Gli Orrori del Castello di Norimberga Recensione: un cupo horror gotico

Nel 1972 Mario Bava torna a quel cinema gotico del quale è stato maestro, realizzando un film imperfetto ma gradevole e con qualche tocco ispirato.

Gli Orrori del Castello di Norimberga Recensione: un cupo horror gotico
Articolo a cura di

Il giovane Peter Kleist è appena atterrato all'aeroporto di Vienna, dove viene accolto dallo zio Harl Hummer, il quale lo ospiterà nei prossimi giorni. Il ragazzo è intenzionato a indagare sulla storia di un suo antenato, il famigerato barone Otto von Kleist, conosciuto anche con il soprannome non certo lusinghiero di Barone Sanguinario. Ne Gli orrori del castello di Norimberga - in onda stasera alle 00.50 su RaiMovie - il protagonista viene subito condotto alla visita del castello di proprietà del suo avo e lì fa la conoscenza della bella Eva Arnold, studentessa d'architettura che da qualche tempo è alla scoperta dei misteri che si celano tra quelle antiche mura.

Durante una cena conviviale, Peter ed Eva scoprono la figura di Elisabeth Holle, una strega che in un lontano passato fece una maledizione al barone dopo essere stata condannata a morte da questi. Incuriositi, i due decidono di far ritorno al maniero durante le ore notturne nel tentativo di far risorgere Otto von Kleist, ignari che la loro evocazione avrà successo e che ben presto la comunità sarà sconvolta da una serie di macabri omicidi. Quando il castello viene messo all'asta e comprato dal misterioso Alfred Becker, un milionario su una sedia a rotelle, la situazione prende una piega ulteriormente imprevista...

Gli orrori del castello di Norimberga: le origini del male

Il titolo italiano è ovviamente una forzatura, giacché le riprese sono state effettuate in Austria e la storia è ambientata proprio in suddetti liti, ma non è del tutto casuale in quanto riporta alla mente la vergine di Norimberga, ovvero la macabra macchina di tortura che secondo miti poi sfatati ebbe origine già nel Medioevo, ma in realtà fu inventata nel diciannovesimo secolo. Un dettaglio di poco conto riguardo al film, che vede appunto questo infernale aggeggio di morte al centro di una delle molteplici sequenze rosso sangue che hanno luogo negli scantinati del castello, location principale dell'ora e mezzo di visione.

Non ci troviamo ovviamente di fronte ad uno dei migliori film di Mario Bava, il quale da ben sei anni non tornava al gotico che tanta fortuna gli ha dato in carriera. Dopo Operazione paura (1966) - la nostra recensione di Operazione paura è a portata di clic - il regista si era infatti cimentato tra thriller, commedie e western e aveva bisogno di tornare a quel genere dove sapeva dare il meglio. E Gli orrori del castello di Norimberga, pur soffrendo di alcune ingenuità soprattutto a livello narrativo, vive di sussulti, con le atmosfere prettamente horror che escono di prepotenza in una manciata di sequenze visivamente affascinanti e con una buona dose di tensione annessa, con giochi di luci e inquadrature che riportano indelebile il marchio dell'autore.

Il classico che ritorna

Una storia semplice che deve fare i conti con alcune forzature, soprattutto per ciò che riguarda il comportamento dei protagonisti: Eva e Peter sono infatti vittime della loro incoscienza e superficialità, e per il loro gesto avventato molti altri dovranno pagare con la propria vita. Tra medium in grado di comunicare con gli spiriti dei defunti, "morti viventi" che diventano decisivi nel momento del bisogno e creature mostruose che si aggirano di notte con tanto di cappello e mantello d'ordinanza, l'immaginario classico è garantito e restituisce quel senso di gradevole familiarità a tutti gli appassionati, con il maniero dall'architettura caratteristica a far da sfondo a inseguimenti o lugubri delitti.

Buono anche il cast, e se Antonio Cantafora ha fatto di meglio e non brilla nei panni di un personaggio d'altronde schiavo degli eventi quale Peter, meglio fa la bella e affascinante Elke Sommer nelle vesti della bionda Eva. Sugli scudi vanno comunque Massimo Girotti e soprattutto una guest star del calibro di Joseph Cotten nel ruolo dell'effettivo villain dalla doppia identità. Se volete ulteriori approfondimenti sul cinema di Mario Bava, potete leggere la recensione di La maschera del demonio, uno dei suoi capolavori.

Gli orrori del castello di Norimberga Un castello in Austria è stato teatro in passato di una serie di lugubri e violenti delitti, con le macchine di tortura che ancora fanno la loro bella presenza nei sotterranei. Un giovane, discendente del cosiddetto Barone Sanguinario, intende scoprirne di più sulla storia del suo avo e in compagnia di una bella studentessa risveglia qualcosa che doveva restare sepolto per sempre. Gli orrori del castello di Norimberga non è certo il miglior film di Mario Bava, ma il ritorno del regista al gotico che tanta fortuna gli diede possiede comunque dei momenti di sano terrore, tra istinti più leggeri e tocchi visionari a caratterizzare l'ora e mezzo di visione. Il buon ed eterogeneo cast permette inoltre di chiudere un occhio su una sceneggiatura che in più occasioni pare solo un abbozzo, con forzature varie nel rimasticare gli archetipi classici.

6.5

Che voto dai a: Gli orrori del castello di Norimberga

Media Voto Utenti
Voti: 1
6
nd