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Passing Recensione: una storia di razzismo elegante e delicata

Il nuovo originale Netflix è una storia potente ma delicata che si evolve all'interno di un film sontuoso e delicato.

Passing Recensione: una storia di razzismo elegante e delicata
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New York durante gli anni '20 è un coacervo di ambiguità. Una città viva e pulsante, con le sue folle di individui benestanti che invadono i negozi sempre pieni, mentre le prime automobili che sputacchiano dai tubi di scarico trasportano uomini d'affari da un punto all'altro di quello che si va a delineare come il centro del mondo civilizzato. New York attira persone da ogni angolo del pianeta: uomini d'affari, artisti tormentati, visitatori ricchi e curiosi di scoprire il fulcro dell'attività umana in ogni sua sfaccettatura. Ma la Grande Mela è anche luogo di giustizia sommaria, di crimini a tutte le ore del giorno e della notte, di linciaggi pubblici e di sobborghi adibiti a ghetti per le minoranze etniche.

Passing racconta su Netflix la storia di due donne all'interno di questa caotica società che corre a perdifiato verso il baratro, e lo fa attraverso un film visivamente sublime che risulta tra i più riusciti dell'anno appena trascorso. Uno spaccato della nostra umanità ambientato durante gli anni '20 che riesce a farci dimenticare la sua collocazione temporale per esplodere attraverso lo schermo con la forza della narrazione. I suoi temi universali riescono a essere fulcro e al tempo stesso ricamo della trama, superando la costrizione di una New York che sembra passata ma che in realtà è ancora viva e vegeta con le sue mille contraddizioni.

Passing: America in bianco e nero

Irene è una donna di colore che vive ad Harlem, suo marito Brian è un medico sfibrato da un lavoro che si rivela di giorno in giorno sempre meno gratificante. Hanno due figli che Brian vorrebbe crescere lontano dal fortissimo clima di tensione razziale che attanaglia gli Stati Uniti, ma Irene non vuole abbandonare i suoi mille impegni e la città nella quale è nata e cresciuta.

Di conseguenza la coppia porta avanti una vita apparentemente tranquilla, ma che sta covando una bomba pronta a scoppiare da un momento all'altro. Il conto alla rovescia comincia quando, per puro caso, una mattina Irene incontra la sua vecchia compagna di scuola Clare. La riconosce a stento, guardandola di sottecchi dall'altra parte della sala da tè nella quale siedono, invece Clare non ha alcuna difficoltà a identificarla e si avvicina subito al suo tavolo. Irene riesce a capire il perché della sua esitazione quando l'altra si presenta: Clare è una ragazza di colore, come lei, ma ha deciso di fingersi bianca attraverso la pratica del passaggio che molte donne dell'epoca hanno scelto di effettuare.

Gli anni '20 non sono mai terminati

Il film è tratto dall'omonimo libro di Nella Larsen scritto nel 1929 e racconta l'intreccio di queste vite femminili che si stringono attorno al collo di Irene. La vicenda delle due donne riempie la trama e lo schermo lasciando ben poco spazio ai temi razziali, nonostante questi striscino in silenzio tra le pieghe della storia come un sottofondo inquietante. La scelta registica abbraccia la nozione del passaggio mettendo in scena un bianco e nero che non viene mai messo in discussione; in questo modo anche per lo spettatore è difficile capire se una donna è di colore oppure bianca, se il tono della sua pelle non è eccessivamente scuro.

È su questa sottile indecisione che si basa il passaggio che dà il titolo al film: un atto di soppressione identitaria che Clare ha deciso di inscenare per ottenere una vita migliore, mentre Irene rabbrividisce alla sola idea nonostante anche lei potrebbe riuscirci grazie alla sua pelle dai toni chiari. La narrazione segue costantemente le attività di Irene, presa dai suoi impegni nel sociale e dalla famiglia, lasciando intravedere i cambiamenti messi in moto dalla burrascosa apparizione di Clare nella sua vita. La trama non si allarga mai oltre il campo di visione di Irene: è lei la protagonista e la vediamo sempre sullo schermo, salda al centro di scene studiate alla perfezione, con il suo sorriso cordiale e la postura impeccabile.

