Recensione Paranormal Activity

L'orrore in presa diretta.

recensione Paranormal Activity
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Spesso il cinema, specie in Italia, viene visto dall'uomo della strada come un'arte e un mestiere costoso per tutto l'ambaradan di mezzi e persone di cui ha bisogno tanto a livello produttivo, quanto distributivo. A ciò si aggiungono la comune percezione attorno agli addetti del settore, visti come una casta chiusa in cui è difficile entrare, l'arroganza di molti "giovani" esordienti che, del tutto inconsapevoli della propria mediocrità, si vogliono ergere a baluardi di chissà quale corrente di pensiero artistico, dando origine a delle porcate epocali e le solite connivenze politiche che dirottano i fondi statali sempre a favore dei soliti compagni ed amici e dei loro lavori che il 99% delle volte incassano si e no due euro al botteghino, andando a demolire qualsiasi logica che dovrebbe stare alla base di un finanziamento economico. Chiunque operi nel settore, sa bene che queste "percezioni" in qualsiasi altra nazione sarebbero tacciate di qualunquismo, trovano quotidiano riscontro nel cinema italiano, ormai agonizzante nella sua provincialità (e, per favore, non tiriamo in ballo roba come Gomorra di Garrone che, nello specifico, meriterebbe solo il premio come film più sopravvalutato del decennio).
Tutta questa filippica serve sostanzialmente per esternare un'affermazione che in un paese come il nostro, dove tutti i registi si sentono artisti e si lamentano di essere strozzati al botteghino dai colossi americani (solo il cinepanettone resta una corazzata inaffondabile: Avatar di James Cameron, in Italia è stato preso a calci in culo da "li mortacci" di De Sica and Co. facendo slittare di un mese la release) suona completamente avulsa dal contesto: i soldi con la bontà e la riuscita di una pellicola c'entrano come i proverbiali cavoli a merenda. Quello che serve è un'idea da sviluppare efficacemente con quello che si ha a disposizione.
Ed è per questo che tutti i "cinematografari" della penisola dovrebbero studiare Paranormal Activity con un misto di ammirazione, deferenza e rispetto. Per capire che si possono incassare 105 milioni di dollari con un prodotti onesti costati solo 15.000 dollari, capaci di sfruttare il tam tam del web e l'accortezza dei produttori.
Cosa dite dalle ultime file?
Che in Italia non abbiamo produttori attenti e ricettivi come quelli che talvolta bazzicano a Hollywood e che da queste parti ancora si ostinano a non capire le potenzialità infinite del web e del suo ricettivo e sveglio pubblico?

Presenze.

La vicenda narrata da Paranormal Activity, presa di per sé, non ha davvero nulla di speciale. Potrebbe essere riassunta semplicemente con "Micha e Katie sono una giovane coppia residente in un sobborgo residenziale di San Diego: dato che da tempo la ragazza è perseguitata da strane presenze, tanto che anche nella nuova abitazione possono essere uditi strani rumori nel cuore della notte, il suo fidanzato decide di acquistare una videocamera con la quale monitorare le eventuali tracce di attività paranormali che avvengono nella dimora.".
I dati registrati ed immagazzinati nell'hard disk del computer del ragazzo giungono quindi a noi col classico espediente del ritrovamento più o meno fortuito stile Cannibal Holocaust o The Blair Witch Project.
Sulla carta, ad essere avventuroso è stato l'iter produttivo del film. Un viaggio iniziato da Oren Peli nel 2007. Peli, ex-programmatore di videogiochi che aveva lavorato con Acclaim, Atari e poi con Sony, senza alcuna nozione di tecnica cinematografica alle spalle decide d'investire 15.000 dollari in un low budget movie girato interamente a casa sua (dopo aver lavorato per un anno alle modifiche necessarie per le riprese), con attori sconosciuti come interpreti. La tematica spiritica scaturiva dalla sua ancestrale paura dei fantasmi e dal desiderio di tramutare tale terrore in qualcosa di produttivo.
Dopo uno screening allo Screamfest Horror Film Festival, manifestazione durante il quale Peli distribuiva il dvd del film a chiunque fosse interessato a una eventuale release, Paranormal Activity finì in una sorta di limbo, finché non arrivò nelle mani di Ashley Brooks, una production executive Dreamworks. Dopo averlo visto, rimase così impressionata da consegnare il dvd al suo superiore, Adam Goodman che, a sua volta, lo fece arrivare all'attenzione del capo dello studio Stacy Snider. Tanto fu l'interesse suscitato in loro che, alla fine, passarono il testimone nelle mani dello stesso Steve Spielberg che, dopo aver visto il film a casa, diede la luce verde per il remake ufficiale.
Il resto è storia.
Non c'è stato alcun remake e il film è arrivato nelle sale così come inizialmente concepito da Oren Peli. La prima release in 13 città universitarie americane, fu seguita da continue richieste di aggiunta di schermi per la programmazione del film, richieste che potevano essere inoltrate direttamente attraverso il sito di Paramount ed Eventful.com. : al raggiungimento della milionesima petizione, Paramount avrebbe assicurato la distribuzione nationwide. Il contatore, il 10 ottobre all'1.35 a.m. arrivò ad oltre un milione. Il 23 ottobre 2009, Paranormal Activity, dopo un sudato percorso durato due anni e grazie alla potenza del web, è arrivato nei cinema di tutti gli Stati Uniti, battendo molti record d'incasso in relazione alle spese di budget sostenute e agli incassi ottenuti.
In Italia il film è stato acquisito, curiosamente, da Filmauro che lo distribuirà a partire da febbraio 2010. Il curiosamente nasce dal fatto che è stata sempre Filmauro 10 anni fa a comprare i diritti di distribuzione italiana di un altro horror indipendente entrato nel guinness, ovvero The Blair Witch Project.

