Parasite, la recensione del film Palma d'Oro di Bong Joon-ho

La Palma d'Oro di Cannes 2019 è un thriller satirico dall'ironia tagliente, che mescola generi in modo sorprendente e potentissimo.

recensione Parasite, la recensione del film Palma d'Oro di Bong Joon-ho
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Ki-taek (Song Kang-ho) vive in condizioni precarie con la moglie e i due figli, tutti disoccupati. Il figlio maschio Ki-woo (Choi Woo-shik) si incontra con un amico, il quale gli consiglia di farsi assumere come tutor dai benestanti coniugi Park, in cerca di un giovane che insegni l'inglese alla loro figlia.
Pur non avendo il necessario background accademico, il ragazzo riesce a ottenere l'incarico con l'aiuto della sorella, avviene così il primo contatto tra due famiglie simili (padre, madre, due figli) ma agli antipodi sulla scala sociale, e l'incrociarsi dei loro destini metterà alla luce in modo estremo lo squilibrio tra i ceti della popolazione sudcoreana.

Ritorno a casa


Nel 2017 il regista sudcoreano Bong Joon-ho fu al centro di una piccola polemica, avendo girato un film, Okja, che fu selezionato in concorso al Festival di Cannes pur essendo una produzione di Netflix, quindi destinato a non uscire in sala sul territorio francese (dal 2018 ufficialmente conditio sine qua non per essere ammessi nelle sezioni competitive della selezione ufficiale). Ancora più importante il fatto che il progetto Okja fosse, dopo l'acclamato Snowpiercer, il suo secondo film recitato in misura non indifferente in lingua inglese e con un cast di volti noti provenienti dal cinema americano e britannico (in questo caso Jake Gyllenhaal, Paul Dano e Tilda Swinton, mentre nell'action distopico del 2013 c'erano Chris Evans e John Hurt). Ora, con la ritrovata libertà creativa concessagli dal ritorno in patria dopo la trasferta internazionale, Bong è nuovamente dietro la macchina da presa con Parasite, anch'esso ammesso nel concorso cannense e premiato con la Palma d'Oro.

Un riconoscimento che arriva a coronare una carriera già illustre, premiando quello che, a oggi, è forse il film più completo e ricco di un percorso che, attraverso sette lungometraggi e svariati generi, si è imposto dal 2000 in poi come uno dei più interessanti del cinema orientale contemporaneo (e, insieme ai connazionali Park Chan-wook e Kim Ki-duk, rappresentante ideale della cinematografia sudcoreana in ambito internazionale e festivaliero).
Percorso che in questo caso ci regala un'opera che, come il suo titolo, si insinua furtivamente nella mente e nel cuore, consumandoci gradualmente con la sua esplosione di idee e la sua precisione formale.

Ricchi e poveri

Per certi versi, Parasite è la risposta "terra terra" a Us di Jordan Peele: non c'è la componente puramente horror e paranormale, ma anche Bong Joon-ho si interessa, a suo modo, alla nozione che noi stessi siamo il nostro peggior nemico, ponendo al confronto due famiglie che incarnano gli estremi di una società dove la lotta di classe si fa sempre più spietata (una sequenza in particolare, che mette in scena i vari gradini con sottile, precisa crudeltà, trasmette il messaggio con un'efficienza puramente visiva che lascia stupefatti).

È un racconto molto coreano, con allusioni più o meno sottili alle tensioni legate alla vicinanza con la Corea del Nord, veicolato attraverso il filtro del thriller sociale che salta da un momento sorprendente all'altro creando un'escalation di brividi uniti a una puntuale, profonda analisi di ciò che non va nel mondo, partendo dalla patria del regista per condannare indirettamente il mondo intero.

D'altronde, chi siamo noi se non un enorme parassita collettivo, le cui azioni finiranno per danneggiare tutti? Bong Joon-ho affronta la questione di petto, con intelligenza, ironia e una dose non indifferente di empatia, affidandosi principalmente a una grande interpretazione del suo attore-feticcio Song Kang-ho, alla quarta collaborazione con il cineasta, incaricato di dare la giusta umanità alla famiglia centrale in ogni momento, dalla gag iniziale sul wi-fi agli sviluppi più folli e scioccanti, in un microcosmo la cui precisione geometrica alimenta una suspense costante, insostenibile proprio per via di quella caratteristica fondamentale.
"Siamo noi", disse Peele in ambito americano. Bong lo ripete, ma non a parole. E in quel silenzio si cela la vera potenza di un'opera stratificata che, dopo la Croisette, si appresta a conquistare il resto del mondo.

Parasite Bong Joon-ho torna in patria, dopo l'esperienza di Snowpiercer e Okja, e firma un thriller dalla carica socio-politica potentissima, veicolata attraverso due grandi quartetti di attori e una maestria tecnica che mescola brividi, satira e pathos in una combinazione che lascia col fiato sospeso dall'inizio alla fine. La lotta di classe riletta nel cinema di genere l'abbiamo già vista, ma raramente con risultati così sbalorditivi. Tra questi, il miglior uso in assoluto di una canzone di Gianni Morandi sul grande schermo.

9

Quanto attendi: Parasite

Hype
Hype totali: 11
89%
nd