Pastorale Americana, la recensione: Ewan McGregor 'stecca'

La recensione di American Pastoral, l'opera prima del neo regista Ewan McGregor tratta dall'omonimo romanzo di Philip Roth.

recensione Pastorale Americana, la recensione: Ewan McGregor 'stecca'
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Reinventarsi regista per un attore - a ragione - idolatrato come Ewan McGregor è già un atto di immenso coraggio. Farlo tentando di mettere in scena sul grande schermo un romanzo potente, imponente e amatissimo (soprattutto oltreoceano) come Pastorale Americana di Philip Roth è un azzardo. Roth nel 1997 descrisse con minuzia la fine del sogno americano e le contraddizioni degli Stati Uniti attraverso la storia della famiglia Levov e del suo "patriarca" impotente Lo Svedese. Ewan McGregor, che abbiamo incontrtato a Roma per la presentazione del film, ha accettato la sfida e, complice un cast d'eccezione dove lui stesso è protagonista insieme a Dakota Fanning e Jennifer Connelly, la trasposizione è diventata l'opera prima dell'attore.


La famiglia Levov

Seymour Levov è un vincente: o almeno così lo ricorda il suo compagno di scuola Nathan Zuckerman. Ma quando l'uomo, diventato uno scrittore, incontra a un raduno di vecchi compagni di scuola il fratello di Seymour detto Lo Svedese, scopre che il suo adolescenziale mito, colui che aveva tutte le carte in regola - dalle origini ebraiche, la posizione di prestigio nella fabbrica di guanti del padre, alla moglie talmente bella da essere diventata Miss New Jersey - in realtà ha avuto un'esistenza terribile a causa della figlia terrorista Merry. Così le certezze di Nathan e la sua idea di perfezione, proprio come il sogno americano che per lui Seymour rappresentava, crollano.

Un film che coglie l'apparenza e non il senso

Con una regia scolastica, a tratti pudica, McGregor ripercorre il mero plot di American Pastoral (questo il titolo originale) regalando al pubblico un film piacevole, esteticamente ben fatto e recitato in maniera coerente, eppure vuoto. Il problema è che l'atto-regista non riesce - pur volendo palesemente - ad andare oltre l'apparenza, a cogliere e a far cogliere le metafore potentissime del romanzo che, non di certo grazie alla sola storia, valse a Roth il Premio Pulitzer per la letteratura. Pastorale Americana non è un libro che racconta le vicende della famiglia Levov. Pastorale Americana (come lo stesso titolo annuncia) è la narrazione a volte anche estenuante dell'America dagli anni '50 agli anni ‘70. L'opera descrive la perfetta facciata degli Stati Uniti, che nel libro è incarnata nell'altrettanto apparente perfezione del suo protagonista Lo Svedese. La stessa facciata a cui il tutti hanno creduto almeno fino quando "l'innata rabbia cieca" del paese più potente del mondo è esplosa e ha colpito - per metaforica conseguenza - la famiglia Levov tramite gli atteggiamenti ribelli e criminali della giovane Merry che fin da piccolissima rifiuta, anche nella sua balbuzie psicosomatica, l'incoerenza della realtà in cui (si) vive.

Provaci ancora, Ewan

È sempre ingiusto, per quanto quasi impossibile non farlo quando si parla di trasposizioni, mettere a confronto un film con il testo da cui è tratto perché il cinema usa un linguaggio completamente diverso dalla letteratura. Nel caso di Pastorale Americana, però, è palese anche al di fuori di un diretto paragone libro/film che c'è qualcosa di non detto fino in fondo. Il lungometraggio, infatti, è pieno di buchi - non narrativi ma di significato - che McGregor non riesce a supplire, nonostante la sua bravura, attraverso i primi piani dei suoi sguardi vitrei che tentano di dire quel che l'attore non riesce esprimere con la telecamera. Pastorale Americana è un'opera cinematografica imperfetta e incompleta dove comunque la buona volontà, l'onestà e la dedizione di McGregor verso la regia è palese. A farlo cadere nella mediocrità, infatti, non è la mancanza di talento ma la (quasi) impossibilità di poter tradurre in immagini le allegoriche parole di Roth.

American Pastoral Ewan McGregor, pur provandoci con forza, non riesce ad andare il mero plot della Pastorale Americana di Philip Roth. Anche se non è affatto stato in grado di rappresentare la profonda allegoria del romanzo, McGregor ha mostrato comunque una buona attitudine alla regia confermando, ancora una volta, il suo straordinario talento di interprete in un ruolo affatto facile da gestire.

5

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