Recensione Pain & Gain - Muscoli e denaro

Il black humour di Michael Bay!

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Chi lo avrebbe mai detto che il losangelino classe 1965 Michael Bay, responsabile della tanto costosa quanto emozionante saga live action di Transformers, sarebbe tornato, prima o poi, a realizzare un lungometraggio disponendo di capitali non proprio esorbitanti?
Attenzione, però, perché stiamo parlando pur sempre dell'autore di Armageddon - Giudizio finale (1998) e Pearl Harbor (2001), quindi, il fatto che disponga di un capitale più ristretto del solito non significa certo che la sua ultima fatica sia stata realizzata unicamente con l'ausilio di una camerina digitale palmare ed interpretata da attori tutt'altro che conosciuti.
Infatti, è di circa ventidue milioni di dollari il budget che ha avuto a disposizione per mettere in piedi questo progetto che, più volte rimandato proprio a causa degli impegni che lo hanno tenuto occupato con realizzazione della succitata serie riguardante i robot trasformabili della Hasbro, dopo il film d'esordio Bad boys (1995) è, senza dubbio, quello meno costoso della sua non lunghissima filmografia.
Un progetto che, ispirato a una storia vera raccontata dal giornalista investigativo Pete Collins tramite una serie di articoli scritti nel 1999 per il Miami New Times, aveva inizialmente previsto anche il coinvolgimento di John Turturro, costretto ad abbandonare a causa di impegni lavorativi collaterali.

Miami clumsies

Con l'azione che si svolge nel 1995, ne è protagonista Mark"Max Payne"Wahlberg nei panni di Daniel Lugo, bodybuilder che, lavorante insieme all'amico Adrian Doorbal alias Anthony"Gangster squad"Mackie in una palestra sita nella nota città della Florida, decide di cambiare la propria monotona vita all'insegna della povertà escogitando il rapimento di un importante uomo d'affari.
Uomo d'affari che porta il nome di Victor Kershaw, il quale, interpretato dal Tony Shalhoub di Men in black (1997), prima viene sequestrato con successo dalla neo-gang grazie all'aiuto del criminale Paul Doyle, cui concede anima e corpo l'imponente Dwayne Johnson, poi sopravvive a un tentato omicidio messo goffamente in atto dal gruppetto.
Occasione che, dopo che i tre hanno trovato anche il modo di accedere alle sue finanze senza farsi catturare dal Dipartimento di Polizia di Miami, lo spinge ad assoldare il detective Ed Du Bois, con le fattezze dell'Ed Harris di Apollo 13 (1995).

PlayBay!

Quindi, già solo leggendo la trama risulta immediatamente chiaro che, a differenza dei suoi precedenti lavori, le circa due ore e mezza messe in piedi dal regista di The island (2005) non puntano, questa volta, sul tripudio di effetti digitali e sequenze d'azione dagli esiti pirotecnici destinati a superare qualsiasi legge della fisica.
Ma Bay non si smentisce e, pur dovendosi cimentare con quella che, a tutti gli effetti, è una commedia abbondantemente infarcita di black humour, non solo non fa a meno del movimento da action-movie, ma tempesta il tutto di bellezze mozzafiato e fisici scolpiti accentuandone, in maniera evidente, tutto il traboccante erotismo.
Aspetto, quest'ultimo, che da un lato provvede a ricordarci la sua provenienza dall'universo dei video realizzati per la sexy rivista Playboy, dall'altro tende ad accentuare quella notevole attenzione per l'estetica che, però, ha finito con ogni probabilità per distoglierlo nei confronti degli altri elementi necessari alla riuscita di una produzione cinematografica.
Perché, mentre vediamo coinvolti nell'assurda (dis)avventura anche la Rebel Wilson di Tre uomini e una pecora (2011) e il Ken Jeong di Una notte da leoni (2009), non si fatica affatto a intuire che lo script per mano di Christopher Markus e Stephen McFeely - sceneggiatori della trilogia Le cronache di Narnia - possieda ingredienti e situazioni atti a regalare un tanto coinvolgente quanto divertente spettacolo da grande schermo volto a ribadire che le cose semplici sono quelle che contano veramente nella vita; ma il caro vecchio artefice di The rock (1996) amalgama il tutto attraverso un ritmo narrativo talmente martellante da arrivare a rendere l'insieme, in maniera paradossale, piuttosto soporifero.

Pain & Gain - Muscoli e denaro Si parte da una storia realmente accaduta per raccontare sullo schermo il goffo rapimento attuato da due bodybuilder e un imponente criminale ai danni di un ricco uomo d’affari. Ciò che incuriosisce maggiormente, però, è che al timone di regia di quella che altro non è che una commedia a basso costo infarcita di humour nero si trovi Michael Bay, ovvero colui che, tra Pearl Harbor (2001) e i diversi capitoli della serie Transformers ha provveduto a farsi notare tramite produzioni ad alto budget grondanti effetti digitali. Forse, però, sarebbe meglio che continuasse a occuparsi soltanto di quelle, perché il territorio “leggero” della risata su celluloide non sembra fare per lui, a quanto pare propenso ad assordanti ritmi comici che finiscono unicamente per rendere stancante l’insieme.

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