Parasite Eve, la recensione: dopo il romanzo, prima del videogame, il film

Un ricercatore decide di coltivare le cellule della moglie morta in un incidente stradale, ignorando inquietanti segreti sull'identità della donna.

recensione Parasite Eve, la recensione: dopo il romanzo, prima del videogame, il film
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Toshiaki Nagishima è un apprezzato ricercatore che sta conducendo degli innovativi studi sullo sviluppo dei mitocondri. Sposato da un anno con la bella Kiyomi dimentica l'anniversario di matrimonio in quanto troppo concentrato sul lavoro, e destino vuole che proprio in quel giorno la moglie rimanga gravemente ferita in un incidente d'auto. In Parasite Eve Toshiaki non si dà per vinto e anche quando i medici dichiarano la morte cerebrale rimane convinto di poterla ancora salvare. Convinto dai dottori a donare il rene della donna, risultata come effettiva donatrice nelle volontà testamentarie, l'uomo accetta a patto che gli venga consegnato anche il fegato della deceduta, così da poterne coltivare in gran segreto le cellule in laboratorio e tenerla così, almeno nella sua mente, ancora in vita. Toshiaki però ignora un segreto nel passato dell'amata che potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza dell'intera umanità...

L'invasione dei parassiti

L'incarnazione più famosa per il pubblico italiano rimane senza dubbio quella videoludica, proposta dall'allora Squaresoft in due episodi alla fine degli anni '90, ma il romanzo di Hideaki Sena ha sviluppato un vero e proprio franchise che ha invaso anche il mondo cartaceo, con un dittico di manga, e quello cinematografico con questo film del 1997 diretto dall'esordiente Masayuki Ochiai. Notevolmente differente dall'opera originaria per alcuni risvolti chiave della storia, la versione per il grande schermo ha diminuito le influenze orrorifiche in favore di un maggior romanticismo, scelta contestata dallo stesso regista che si è trovato a gestire suo malgrado i cambiamenti nello script. Scelta forse dovuta alle necessità di ridurre al minimo sindacale gli effetti speciali, con una manciata di innesti computerizzati di comunque basso livello, e di rivolgersi a un pubblico più ampio, ma che finisce per snaturare i risvolti più inquietanti contenuti all'interno di una narrazione dove l'intera popolazione mondiale si trova ad affrontare un impensabile nemico che, sulla scia di classici sci-fi come L'invasione degli ultracorpi (1956), è determinato a sostituire per sempre la razza umana. Si tentano soluzioni atte a incuriosire lo spettatore, su tutte l'inutile McGuffin svelato dopo la prima mezz'ora, ma ben presto l'impressione è quella di assistere a un prodotto capace di sprecare le enormi potenzialità di partenza in lungaggini di sorta utili soltanto a portare il tutto all'assurdo minutaggio di due ore. La stessa tensione di genere fa capolino solo in un paio di sequenze tutte giocate sul senso di attesa e la ripetitiva e rocambolesca resa dei conti finale rischia di risultare a tratti involontariamente ridicola, degna conclusione di un'operazione rivisitata in maniera poco coerente.

Parasite Eve Una discreta atmosfera di genere, un paio di sequenze tensive e gli spunti rimasti immutati dal romanzo originario non bastano a salvare la trasposizione per il grande schermo di Parasite Eve, franchise ben conosciuto dagli amanti del mondo videoludico. Il film contamina l'incipit orrorifico con eccessi melodrammatici in un forzato rimaneggiamento del libro, e la qualità non certo eccelsa dei sporadici effetti speciali completa l'insieme di un'operazione mediocre che lo stesso regista ha definito come il frutto di "svariati compromessi che gli hanno impedito di realizzare un horror nel puro senso del termine", dichiarazione con la quale non si può che concordare al termine delle due, eccessive, ore di visione.

5

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