La presenza di Clare, che sgomita per rientrare in una vita che aveva abbandonato, scuote però le solide fondamenta dell'intreccio, e lo fa con una gentilezza che nasconde secondi fini di ipocrisia. Di conseguenza la figura di Irene comincia a trovarsi in posizione laterale in quei piccoli dipinti che sono le inquadrature di Passing, come un corpo che si ritrova improvvisamente estraneo nella sua stessa casa, mentre Clare ascende al trono di importanza attirando su di sé tutte le attenzioni.

Quando le immagini valgono più di mille parole

La regia di Rebecca Hall, anche sceneggiatrice e produttrice del film, all'esordio dietro la macchina da presa, riesce a essere costante nel raccontare attraverso le immagini lo svuotamento della vita di Irene. In questo piccolo spiraglio di esistenza in bianco e nero, che definire funzionale alla trama sarebbe superfluo, le scene sono ricostruite con una cura certosina restituendo un senso di forte armonia.

Le inquadrature sono studiate nei particolari, riempiendo perfettamente lo schermo nei campi stretti e suddividendolo con rigida simmetria quelli larghi. La sceneggiatura si evolve con fedeltà e senza strepiti seguendo il rapporto tormentato delle due protagoniste, gettando una luce intima sulle tragiche contaminazioni con le quali Clare sta lentamente avvelenando la quotidianità di Irene. Il grandioso castello costruito sull'interiorità delle due donne rischierebbe però di crollare se non fosse sorretto da una recitazione all'altezza del compito. Ed è anche a causa del loro incarico gravoso che brilla il lavoro svolto da Tessa Thompson (già vincitrice di diversi riconoscimenti per aver recitato in Creed (qui trovate la recensione di Creed - Nato per Combattere) e Ruth Negga, salita alla ribalta per il suo ruolo in Loving, che abbiamo avuto modo di analizzare nella nostra recensione di Loving), entrambe interpreti stellari e perfettamente calate nelle loro parti. Irene con il suo portamento fiero e sicuro, Clare con il suo charme sibillino: tutto è fedelmente ricreato nei gesti e nelle parole attraverso prove attoriali di altissimo spessore.

Nonostante la luce dei riflettori sia costantemente puntata sulle due donne, riescono a emergere anche le ottime interpretazioni di Andrè Holland che qui interpreta il dottor Brian - e che abbiamo incontrato nella nostra recensione di The Eddy, la serie Netflix di Damien Chazelle - e di Bill Camp nei panni dello scrittore Hugh Wentworth, il primo a nutrire qualche dubbio sulla natura del fascino di Clare, presente anche nel recente American Rust (qui trovate le prime impressioni su American Rust).

Un viaggio sensoriale nel passato

Come se non bastasse un comparto visivo d'alta scuola, Passing vanta anche un sonoro di grandissimo impatto. La resa acustica di un'intera città in subbuglio, così come quella dei piccoli gesti quotidiani, è messa sempre in primo piano trasportando lo spettatore tra le vie di New York o nel tepore familiare della casa di Irene.

Si può sentire perfettamente il rumore sordo dei passi sul marciapiede, il vibrare vitreo dei bicchieri che si toccano in un brindisi, ma anche lo scorrere gentile della mano sul tessuto di un abito, donando un'immersione speciale all'interno del film che va sviluppandosi con pacatezza.

Nel gioco dei suoni rientra anche una colonna sonora minimalista, quasi inesistente: poche note jazz al pianoforte che accompagnano Irene mentre passeggia verso casa, poco lontano da lei un trombettista si esercita facendo aleggiare su Harlem un filo di malinconia con il suo strumento. Nei lunghi momenti senza musica il film è assorto nei suoni ordinari ma importantissimi a cui viene dato modo di esprimersi, come quando ci viene restituita l'ansia crescente di Irene fuori dallo schermo attraverso i suoi respiri affannati.

Passing Passing è un film che punta sui dettagli più intimi di una storia drammatica per raccontare l'orrore razziale che sembra impossibile da superare. Il suo bianco e nero non è pretenzioso, ma utile a una trama davvero accattivante che prende vita grazie a delle interpretazioni attoriali di spessore. La regia armonica unita a un comparto audiovisivo spettacolare va a incorniciare un ottimo film, ambientato nel passato ma ancora tristemente attuale. Passing è tra i prodotti originali Netflix meglio riusciti e uno dei film più eleganti presenti sul suo sconfinato catalogo, una visione imprescindibile per tutti i suoi clienti che da sola vale il prezzo di abbonamento.

8

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