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Oxygene, la recensione del nuovo film originale Netflix

Diretto da Alexander Aja, il thriller con protagonista Melanie Laurent si rivela un prodotto ansiogeno e claustrofobico ma poco altro.

Oxygene, la recensione del nuovo film originale Netflix
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In attesa dell'arrivo di Army of the Dead di Zack Snyder, Netflix propone agli abbonati di maggio una seconda proposta filmica originale con Oxygene, thriller diretto da Alexander Aja (Horns, Crawl) che vede come protagonista assoluta la sempre credibile Melanie Laurent. Ci troviamo in un futuro non meglio specificato e d'improvviso una donna, Elizabeth Hansen, si risveglia in una capsula criogenica. È avvolta in un bozzolo di polimeri e collegata a dei macchinari medici, ma quando rinviene dal sonno indotto non ricorda nulla del suo passato, in preda a una forte amnesia. Non sa dove si trovi e perché sia finita in una capsula criogenica, ma soprattutto non sa chi sia.

In suo aiuto solo l'interfaccia della capsula, M.I.L.O (Mathieu Amalric), che seguendo le indicazioni e le richieste di Elizabeth tenta di ricostruire insieme a lei il passato e tutto ciò che l'ha condotta in quella situazione. Il problema più grave è però un altro: l'ossigeno è in calo continuo e pronto a esaurirsi in poche ore, la donna deve dunque trovare un modo per fuggire prima che sia troppo tardi.

Tutti i cliché del genere

Alexander Aja non è nuovo a questi progetti cinematografici tesi e ansiogeni, anzi, potremmo addirittura dire che ci ha costruito intorno la sua stessa carriera. Pensiamo a Le colline hanno gli occhi ma in particolar modo a Crawl - Intrappolati e a The 9th Life of Lewis Drax. Ha sempre amato una miscellanea di g eneri puntando all'horror, al survival e al fantascientifico, e in fin dei conti questo Oxygene è un po' la summa delle sue ispirazioni e dei suoi interessi filmici, dato che in un lungometraggio di un'ora e cinquanta minuti è riuscito a unire tutti i generi sopracitati in un'unica "confezione".
Guardando a titoli come Buried - Sepolto, Aja sceglie di non uscire mai dalla capsula criogenica di Elizabeth per creare un profondo senso d'angoscia, solitudine e claustrofobia, muovendosi solo ed esclusivamente all'interno della stessa e riducendo al minimo la dinamicità delle inquadrature per puntare funzionalmente su primi piani e trovate stilistiche adatte alla situazione.

In un simile contesto, il regista sa incasellare uno dopo l'altro dei virtuosismi che danno senso formale e cinematografico al film, che sembra però non esplodere mai al suo massimo potenziale. Segue soprattutto la sceneggiatura quasi fiume di Christie LeBlanc, forte di un senso progressivo e di crescita del racconto che fa suoi tanti cliché del genere in termini pienamente contenutistici.

Affronta marginalmente diverse tematiche d'attualità e lo fa rimettendosi alle esigenze correlate alla storia che si è scelto di raccontare, che risulta problematica nel ritmo e nel ripetersi delle situazioni, per forza di cose ridotte. Non aiutano nemmeno i flashback, perché per la maggior parte rimessi al video dell'intelligenza artificiale della capsula, M.I.L.O, classico aiutante sci-fi programmato per interagire e sostenere l'ospite della macchina.

Pur essendo ricco di plot twist, in un susseguirsi di scoperte quasi invasivo, Oxygene è un titolo che non riesce ad affascinare in pieno e che non regala reali sorprese, tranne l'interpretazione della Laurent, che reggendo sulle spalle l'intera durata del film tenta di "muoversi" al meglio delle sue possibilità attoriali in un frangente in cui le azioni sono ridotte all'osso ed sono soprattutto la parola, l'emozione e l'espressione a predominare sul resto.

Lo slancio conclusivo in crescendo risolleva comunque le sorti un po' spente del progetto, che resta a ogni modo opprimente e registicamente ragionato al millimetro sull'evoluzione calcolata e un po' prevedibile della storia. Non il miglior film di Aja, preferibile all'aperto, in grado di sbracciare con più divertimento nel suo stile.

Oxygene Oxygene si presenta un po' come la summa di tutte le passioni e ispirazioni cinematografiche di Alexander Aja, che unisce in un solo progetto i suoi generi d'appartenenza principali, l'horror, il survival e la sci-fiction. Claustrofobico e opprimente, ansiogeno e teso, il film originale Netflix pecca in particolar modo nel ritmo e nella mancanza d'azione - intesa come movimento - connaturata nella natura stessa del titolo e nell'evoluzione della sceneggiatura di Christie LeBlanc, che forte del senso di crescita ed espansione del racconto e della situazione si rivela sulla durata complessiva del film un ripetersi o affastellarsi di momenti destinati solo ad allungare il timing. Promossa l'ottima Melanie Laurent, che regge da sola sulle sue spalle l'intera narrativa del film, e qualche trovata virtuosa di Aja (una transizione in particolare), tuttavia Oxygene ha poco da regalare al genere.

5.5

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