si e no in mezza sala dello stivale un paio di estati fa. Se la prima, vuoi per la complicità produttiva del geniale Judd Apatow (40 Anni Vergine, Funny People) vuoi per lo script confezionato da Seth Rogen, univa alla delicatezza con cui veniva descritta l'adolescenza delle derive squisitamente volgari ed esilaranti, con Adventureland, scritto da Mottola in persona, i toni malinconici alla John Hughes si sono fatti più marcati, come nelle pellicole di Apatow e nell'altrettanto sottovalutato Bandslam; Mottola può essere tranquillamente visto come un brillante allievo di colui che più di ogni altro ha saputo plasmare e raccontare lo spirito degli anni ottanta. Simon Pegg, dal canto suo, insieme ai sodali Edgar Wright e Nick Frost, ha edificato tutta la sua ascesa professionale, fin dai tempi di Spaced, la serie Tv da lui ideata, diretta da Wright e co-interpretata da Frost, sul suo esprit schietto e sincero di nerd. Se mettete in dubbio tale genuinità, v'invitiamo a recuperare proprio la serie tv di Channel 4 per constatare che il nostro è uno di noi da tempi non sospetti o a seguire le sue venti twittate quotidiane. Paul rappresenta quindi una sorta di punto d'incontro ideale fra la delicata malinconia hughesiana di Mottola e la nerdaggine di Pegg&Frost. All'inizio del film, vediamo i due girovagare per gli stand del Comic Con di San Diego, evento che sta al nerd come il Giubileo al fedele cattolico, circondati da gente vestita da Boba Fett e da Uruk Hai e, ad un tratto, condividono una considerazione che ognuno di noi avrà provato se non all'evento maximo californiano, quantomeno al Lucca Comics: la sensazione di sentirsi a casa in un ambiente che molti definirebbero come "la patria del disadattato". Hanno tutti i tratti tipici del nerd o geek da fiera: guardano con interesse le ragazze in cosplay, si perdono fra i banconi degli espositori attirati da qualche collectible, parlano nerdese e idolatrano il classico scrittore sci-fi. E, come se non bastasse, nel caravan con cui attraversano l'America, hanno anche un Super Nintendo da viaggio con Super Mario World annesso. Non c'è una gara al riferimento più o meno criptico a questo o quel film o serial di fantascienza: Graeme e Clive poggiano le basi del loro essere su una sostanziale "naturalezza" dei loro tratti caratteriali. La sceneggiatura non preme su sindromi ossessivo-compulsive che sfociano in modo marcato nell'Asperger. Sono everyday nerd, nati e cresciuti con quegli universi fantascientifici plasmati negli ultimi 40 anni da Steven Spielberg and co. (tutto Paul può essere letto come un omaggio alla cinematografia spielberghiana). Forse proprio per questo qualche critico o spettatore troppo schizzinoso potrebbe storcere il naso quando la banda, all'interno di un locale, intona le celeberrimi note della "cantina Song" di Star Wars Episodio 4, magari tacciando il tutto di ovvietà. La realtà dei fatti è che ciascuno di noi cosiddetti "fissati", se mai si dovesse trovare in un bar in cui viene suonata tale canzone, probabilmente si metterebbe a parlare citando le frasi di Obi Wan Kenobi e soci. La costruzione di questo road movie non brillerà magari per originalità, ma tutti, dal cast principale a quello secondario, con una menzione d'onore per Jason Bateman e Bill Hader, fanno il possibile per costruire dei personaggi empatici. Seth Rogen, voce dello sboccato alieno (per la nota sul doppiaggio italiano rimandiamo all'apposito box), crea un personaggio gaudente e amabilmente volgare che gioca con i cliché dei grigi, un extraterrestre estremamente umano con tutti i pregi e i difetti che derivano da questo, che, malgrado la diffidenza iniziale, costruisce poi un solido rapporto con i due simpatici protagonisti: d'altronde, come scoprirete, il loro background culturale è, gioco forza, molto simile. Una gran qualità del film è il non voler insistere più di tanto nell'evidenziare le differenze culturali fra inglesi ed americani: sarebbe risultato quasi fuori luogo in una pellicola che sottolinea l'humus comune che unisce i nerd di tutto il mondo.

Paul Greg Mottola e Simon Pegg, con questo loro sodalizio artistico, creano una pellicola che non vuole insistere sul citazionismo sfrenato, quanto, piuttosto, sulla più totale genuinità della descrizione del nerd, o geek a seconda della sfumatura che preferite. La trama non brilla per originalità e, malgrado gli irriverenti sberleffi al cinema sci-fi ad opera del volgare e simpatico alieno, non resterete colpiti dall'intreccio e dai colpi di scena, assolutamente prevedibili. A conti fatti, restiamo sempre nei paraggi del road movie ad inseguimento. Ma la forza di Paul sta tutta nello sguardo pieno d'amore sincero verso quella fantascienza che così tanto ha influenzato le vite di milioni di appassionati, grandi e piccini. Un sentimento che non può essere scalfito da eventuali mode del momento. Perché il nerd dell'ultima ora, prima o poi, cederà alle lusinghe della nuova moda, del trend di grido. Quello autentico resta tale finché campa e continuerà ad emozionarsi e a divertirsi ogni volta che ascolterà le note della Cantina Song. Ed è proprio a loro che Paul è indirizzato ed è proprio da questi che Paul verrà apprezzato fino in fondo.

7.5

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