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Recensione Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo

Quando l'immaginazione diventa arte, al di là di tutto

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Immaginifico. Già prima di Parnassus, immaginifico era l'aggettivo che più si confaceva a Terry Gilliam, artista a tutto tondo di origini americane ma naturalizzato come cittadino britannico da pochi anni.
In più di quarant'anni di carriera, Gilliam non ha mai mancato di far suo il motto di Herbert Marcuse: “l'immaginazione al potere”.
Come attore, come creatore di opere di animazione e come regista, insieme agli altri componenti dei Monty Python, da solo o affiancato da altri grandi artisti come Heath Ledger, in lui non è mai mancata la scintilla della creatività, dell'espressione libera di un'idea, di una visione, di un'utopia.
I suoi film, ridondanti di richiami alle fiabe e all'eclettismo simbolista, sono sempre stati un richiamo più o meno esplicito al surrealismo, alla voglia di trovare una chiave di volta alla vita e alla morte dentro sé stessi e la propria immaginazione. E The Imaginarium of Doctor Parnassus - probabilmente il film più atteso della seconda metà di questo 2009 - non si può non considerare la summa del lavoro fin qui svolto dal regista.
Impossibile, in verità, tacere sul fatto che il film sia così atteso da pubblico e critica più per il suo iter produttivo che in virtù della verve creativa del regista: Gilliam è per certi versi un regista 'maledetto' (celebri le sue disavventure in fase di produzione de Le avventure del Barone di Münchausen e The Man Who Killed Don Quixote) e il fatto che Parnassus sia l'ultimo, incompiuto, lascito del compianto Heath Ledger non fa altro che aumentare l'alone di drammaticità attorno al sipario del carrozzone del Dottor Parnassus.

Una storia di scelte e di scommesse

Siamo nella Londra dei nostri giorni: il circo itinerante del Dottor Parnassus (Christopher Plummer) è in città, e promette di realizzare tutti i sogni segreti del suo pubblico, se chi attraverserà il suo specchio magico saprà compiere le giuste scelte.
Quello che infatti altro non sembra che un gruppo di sbandati è invece una ristretta cerchia di eletti raccolti attorno ad un uomo di grandi poteri, ma dalla personalità contrastante: Parnassus, appunto. L'uomo, una volta saggio eremita di un monastero tibetano, dopo un incontro fortuito col diavolo e una scommessa vinta con lui, guadagna l'immortalità, ma ad un prezzo molto, molto alto. Quando, alla vigilia del compimento del sedicesimo anno di età della bella figlia di Parnassus, il diavolo (Tom Waits) bussa alla porta della carovana, l'anima dell'ignara Valentina (Lily Cole) corre un grave rischio, e l'unico apparentemente in grado di aiutare Parnassus a scongiurare il tragico destino della ragazza è un giovane dalle origini misteriose, Tony (Heath Ledger).

Quale prezzo hanno i vostri sogni?

Gilliam, per il suo Parnassus, attinge a piene mani dai miti e dalla tradizione. Infiniti i richiami a leggende classiche così come ad opere più o meno moderne: la sua è come una personalissima rilettura di vicende che si narrano da secoli, partendo da Orfeo ed Euridice fino ad arrivare al Faust, che si concatenano e si mescolano, per poter emozionare il pubblico e continuare “a far girare il mondo”, perché finché qualcuno racconterà qualche storia, il mondo continuerà ad esistere, nonostante tutto. Il messaggio arriva potentissimo durante la scena del primo incontro tra Parnassus e il mefistofelico Mr Nick di Tom Waits, e suona quasi come un testamento artistico in anticipo. Una visione con cui certamente concordano tutti i suoi interpreti, sempre splendidamente a loro agio sulla scena, nonostante l'abbondanza di effetti grafici alla quale, comunque, si erano di certo preparati e con cui hanno anzi giocato gioiosamente, spinti e ispirati dall'inarrestabile estro di Heath Ledger, che ruba letteralmente la scena a tutto il resto del cast.
Al di là della facile retorica (fiumi di inchiostro sono scorsi sull'effettiva bravura di Ledger, alimentando il mito che si è creato dopo la sua prematura scomparsa), a nostro avviso la sua interpretazione è strepitosa. Ancora una volta dopo il suo incredibile Joker, la fusione col suo personaggio è totale, e Ledger conferisce uno spessore, ma anche un fascino del tutto particolare, al contempo inafferrabile e tangibile come un magnetico paradosso. Lo stesso Gilliam afferma che l'apporto di Ledger è stato preziosissimo, e non solo nella caratterizzazione del suo personaggio. Farrel, Depp e Law, invece, si sono di fatto adagiati sul solco scavato dal collega, rielaborandolo.
In verità, ci si aspettava di vedere i tre più a lungo nel corso della pellicola: i loro ruoli, invece - soprattutto quello di Depp - sono poco più che camei, a cui però non manca una notevole potenzialità.
Ma se è vero che, come riportato nei crediti, il film è da “da parte di Heath Ledger e i suoi amici” è anche vero che il film non è solo Ledger. A tal proposito Lily Cole propone una Valentina sfuggente, ambigua, un po' donna e un po' bambina, assolutamente credibile come figlia di un personaggio complesso come Parnassus, ben riportato, a sua volta, da un Christopher Plummer 'coscientemente confuso' come non mai. Tom Waits, infine, dipinge uno dei migliori diavoletti tentatori della storia del cinema, a tratti quasi umano, più che diabolico: alcuni personaggi della storia, in certi punti, sembrano (e probabilmente sono) più perfidi e 'cattivi' di lui, che sembra invece semplicemente cercando un modo per spassarsela approfittando delle debolezze altrui.

The Imaginarium of Doctor Parnassus Un film come Parnassus è difficilmente categorizzabile. E' un trionfo dell'immaginazione e della creatività, ma questa, al di là delle apparenze, non è mai fine a sé stessa, per quanto lo stile della pellicola sembri barocco e tracimante di forme, colori, vite presenti, passate e future. Sicuramente, risente dell'incompiutezza innata di questo genere di storie, ma non è un film che vuole mettere la trama al primo posto, quanto quello che c'è dietro e oltre la storia stessa: la volontà di raccontare, far pensare, stupire. E in questo riesce in pieno.

7.5

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