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Recensione Paranormal Activity 2: Tokyo Night

La notte di Tokyo fa meno paura del previsto

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Non deve ingannare il numero 2 di seguito al titolo. Paranormal Activity: Tokyo Night è in realtà una sorta di spin-off, girato contemporaneamente al secondo episodio americano, dell'horror che tanto ha diviso il pubblico di ogni dove. Senza dubbio l'idea di unire un, cult, amato e odiato, del Cinema horror recente alle atmosfere della paura di matrice orientali era affascinante e ricca di interessanti potenzialità. Dalla terra che ha dato luce alle figure di Sadako e Kayako era lecito attendersi uno sguardo nuovo e originale alla saga, ma come vedremo non tutto è andato a buon fine.

Tokyo Night

La giovane Haruka (Noriko Aoyama) è appena ritornata a Tokyo dopo una vacanza in America, nella quale ha riportato un grave infortunio alle gambe. Mentre il padre è impegnato fuori casa per lavoro, è suo fratello maggiore Koichi (Aoi Nakamura) a prendersi cura di lei. Il ragazzo ha la passione per le videocamere, e riprende con esso tutto ciò che accade in casa. E' proprio grazie alle riprese effettuate che i due scoprono che la dimora è luogo di misteriosi avvenimenti, che hanno luogo soprattutto di notte nella camera di Haruka. Koichi decide così di piazzare la sua videocamera nella stanza della ragazza, e i filmati che riprendono le ore notturne dimostrano che delle forze misteriose stanno agendo in casa loro.

A metà strada

Si può tranquillamente parlare di una sorta di clone della pellicola originale. Paranormal Activity: Tokyo Night non ha nessuno spunto realmente nuovo tale da giustificare la visione ad un pubblico più ampio di quello che comprende gli appassionati della saga o dell'orrore orientale. Anzi, escludendo gli ultimi minuti, anche i fan più assidui dei j-horror difficilmente troveranno motivi realmente interessanti per approssimarsi nella visione. Gli eventi sono sempre visti dall'onnipresente occhio della videocamera di Koichi, che cambia prospettiva a seconda di ciò che accade su schermo. Anche i classici eventi a ripresa fissa non riescono ad incutere il succitato terrore, tranne qualche breve sprazzo comunque troppo breve per giustificare più di un sussulto. Il modo in cui guardare questo genere di film è naturalmente quello dell'immedesimazione coi protagonisti, e in quest'ottica la lentezza degli eventi riesce a trasformarsi in una sorta di progressiva ambientazione con gli ambienti ed i personaggi. La lunga attesa e i frequenti tempi morti però, complice anche la recitazione minimalista degli interpreti, potranno sfiancare la resistenza dei più. Lo splendido e spaventoso Noroi (2004) di Kôji Shiraishi aveva dimostrato che prendere ispirazione da occidente (in quel caso dal cult The Blair Witch Project) e contaminarlo con il folklore e la cultura nipponici poteva essere una mossa qualitativamente vincente. Purtroppo ciò non si è ripetuto e ad oggi Tokyo Night è un film a metà, che difficilmente convincerà gli amanti dell'orrore del lontano est e che apparirà come una sorta di fotocopia a chi ha apprezzato l'originale.

Paranormal Activity 2: Tokyo Night La conversione di Paranormal Activity in salsa orientale non riesce a convincere ed è anche difficile comprendere a quale tipo di pubblico sia rivolta. Il pubblico occidentale, abituato ad apprezzare gli spesso pessimi remake hollywoodiani dei classici j-horror, difficilmente si troverà a percorrere il percorso inverso, se non perché ossessionato dalla saga originale. E allo stesso modo, chi vive di orrore orientale, troverà qui dentro solo il riflesso di un'operazione commerciale non del tutto riuscita.

4.5

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