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Our House, la recensione dell'horror disponibile su Netflix

Uno studente del college, che deve prendersi cura dei fratelli minori dopo la morte dei genitori, risveglia inconsapevolmente inquietanti presenze.

recensione Our House, la recensione dell'horror disponibile su Netflix
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Ethan, studente del college, ha una splendida e numerosa famiglia composta dai genitori Richard e Lila, dal fratello adolescente Matt e dalla sorellina Becca. Una sera, dopo aver litigato con il padre, si reca insieme alla fidanzata Hannah e ad un amico nel laboratorio universitario per portare a termine un esperimento al quale sta lavorando da tempo, inerente a generare elettricità tramite modalità wireless.
A metà delle operazioni, l'eccessiva energia utilizzata scatena un black-out, costringendo i ragazzi a scappare di corsa dalla struttura... qualcosa però sembra essersi liberato all'interno della lampadina usata come recipiente finale.
In Our House, la mattina dopo Ethan riceve la notizia della morte dei genitori, deceduti in un tragico incidente d'auto, e da ora sarà lui a doversi prendere cura della famiglia in quanto membro più adulto. I primi tempi però non sono per nulla semplici, e la contemporanea pausa con Hannah non lo aiuta di certo nel gestire la situazione.
Il giovane decide così di concentrare tutte le proprie forze sul progetto, con le apparecchiature adatte sistemate nel garage di casa, scoprendo però ben presto come l'invenzione riesca ad aprire porte verso un'altra dimensione.

Finché morte non ci separi

L'esordio nel lungometraggio di Anthony Scott Burns, già autore di un segmento dell'antologico Holidays (2016), prosegue il percorso del regista nel filone horror, con un titolo che almeno nella prima parte cerca di recuperare una discreta atmosfera di genere ispirata alle produzioni a tema anni '80 e '90, delineando un bel ritratto familiare nella caratterizzazione dei tre ragazzi/bambini alle prese con la tragica morte dei genitori. Nelle fasi iniziali si respira un sentore del cult Linea mortale (1990), con i Nostri che si intrufolano di nascosto in una struttura universitaria per portare a termine un rivoluzionario esperimento, che avrà conseguenze inaspettate.
Il risultato convince nella gestione delle dinamiche interpersonali, con un piacevole senso di perdita e di malinconia ben espresso anche dalla messa in scena, con una particolare attenzione allo sfondo ambientale della vicenda e diverse riprese aeree della piccola cittadina luogo degli eventi, questa sì ricollegata direttamente all'immaginario eighties con tanto di biciclette quale mezzo di locomozione più diffuso e il continuo alternarsi di case/ville monofamiliari.

Casa dolce casa

Tutto sembra propendere per il meglio, la tensione rimane palpabile anche quando i primi sussulti sovrannaturali fanno capolino, aiutata dal continuo ticchettio causato dal macchinario. Anche le prime avvisaglie delle presenze spiritiche lasciano un macabro e avvolgente senso di inquietudine, capace di avvolgere più il pubblico che il nucleo di personaggi, convinti che dietro gli inquietanti fenomeni si nascondano in realtà le anime dei genitori scomparsi.
Nell'ultima mezz'ora il magistrale costrutto narrativo cede però alle lusinghe dell'horror contemporaneo, con un'evoluzione che guarda a tanti titoli a tema del panorama recente, apparizioni e jump-scare inclusi. Non che questo guasti troppo quanto costruito in precedenza, visto che Our House - grazie soprattutto alla personalità stilistica delle inquadrature e a una manciata di scene realmente paurose - svolge il suo compito di intrattenimento di genere con dovizia, anche per merito del giovane cast capitanato da Thomas Mann, visto tra gli altri in Kong: Skull Island (2017) e nel romantico Quel fantastico peggior anno della mia vita (2015).
L'impressione quindi è che, senza cedere alle lusinghe più commerciali, si sarebbe potuto assistere a un magistrale racconto di elaborazione del lutto virato attraverso gli stilemi del cinema di genere; la piega verso il volere del botteghino smorza parzialmente il carattere dell'intero insieme.

Our House Per tutta la prima metà sembra di assistere a un interessante coming-of-age di tre fratelli (età del college, adolescenza e infanzia), alle prese con un percorso di maturazione dopo la morte dei genitori, il tutto virato in chiave sovrannaturale. L'ultima mezz'ora però castra parzialmente i notevoli presupposti di partenza, favorendo dinamiche più in linea con gli horror commerciali a tema. Our House è un titolo interessante nella gestione drammatica degli eventi, con un'ottima caratterizzazione riservata ai personaggi (e altrettanto efficaci interpretazioni del cast) e sviluppi inizialmente non banali, recuperando atmosfere più consone a qualche decade fa nella costruzione ambientale e scenografica. Quando le entità ectoplasmatiche entrano in gioco, il film - pur creando un sincero e palpabile senso di inquietudine, grazie anche all'ottimo amalgamo di immagini e sonoro - cede spazio ad alcuni cliché tipici del filone moderno, che riportano il quadro generale a un approccio più facile e meno personale.

6.5

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