Palm Springs, la recensione del film in sala con Andy Samberg

Loop sentimentali per questa commedia romantica che rielabora una lezione fantascientifica nel migliore dei modi: Samberg e Milioti vi conquisteranno.

recensione Palm Springs, la recensione del film in sala con Andy Samberg
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Vi siete mai sentiti chiusi dentro una realtà che si ripete? Come se ogni giorno trascinasse i piedi, una fotocopia sempre sbiadita allo stesso modo, dove tutto è congelato in una sorta di presente eterno. E se questo succedesse con i vostri sentimenti? Perché Palm Springs decide di catapultarci in un loop temporale, squisitamente pop, pieno di glitter e folle comicità, mentre un terremoto emotivo sobbolle, pronto a farci vibrare il cuore. La commedia romantica spruzzata di fantascienza esce nelle nostre sale il 22 ottobre, pronta a regalarci un po' di sana e pazza magia, come aveva già fatto La vita straordinaria di David Copperfield.
A noi non resta che farci risucchiare dal mondo imbastito da Max Barbakow, naufragando in questo mare chiuso in una piscina. Ma, si sa, prima o poi gli argini si rompono, allora è il caso di scivolare via assieme a due splendidi Andy Samberg e Cristin Milioti, adorabili piccole meteore in grado di colpirci dove fa male.

Ripetuto in loop

E se l'infinito non fosse solo un sogno? Palm Springs ti destabilizza per un attimo, convincendoti di assistere a un matrimonio dove due persone si conoscono, pronte a innamorarsi.
Ma quando arriva una freccia nella spalla del Nyle di Andy Samberg ci rendiamo conto che non siamo in una commedia romantica qualunque, il tutto sottolineato da quella grotta illuminata da una luce rossastra.
La Sarah di Cristin Milioti però non ascolta i consigli, e decide di andare oltre lo specchio, proprio come faremmo noi.
Qui Palm Springs raccoglie tutte le briciole che aveva disseminato nel primo atto e si spalanca, inghiottendoci nel suo mondo fatto di reiterazioni uniche e irripetibili. Noi siamo Sarah, "catturati" da un Nyle gigione e svogliato, ormai chiuso nel suo loop e pronto a goderselo nel migliore dei modi. O nel peggiore.
Il richiamo fortissimo è ovviamente quello di Ricomincio da capo, senza però marmotte che annunciano il meteo o morali da imparare. Perché quando nel loop si è in due, allora chi può cambiare il mondo?

Via da Palm Springs

Andy Siara, lo sceneggiatore, ha ammesso che il film originariamente aveva più in comune con Via da Las Vegas che con Ricomincio da capo. E infatti l'eco del capolavoro che ha consegnato l'Oscar a Nicolas Cage rimbomba in ogni momento.
Perché Nyle è svogliatamente bloccato nel suo loop, incapace anche di voler trovare una via d'uscita. Si è adattato, come se ormai la sua vita non possa essere altro, una risacca sentimentale in cui tutto rotola giù da una collina, per poi ritrovarsi ancora in cima.

Ha deciso di divertirsi, sbocconcellando una vita facile, senza pensieri, dove ogni giorno può andare diversamente, ma già sapendo che finirà allo stesso modo.
Ecco che Sarah diventa quindi la variabile impazzita, il solco parallelo alla realtà, quella costante che riequilibra un mondo ormai distorto, rovesciandolo completamente.
Come se fosse una cura all'alcolismo temporale di Nyle, che in maniera silenziosa ma costante si accorge che non è solo il terreno a saltare un battito.

Esplodere assieme

Tutto il non detto sentimentale sobbolle sui volti di Samberg e Milioti, pitturati di sentimenti dai quali tentano di fuggire. E noi cresciamo con loro, in questo folle mondo dove ogni evento accade per millenni in un giorno, una relazione che sobbalza, scalcia e tenta di connettere il proprio tempismo emotivo.
Perché Palm Springs ti avvolge di risate mentre stiletta il cuore, un ossimoro di folli e grottesche situazioni, episodi che vorremmo vedere in continuazione, mentre Nyle e Sarah (non) vivono davanti a nostri occhi.
Il film passa con cinico incanto dal comico al sentimentale, un vortice nel quale è splendido farsi trascinare. Dai folgoranti cameo di un clamoroso J. K. Simmons alle naturali eruzioni di risate, passando per un rapporto che sentiamo anche un po' nostro.
Perché la metafora di Palm Springs si insinua mentre ce lo godiamo placidamente, rovesciandoci in acqua dove siamo costretti a nuotare: restare immobili non vale più.
E alla fine è così, anche se siamo rimasti chiusi nel nostro mondo c'è sempre una maniera per scappare e ricominciare a vivere, pur rischiando di finire sgretolati in mille pezzi. Bisogna solo accettarsi senza compromessi, accogliendo qualcuno nel nostro strano universo, per fare finalmente assieme questo breve lungo viaggio.

Palm Springs Un loop sentimentale folle e squisito, dove Andy Samberg e Cristin Milioti migliorano secondo dopo secondo, vita dopo vita. Palm Springs aggiorna la lezione di Ricomincio da capo con una punta amara di Via da Las Vegas, per raccontare un immobilismo emotivo che tocca un po' tutti. Battute ciniche e disincantate abbracciate da un sentimento che erutta lentamente, tra episodi di disordinata follia e due vite incasinate che tentano solo di volersi bene. Il film di Max Barbakow è un eterno ritorno svogliato e gigione, che aspetta solo il momento giusto per stritolarci il cuore.

8

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