Recensione Parker

Jason Statham incarna l'antieroe creato da Donald Westlake

recensione Parker
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Tutti coloro che hanno un minimo di dimestichezza con la letteratura ad alta tensione sapranno benissimo che il newyorkese Donald E. Westlake - scomparso il 31 Dicembre del 2008 - è stato considerato uno dei più grandi giallisti di tutti i tempi, insuperato nell'introduzione dello humour all'interno di trame poliziesche e dalle cui pagine sono stati tratti classici della Settima arte quali The stepfather - Il patrigno di Joseph Ruben e Rischiose abitudini di Stephen Frears.
Precisiamo questo perché, autore di oltre cento romanzi e libri di saggistica firmati sia con il proprio nome che ricorrendo a svariati pseudonimi, pubblicò alla fine - con il nom de plume Richard Stark - ventiquattro testi sulla carriera criminale dell'antieroe Parker, il quale fece il proprio debutto letterario nel crime thriller del 1962 The hunter, storia di un brutale ladro professionista che opera seguendo un personale e rigoroso codice.
Un personaggio che, conquistatosi immediatamente un vasto seguito di fan, tanto da ritrovarsi in due dozzine di storie nel corso di circa quarantasei anni, Westlake pensava sarebbe stato condannato dalle convenzioni letterarie del tempo a diventare il tipico cattivo ragazzo che pagava i conti per la sua condotta nelle ultime pagine del primo romanzo; quando, invece, in seguito a quell'esordio venne incaricato dall'editore di fare in modo che sfuggisse alla giustizia, lasciando la porta aperta per uno o più sequel.

La conquista del Westlake

Del resto, mentre la vedova Abby Westlake racconta che il marito, all'epoca, avrebbe inizialmente dovuto seguire la tradizione ed uccidere il personaggio, Les Alexander, produttore di questo Parker e membro da lungo tempo dell'entourage westlakiano, ricorda lo shock alla fine di quella prima avventura: "Allora il cattivo doveva morire, ma i lettori si trovarono a tifare per Parker, anche dopo che aveva commesso dei crimini efferati, e questo perché era più intelligente rispetto alla maggior parte delle persone intorno a lui, oltre ad avere un codice d'onore impeccabile. Non uccidere il ragazzo alla fine del primo libro è stata una trovata davvero geniale. È stata pura serendipità, ed è spesso così che accadono le cose migliori".
Un codice d'onore che prevedeva il non rubare ai bisognosi, l'uccidere solo se necessario e il vendicarsi sempre con i nemici che, in mezzo alle sempre estremamente coinvolgenti rapine minuziosamente descritte, provvide non poco al successo della serie, in realtà non concepita senza interruzioni, come prosegue la già citata Abby: "Donald scrisse circa diciassette romanzi, poi si prese una pausa tra il 1974 e il 1997; diceva sempre che il personaggio se ne era andato via. Non riusciva a scrivere nient'altro su Parker, quindi ce ne facemmo una ragione. Ma un giorno, Parker ritornò. I sette romanzi che seguirono ebbero un enorme successo e Donald ne era molto orgoglioso".

Freddi vs Jason

Ed è proprio da Flashfire, primo libro di Westlake pubblicato dopo la pausa durata ventitré anni, che prende le mosse questo lungometraggio a firma del vincitore del premio Oscar Taylor Hackford, cui si devono, tra l'altro, Ufficiale e gentiluomo con Richard Gere e Ray con Jamie Foxx.
Lungometraggio che vede il roccioso Jason"Crank"Statham impegnato a concedere anima e corpo all'audace, meticoloso e spietato esperto di pianificazione e di esecuzione di furti apparentemente impossibili; il quale, quando l'ultima rapina finisce per avere risvolti mortali a causa della disattenzione di un membro della squadra, rifiuta di unirsi al boss Melander alias Michael Chiklis e alla sua banda per il loro prossimo grande colpo.
Segnando, di conseguenza, soltanto l'inizio del suo piano di vendetta nei confronti del gruppetto, che, tutt'altro che disposto ad accettare un no da parte di Parker, lo lascia apparentemente morto sul ciglio di una strada deserta.

Segreti di Statham

Momento a cui si assiste soltanto dopo aver superato la lunga e serrata sequenza di apertura ambientata in un luna park e prima di quella che si svolge tra le pareti di un ospedale.
Perché, man mano che vediamo il protagonista raggiungere la sfarzosa Palm Beach fingendosi un ricco texano alla ricerca di una casa, l'impressione immediata è quella di trovarci dinanzi ad un elaborato totalmente incentrato sull'azione e sullo sterminio di cattivi; ma, appena entra in scena Jennifer Lopez nei panni di Leslie, agente immobiliare dotata di una conoscenza enciclopedica della zona, grazie alla quale scopre il piano dei membri della gang di fuggire con più di cinquanta milioni di dollari in gioielli ed elabora uno stratagemma per beffarli e portare a compimento la sua rivalsa, ci accorgiamo che le cose, purtroppo, non stanno affatto così.
Infatti, non solo i due si rivelano una coppia decisamente assortita male, ma le quasi due ore di visione non tardano a perdersi eccessivamente in noiose chiacchiere; dimenticando, oltretutto, di spiegare che fine faccia l'Hurley interpretato dal veterano Nick Nolte.
Quindi, sebbene i seguaci irriducibili della celluloide stathamiana tutta botte ed ossa rotte possano deliziarsi sia grazie ad un memorabile, violento scontro corpo a corpo in un albergo e alla resa dei conti finale, l'insieme non può fare a meno di risultare penalizzato da un incerto ritmo narrativo che, continuamente indeciso se indirizzarsi sulla strada della facile azione o del complicato intreccio tipico del noir su carta, arriva soltanto ad influire in maniera negativa sul livello di coinvolgimento.

Parker Mentre lungometraggi precedenti come Payback - La vendetta di Porter, interpretato da Mel Gibson, hanno preso in prestito le trame e le idee della serie letteraria incentrata su Parker, questo di Taylor Hackford segna la prima volta in cui la proprietà intellettuale firmata Westlake ha permesso di utilizzare il nome del personaggio in un film. Probabilmente, però, il nome alla regia di uno come lui, poco propenso all’azione su celluloide, è da individuare quale principale causa della poca riuscita dell’elaborato, che, seppur non privo di ironia e di spietati killer pronti per essere eliminati dal protagonista Jason Statham, con il suo intreccio tutto chiacchiere da romanzo noir non si addice molto al cinema tutto movimento e botte da orbi cui ci ha abituati il roccioso picchia-cattivi delle saghe Transporter e Crank.

5.5

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