Outlaw King: recensione del film Netflix con Chris Pine

Potrebbe quasi essere considerato il sequel di Braveheart, questo nuovo originale Netflix sulla lotta della Scozia per l'indipendenza.

recensione Outlaw King: recensione del film Netflix con Chris Pine
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Ricordiamo tutti il William Wallace di Mel Gibson e la sua invocazione finale alla libertà, prima di venire brutalmente giustiziato. Outlaw King, il nuovo film originale Netflix in arrivo sulla piattaforma streaming il 9 novembre, potrebbe quasi essere un sequel di Braveheart.
In effetti, è proprio la vista del cadavere - o meglio, di un brandello del corpo squartato - di Wallace a mettere in moto la rivolta di Robert the Bruce, che decide di raccogliere attorno a sé altri nobili scozzesi per ribellarsi agli inglesi e riconquistare la Scozia, di cui poi diventerà il primo re.
Presentato in anteprima mondiale al TIFF (Toronto International Film Festival), è stato accolto in maniera piuttosto tiepida dai giornalisti internazionali, che ne hanno criticato la lunghezza eccessiva (più di due ore), accusando il minutaggio di rallentare il ritmo del film. Per questo il regista David Mackenzie ha deciso di tagliare venti minuti prima della distribuzione su Netflix, ma basta questo a far funzionare il film? Sì e no.

Da William Wallace a Roberto I di Scozia

Outlaw King si apre in un momento cruciale della storia britannica: i capi scozzesi, tra cui Robert the Bruce (Chris Pine), hanno finalmente deciso di giurare fedeltà alla corona inglese, ponendo così fine a una sanguinosa rivolta per l'indipendenza.
All'appello manca solo William Wallace, ancora latitante, ma gli altri capi ci sono tutti, nonostante il palese disprezzo per re Edoardo I. Robert torna alla sua vita (e lo fa con una nuova moglie, Elizabeth de Burgh, interpretata da Florence Pugh), pronto a onorare il patto di fedeltà agli inglesi unicamente perché così vuole suo padre.
Se lo scontento degli scozzesi per le tasse sempre più alte già lo mette a dura prova, è scoprire che Wallace è stato catturato e brutalmente giustiziato a dare il colpo di grazia alla sua pazienza. Vedere un brandello - il torace e un braccio - di colui che di fatto rappresentava l'ultima speranza per il popolo scozzese è troppo per lui, che decide allora di raccogliere uomini per ribellarsi ancora una volta alla corona inglese.

Dal punto di vista puramente storico, Outlaw King si prende (come c'è sempre da aspettarsi in questi casi) diverse libertà, una su tutte la cronologia dei fatti, qui visibilmente compressa in modo da rendere l'azione più rapida. Non viene prestata particolare attenzione al lato politico della vicenda se non in un primo momento, quando viene costruita la cornice storica e sociale degli avvenimenti per permettere a noi spettatori di capire con precisione cosa stiamo guardando.
Outlaw King è più che altro un film d'azione e avventura su uno sfondo storico, e ha un che di epico nel mostrare un re che riesce a trionfare dopo essere stato messo sempre più alle strette dal suo nemico.

L'eroe e il cattivo: Robert ed Edoardo come personaggi dei fumetti

Anche i personaggi sembrano puntare più verso l'epica che non verso il realismo storico: sono tutto sommato abbastanza bidimensionali e macchiettistici, senza che questo però infici in qualche modo la portata del racconto o banalizzi eccessivamente le vicende.
Chris Pine è un Robert the Bruce orgoglioso e caparbio, che incarna tutti i valori positivi dell'eroe: è coraggioso e tenace, con uno spiccato lato umano e persino romantico, e il suo decidere di non consumare subito il matrimonio per far sentire la sua nuova sposa a suo agio è certamente anacronistico ma non per questo una stonatura eccessiva.
A lui si contrappone un personaggio che ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio villain delle fiabe o dei fumetti: Edoardo II (Billy Howle) è capriccioso, sadico, arrogante con gli alleati e crudele persino con il padre, e Howle riesce con abilità a portare sullo schermo un avversario che in qualche modo potrebbe ricordare l'imperatore Commodo di Joaquin Phoenix de Il Gladiatore.

Sono i comprimari la vera gemma del film

I personaggi meglio riusciti però sono senza ombra di dubbio James Douglas (Aaron Taylor-Johnson) ed Elizabeth de Burgh (Florence Pugh). Il primo, anche noto come Black Douglas, è un signore scozzese che ha perso tutto, esiliato dalle sue terre ora nelle mani degli inglesi.
Lo vediamo prima venire cacciato via da re Edoardo e poi lo troviamo pronto a giurare fedeltà a Robert nella speranza di ottenere giustizia e riavere le sue terre, e lo seguiamo nel suo percorso fino a diventare condottiero spietato e assetato di vendetta e sangue inglese.
È soprattutto l'interpretazione di Taylor-Johnson a dargli spessore e tridimensionalità, anche nel suo essere così selvaggio in battaglia, il vero diamante della pellicola è però Florence Pugh. Prendendosi qualche libertà anacronistica rispetto alla storia, Pugh porta sullo schermo una Elizabeth tanto compassionevole quanto coraggiosa, orgogliosa e intraprendente, pronta a sopportare la causa del marito anche a costo della vita.

Quando Game of Thrones arriva al cinema

Non sono comunque i personaggi il punto di forza di Outlaw King, ma bensì le scene d'azione, crude e violente. La battaglia finale è girata in maniera eccezionale, con un'attenzione per il territorio e la strategia di guerra che permette di creare una sequenza di un realismo feroce.
È impossibile guardarla senza venire rapiti dalle immagini che si susseguono sullo schermo - e soprattutto è impossibile non vedere in essa un collegamento con la Battaglia dei Bastardi vista nella 6x09 di Game of Thrones.

Sono proprio le scene d'azione a tenere alta l'attenzione: confezionate con cura, sono i veri momenti forti del film. Un prodotto che con il minutaggio ridotto funziona sì, ma parzialmente: la parte centrale rallenta comunque e non convince del tutto, ma è un difetto che possiamo perdonare grazie a quella gloriosa battaglia finale che farà impazzire tutti gli appassionati del genere.

Outlaw King Personaggi un po' stereotipati (ad eccezione dell'unico personaggio femminile degno di nota, interpretato da una straordinaria Florence Pugh) e una parte centrale dal ritmo stantio non rovinano comunque un film di puro intrattenimento, il cui vero punto di forza è dato dalle scene d'azione - come la battaglia finale, così ben confezionata che meriterebbe di essere vista su grande schermo anziché su smart TV.

7

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