Recensione Paprika

Siamo svegli adesso?

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E' notte fonda, e ti trovi in un luogo come tanti... Cominci a correre, non sai perchè, sei spinto solo dall'istinto, dall'inquietudine di voler scappare da qualcosa che sai che è lì, dietro di te... Ed allora corri, corri, corri, via da quella figura spettrale ed incorporea, scappi senza accorgerti che sei nel vuoto. Ma poi lo vedi, è buio, è fondo, è proprio vuoto. Cadi, precipiti a corpo morto, sprofondi, senza mai atterrare. Ti svegli. Era solo un sogno. Per fortuna!?!

Caotico. Il mondo dei sogni è senza dubbio caotico. La maggior parte delle volte. Ed è per questo che da sempre ci chiediamo se queste vicissitudini immaginarie siano solo frutto di un casuale viaggio mentale o se abbiano in effetti un vero senso. Freud si rivolterebbe nella tomba se qualcuno affermasse che il mondo onirico non fosse da ritenere quantomeno fondamentale per capire la psiche di una persona. Ed è proprio da qui che si parte. Studiare il sogno dall'interno, in veri e propri viaggi nella mente del paziente, in quegli angoli che neanche lui sapeva di aver creato. Cercare di studiare l'inconscio trovandosi nell'inconscio. Roba che Freud avrebbe invidiato moltissimo e che sicuramente avrebbe reso il suo lavoro molto più semplice, e forse molto più efficace.
Ma torniamo al film. Paprika è l'alter ego onirico della dottoressa Atsuko Chiba, tanto grintosa e spumeggiante nel sogno quanto fredda ed introversa nella realtà. Lei ci guiderà all'interno dell'immaginario di Konokawa, detective che odia il cinema, per aiutarlo a liberarsi di un sogno ricorrente basato, guarda caso, proprio sugli stereotipati generi cinematografici. Veniamo così a scoprire che esiste una macchina, il DC-mini, in grado di far entrare nei propri sogni chiunque, e lo veniamo a sapere perchè questo apparecchio, poco prima di essere messo in commercio, è stato rubato. E sembra che il possessore dell'apparecchio possa soggiogare la mente di chiunque voglia, impostando uno stato di dormiveglia in cui realtà e sogno coesistano. La trama viene complicandosi ancor di più quando l'inventore della macchina in questione viene trovato in stato di coma, risucchiato in un "sogno collettivo", o meglio, in un sogno formato dall'insieme dei sogni di molti pazienti e che sembra muoversi come un virus informatico. Ci saranno lotte senza senso, desideri di rivalsa, prese di coscienza, amore ed odio, fino al gran finale, che svelerà chi vuole comandare il mondo rendendolo un ibrido tra sogno e realtà.

Una pellicola accattivante quella di Satoshi Kon, piena di sottotrame e di angolazioni che riescono a collegare onirico, tecnologico, realtà, immaginazione, finzione e follia. Certo, perdersi è facile. Soprattutto quando tutto corre, come spesso accade nei pensieri. Non è mai facile focalizzare l'attenzione su questo o quello spunto, perchè ce ne sono davvero tanti, e tali da lasciare migliaia di punti di domanda. Ci viene mostrato quanto sia facile perdere la propria identità quando la tecnologia spinge all'uniformità, quando la nostra privacy viene a mancare e perfino i nostri sogni possono essere messi su uno schermo, o addirittura vissuti da altri, quando è quasi logico aspettarsi che la marcia sia la nostra meta e non un pericolo. E' facile mettersi in riga e lasciarsi trasportare, lasciare vincere l'intruso e fargli scrivere il nostro percorso. La nostra mente dovrebbe essere autonoma, eppure c'è chi scrive sogni ogni giorno per noi, il grande ed il piccolo schermo in primis, ma anche la grande rete informatica, che ormai nella sua immensità è diventata un vicolo cieco dal quale non si può più tornare indietro. E Satoshi Kon sa premere l'acceleratore portandoci nel futuro, non troppo lontano, un futuro che corre ancor più spedito e nel quale non si ha più neanche il tempo di sognare. Eppure l'animo umano riesce a liberarsi ed a trovare la sua via di fuga, slegando l'inconscio e lasciando sfogare la nostra vera natura. Una pellicola che va oltre se stessa mettendo in scena il cinema, visto sotto l'occhio dell'animazione, un cinema che, diviso in generi, ci svela piccole porzioni del nostro essere. Una piccola lezione di vita forse quella che vuole darci Satoshi Kon, autore che come al solito imposta il suo racconto sull'inesplicabile della realtà e sulla contraddizione.
Un'opera che non va sottovalutata, piena di colpi di scena, di accelerazioni, di riflessioni sul presente, sul futuro, sull'inconscio e sulla realtà mutabile delle cose. Insomma un bel film, che va capito, forse studiato, senza dubbio visto.

Paprika Non sempre i sogni sono bei sogni. Ma a volte un autore può provare a rendere bello un sogno che bello non è. E Satoshi Kon riesce nell'opera, portando sullo schermo il gusto del tratto classico dell'anime, unendolo a problematiche di grande attualità in un thriller psicologico di ottima fattura. Consigliato.

7

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