Quasi orfano Recensione: l'ennesimo scontro tra Nord e Sud al cinema

Il film con Riccardo Scamarcio racconta una storia di identità rinnegata e contrasti ideologici utilizzando i soliti stereotipi italiani.

Quasi orfano Recensione: l'ennesimo scontro tra Nord e Sud al cinema
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Il cinema italiano racconta fin dai suoi albori il profondo divario che separa il meridione dal resto del Paese, analizzandolo a fortune alterne attraverso una matrice documentaristica oppure fittizia, imbastendo storie ciniche oppure sentimentali, creando solitamente personaggi che si facessero icona di caratteristiche predeterminate dai più svariati luoghi comuni. In parallelo per tematiche - ma capovolgendo gli sviluppi geografici con un nord operaio in scontro col sud aristocratico e balneare - si è mossa la Settima Arte francese, la cui commedia in particolare ha ritrovato i fasti perduti di un tempo ispirando anche gli sceneggiatori d'oltralpe.

Dopo aver riportato sui nostri schermi la versione italiana di Giù al Nord, il cinema accoglie la nuova rivisitazione di una sceneggiatura di Dany Boon calandola nella cornice già ampiamente sfruttata di un'identità perduta e recuperata attraverso un ritorno alle origini: tra i film in sala di ottobre 2022 arriva infatti Quasi Orfano, opera diretta da Umberto Carteni ed appunto ispirata alla commedia francese Ti Ripresento i Tuoi distribuita nel 2018. Le pellicola con protagonista Riccardo Scamarcio nelle sue premesse si configura come uno spettacolo da approcciare a cuor leggero, ma la confusionaria gestione della trama e l'altalenante riuscita comica pesano come una zavorra sulle pretese dell'opera.

Venuto dal nulla

I Tarocco gestiscono con poca fortuna una masseria tra le campagne di Monopoli, costretti ad arrangiarsi come possono con le scarse risorse finanziarie a disposizione e cercando di soddisfare una clientela sempre più esigente, alla quale non basta riposarsi in un paesaggio bucolico ma pretende tutti gli svaghi ed i comfort necessari ad una buona vacanza.

La famiglia barese ha ufficialmente perso un figlio quando il giovane Valentino (Riccardo Scamarcio) si è trasferito a Milano ed è diventato un designer di successo mondiale, grazie a sua moglie Costanza (Vittoria Puccini) e all'investimento del suocero Sergio (Bebo Storti), cambiando il proprio cognome per tagliare qualsiasi ponte con le sue umili origini ed arrivando ad affermare pubblicamente di non avere alcun parente, come se fosse un orfano. Lo stress causato dall'organizzazione di un prodigioso ricevimento, indetto per celebrare la prossima acquisizione del marchio fondato da Valentino da parte di una compagnia francese, manda in confusione l'assistente personale dell'astro nascente del design, causando l'infausto invito di tutta la famiglia Tarocco che si riversa a Milano convinta di festeggiare il compleanno dell'anziana madre (Nunzia Schiano). Sotto lo sguardo della madonnina i parenti prendono atto della volontà di disconoscerli da parte di Valentino, ma un incidente automobilistico e qualche giorno trascorso in compagnia della famiglia abbandonata porteranno il famoso progettatore a riflettere sulle proprie origini e sul peso delle sue privazioni.

Una storia già sentita

Nella sua breve sinossi è incluso il nucleo fondante di una storia dalle evoluzioni prevedibili, che mette in scena il classico scontro ideologico tra un designer di Milano, triste e deluso sul piano affettivo, con la sua famiglia del sud, umile e retrograda ma colma di gioia.

Tra la riscoperta di una cucina molto saporita e il ricordo di un'infanzia scapestrata, Valentino accoglie i parenti nella sua casa prendendo coscienza dei numerosi difetti di una vita sicuramente di successo, ma fredda e inospitale come il suo matrimonio con Costanza, una donna ampiamente in conflitto con lui e ormai prossima a chiudere un rapporto che non ha più motivo di esistere. La pellicola di Umberto Carteni non ha l'ardire di rimodulare il genere di appartenenza, ma si inserisce in un filone che riscontra da anni un buon successo al botteghino, nonostante anche il pubblico si stia dimostrando già da tempo satollo di certe dinamiche ormai poco veritiere (la recensione di Belli Ciao sintetizza lo scollegamento di queste storie dalla realtà). L'idea di comicità si basa totalmente sulle differenze caratteriali e linguistiche di due mondi in contrasto, riuscendo a far sorridere con qualche trovata estemporanea non riconducibile alla trama, ma scadendo troppo spesso in quei luoghi comuni che vedono un sud campagnolo, arretrato e ignorante, combattere (ed ovviamente vincere) sul cinico nord della finanza e degli sciacalli.

Confusione e grattacapi

Purtroppo la sceneggiatura non riesce ad amalgamare insieme le due identità in lotta nel cuore di Valentino, mostrando come solo una è appropriata e meritevole di cura, mentre l'altra è da abbandonare in toto, in barba all'agiatezza economica e ad una carriera splendente. Sull'onda di questo rifiuto lombardo viene spinta la protagonista femminile del titolo, quella Costanza che viene convinta a cambiare totalmente carattere per rimanere al fianco del suo uomo, con un ritorno alle origini totalizzante che prevede anche il classico ricongiungimento ad un padre deluso (Adriano Pappalardo), in pieno stile figliol prodigo.

Se sul piano dei sentimenti Quasi Orfano non ispira, né tantomeno stupisce, anche a causa di dialoghi e situazioni riproposti con pedanteria all'interno della storia, lascia perplessi soprattutto la gestione di una trama a tratti confusionaria, tra linee narrative accennate per poi essere abbandonate senza remora (e senza memoria) ed una sezione conclusiva accelerata fino all'inverosimile, che stravolge in una manciata di minuti i personaggi granitici e macchiettistici visti fino a quel momento per imbastire il suo finale ampiamente pronosticabile.

Quasi Orfano La rilettura in chiave italiana di Ti Ripresento i Tuoi è una commedia leggera che sviluppa senza troppa fantasia l'eterna lotta tra il nord e sud del Bel Paese, basando l'intera idea di comicità sulle discrepanze ideologiche e linguistiche di due mondi separati con nettezza e incapaci di conciliarsi in alcun modo. La sceneggiatura imbastisce uno scontro a senso unico che viene combattuto da personalità macchiettistiche, le cui evoluzioni personali vengono racchiuse nella velocissima e prevedibile conclusione del film, mentre il resto del minutaggio è consumato, spesso in maniera confusionaria e smemorata, nel contrasto tra caratteri immutabili e granitici. Nonostante qualche battuta estemporanea riesca a strappare un sorriso genuino, la verve comica deve fare i conti con un'immagine di Milano e del meridione davvero poco lusinghiera, tra luoghi comuni e dicerie prive di fondamento ormai ampiamente superati.

5

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