While you're sleeping....

Il tema delle case (o edifici) infestate e delle possessioni demoniache sono dei topoi ricorrenti nel cinema horror. Anche oggi, nonostante i tanti film dell'orrore asiatici (e relativi remake) con tutto il loro patrimonio di bambini fantasmatici e oggetti d'uso comune resi improvvisamente mortiferi a causa di chissà quale maledizione, alcuni dei migliori lavori focalizzati sul tema della paura, traggono spunto da questi abusati cliché. Cliché che malgrado l'uso smodato, persevera, fortunatamente, nel regalarci opere come The Others di Amenabar, The Orphanage di Bayona o Saint Ange di Laugier. Come affermato in apertura, l'originalità a tutti i costi non serve. Basta solo saper sviluppare in maniera efficace e coerente quello che si ha in testa.
Oren Peli, alla faccia della totale mancanza di studi cinematografici alle spalle, doveva avere ben chiaro quello che albergava fra le sue sinapsi e i suoi assoni. Paranormal Activity, per come raffigura la routine quotidiana della coppia e le incursioni del paranormale nella loro esistenza, riporta ad un idea quasi ancestrale di cinema, come le paure ataviche che incute: il batticuore per il sospetto di essere aggrediti mentre si è deboli e indifesi fra le braccia di morfeo e di venire violati in una delle entità esterne al nostro corpo, ovvero sia le mura domestiche, che così tanto fanno per erigere la barriera della nostra intimità e sicurezza familiare. La narrazione, seppur presente e connotata da un certo climax ascendente e dei picchi di tensione considerevoli, più che accostare la pellicola di Peli alla moderna cinematografia horror, la pone in una dimensione di cinema "primitivo", in cui più che ad una storia ci troviamo di fronte, come ne La Sortie de l'usine Lumière à Lyon, a delle situazioni di vita vissuta riprese nella loro semplice svolgersi. I propositi di costruzione e sviluppo del plot, sempre e comunque evidenti in altri mockumentary di successo come The Blair Witch Project o [Rec], sono qua molto più mascherati. L'oggetto della nostra analisi è quasi una negazione radicale della moderna (e più diffusa) idea di cinema americano come come emblema e massimo esponente del concetto di mo(n)strare facendo leva sull'imponenza della messa in scena scenografica ed effettistica: tale preconcetto viene spazzato via da una regia che destabilizza per mezzo di quello che l'occhio (dello spettatore, del personaggio) non vede o può a malapena scorgere dalle riprese immagazzinate nell'hard disk di Micha, dal rumore di passi avvertito dal pubblico in sala, navigato voyeur che può solo assistere e partecipare empaticamente alle disavventure della coppia, mentre il destino di Micha e Katie sarà solo quello di scoprire il mattino successivo che qualcosa, qualcuno agiva indisturbato mentre loro erano addormentati. Fondamentale al raggiungimento di tale effetto di ansia e angoscia la prova di Katie Featherstone che a dispetto della scarsa esperienza, in un paio di frangenti, si renderà protagonista di situazioni nella quale provare dei brividi lungo la schiena sarà davvero inevitabile.

Il film che ha spaventato Spielberg? Beh, non proprio...

"Il film che ha spaventato Spielberg" è la scritta che campeggia sui cartonati del film piazzati nei multisala italiani. Peccato che si tratti di una trovata pubblicitaria. Stando a quanto raccontato dallo stesso Spielberg, il giorno dopo aver visto Paranormal Activity, avrebbe riportato il dvd negli uffici Dreamworks all'interno di una busta della spazzatura affermando che il dvd era "posseduto": dopo aver visto il film, le porte della sua camera da letto si erano bloccate da sole e lui non era potuto uscire dalla stanza, tanto da trovarsi costretto a chiamare un fabbro.
Peccato che si trattasse di uno scherzo, come affermato senza mezze misure da Jason Blum in quest'articolo.

Paranormal Activity Paranormal Activity racconta una storia vista innumerevoli volte sugli schermi. Le case infestate al cinema non sono poi così insolite. La particolarità del caso in questione sta tutta nel modo in cui tale episodio, tale vicenda viene dipanata, con la tensione e la paura che crescono grazie all'effettiva creazione di empatia, al totale annullamento della distanza fra protagonisti della storia e pubblico in sala (a ulteriore riprova che per coinvolgere non c'è bisogno di fantasmagorie tridimensionali, ma solo di abilità narrativa). Ma la pellicola di Oren Peli, è interessante non solo dal punto di vista cinematografico, quanto anche di mediatico. Se già dieci anni fa The Blair Witch Project aveva fatto di internet la sua grancassa, con questa pellicola siamo andati oltre: una major, Paramount, si è vista “costretta” a diffondere capillarmente il film perché è stata l'utenza stessa a chiedere a gran voce di poter vedere Paranormal Activity nel cinema sotto casa, aiutata da siti come Bloody Disgusting ed Ain't It Cool, che si sono fatti portavoce del volere dell'audience. Ovviamente, in un paese dove Facebook viene visto come il male assoluto e le divisioni nazionali delle major sono ancora succubi della carta stampata e di critici troppo impegnati a fare i riassunti dei pressbook (con tanto di finali di film spoilerati fin dal titolo o dall'occhiello della recensione), una dinamica del genere è più fantasiosa anche delle disavventure accadute alla giovane coppia protagonista di Paranormal Activity.

8.5

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