Recensione Paris, Texas

Torna in sala, solo mercoledì 25 febbraio, il capolavoro americano di Wim Wenders, Palma d'oro nel 1984

recensione Paris, Texas
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Parigi non è soltanto il nome della magica capitale d'Oltralpe. In Texas infatti vi è una città di oltre ventimila abitanti che porta lo stesso nome, tradotto in lingua anglofona cioè Paris. Ed è proprio in questo luogo di completa omonimia che prende vita la genesi di Paris, Texas capolavoro "americano" (produzione però tutta europea) di Win Wenders, insignito nel 1984 della Palma d'oro al Festival di Cannes e al ritorno nelle nostre sale, solo per mercoledì 25 febbraio, grazie alla distribuzione celebrativa del regista operata da Nexo Digital e Ripley's film. Un progetto partorito dal geniale cineasta tedesco basandosi su una sceneggiatura, covata da tempo, dell'attore Sam Shepard (che tornerà a collaborare vent'anni dopo con Wenders, questa volta anche come attore oltre che per lo script, in Non bussare alla mia porta) che ha raccolto premi e nomination in vari festival conquistando il cuore dei cinefili di ogni dove. Merito anche delle azzeccate scelte di casting che, oltre a vedere due caratteristi d'eccezione (il primo come protagonista assoluto) quali Harry Dean Stanton e Dean Stockwell, vantavano anche l'affascinante presenza della bellissima Nastassja Kinski.

Avremo sempre Parigi

In Paris, Texas, Walt riceve una strana chiamata che lo avvisa che suo fratello maggiore Travis, dato per scomparso da quattro anni, è in uno stato confusionale in un piccolo ospedale di un paesino del Texas del Sud. Walt parte per riportarlo a casa ma trova il fratello chiuso in un assoluto mutismo. Durante il lungo viaggio Travis ritrova finalmente la parola e dice di aver comprato anni prima un lotto di terreno a Paris in Texas, luogo dove la madre gli rivelò d'esser stato concepito. Giunti a casa di Walt, Travis incontra suo figlio Hunter, ormai di otto anni: il piccolo, nonostante chiami mamma e papà i suoi zìì, è ben conscio di chi sia il suo vero genitore. Dopo aver scoperto degli indizi su dove potrebbe risiedere la mamma del bambino, anch'essa sparita da quella notte di quattro anni prima, Travis decide di condurre Hunter con sé alla ricerca della donna.

L'amore che non muore

Road movie atipico che percorre sì il grande paesaggio americano, ma cavalca maggiormente le dolorose e catartiche strade emotive toccando apici di grandi umanità in quasi due ore e mezza di visione, che si concludono degnamente con un finale dolceamaro di raro impatto empatico, in Paris, Texas Wenders si concentra sulla storia e sui personaggi con un tocco fine e delicato che non straborda mai in eccessi ma riesce a catturare con superba maestria la potenza dei sentimenti, dei rimorsi e dei rimpianti su ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Un dramma melanconico che strugge ma libera al contempo in un'evoluzione narrativa che si prende i suoi giusti tempi con un tocco registico virtuoso ma mai fine a sè stesso che tocca altissimi livelli nelle scene madri dello specchio, mini-pagine di grande Cinema racchiuso in una stanza. Ma se il succo emozionale arriva al culmine in uno spazio chiuso degradante, la potenza visiva si rispecchia con tocchi d'alta classe nelle intense scene del viaggio nelle quali, grazie anche alla splendida fotografia, la bellezza selvaggia degli States si mostra imponente e libera. La ricerca di Travis, sin dal magnifico prologo dove lo troviamo disperso a vagare nell'immensità del deserto americano, è una ricerca esistenziale con la quale è facile empatizzare (merito anche della scelta delle riprese, girate seguendo l'ordine cronologico degli eventi) e poco importa se sfuggono dettagli dei quattro anni di vuoto, perché in questo viaggio la meta ha la stessa importanza del percorso. Un amore tormentato e lancinante, un amore nella sua globalità (filiale, coniugale, fraterno) che scardina i paletti del genere e le barriere dello schermo, arrivando a trascinare il racconto nella stessa realtà. Un'impresa mirabile che sfrutta al meglio le straordinarie interpretazioni dei suoi protagonisti: e se il piccolo e  soprendente Hunter Carson e il suadente fascino della Kinski completano il contorno nel migliore dei modi, è da ovazione infinita la dolente e bruciante performance di un immenso Harry Dean Stanton.

Paris, Texas Capolavoro emozionale di rara intensità, Paris, Texas è un road movie dell'anima che segue un uomo alla ricerca di un possibile futuro riparatore per gli errori del passato. Con una manciata di personaggi realistici nella loro dolente umanità, Wenders traccia un percorso registico di grande fascino che sfrutta sia la bellezza del paesaggio americano che la struttura logistica delle scene in campo chiuso, regalando grandi pagine di Cinema. E con protagonista assoluto un magnifico Harry Dean Stanton nella prova più memorabile della sua comunque ottima e sottovalutata carriera da caratterista di classe.

9

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