Ore 15:17 - Attacco al treno Recensione: Eastwood e l'eroismo americano

Dopo Sully, Clint Eastwood torna a raccontare quell'America impegnata e valorosa, attraverso gli occhi di tre giovani connazionali.

recensione Ore 15:17 - Attacco al treno Recensione: Eastwood e l'eroismo americano
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Il prossimo 31 maggio Clint Eastwood, autentica icona del grande schermo statunitense, raggiungerà la lodevole soglia di 88 anni, ma il suo ardore e la sua passione nei confronti del mondo del cinema non hanno perso smalto. Ormai affermatosi soprattutto come regista in questa seconda parte della carriera, Eastwood ha dimostrato, nel corso dei decenni, di possedere un talento presumibilmente superiore rispetto alle sue doti d'interprete. Sono già quasi quaranta i film concretizzati in carriera da Eastwood dietro la macchina da presa e le perle che negli anni è stato capace di accumulare non si contano. Da Gli spietati, a Mystic River, da Million Dollar Baby a Gran Torino, Clint Eastwood nei decenni ha saputo districarsi tra vari generi con una sapienza dello sguardo e un talento registico fuori dal comune.
L'esaltazione dei valori del popolo americano e i suoi ideali patriottici hanno contraddistinto quasi tutte le sue creazioni per il cinema. Tuttavia il pericolo di andare oltre e perdere quella capacità di leggere obiettivamente la storia che sta per rappresentare sullo schermo è innegabilmente rimasto come uno dei punti deboli del suo cinema. Soprattutto negli ultimi anni la filmografia di Clint Eastwood si è concentrata su racconti che riguardassero la collettività e la salvaguardia del popolo americano contro la minaccia straniera. Dagli affreschi allargati sulle narrazioni belliche della battaglia di Iwo Jima (Flags of our fathers, Lettere da Iwo Jima) si è passati a racconti più circoscritti, a personaggi realmente esistiti e protagonisti di gesti eroici, di decisioni difficili e di azioni contraddittorie messe in atto in nome della bandiera.
Dal cecchino di American Sniper, Chris Kyle (Bradley Cooper), al pilota Chelsey Sullenberger (Tom Hanks) di Sully, sembra che Eastwood ci abbia preso gusto nel costruire pellicole attorno a reali gesti valorosi in contesti difficili.

L'attacco al treno e la storia dei tre amici

Clint Eastwood torna al cinema con un nuovo progetto che riporta all'attenzione un fatto recente, avvenuto nell'agosto 2015, su un treno che da Amsterdam conduce a Parigi. Un jihadista tenta di compiere una strage all'interno del mezzo di trasporto ma viene prontamente bloccato da tre giovani amici americani: il sergente dell'Air Force Spencer Stone, il soldato della Guardia Nazionale dell'Oregon Alek Skarlatos e lo studente della Sacramento State University Anthony Sadler.
I tre sono nel bel mezzo di un viaggio a zonzo per l'Europa e si trovano nel posto giusto al momento giusto. Nonostante il titolo, il film è soprattutto un abbozzato romanzo di formazione sull'amicizia fra i ragazzi, sul loro percorso di crescita e sulle difficoltà incontrate.
Per l'occasione Eastwood sceglie (a sorpresa) di far interpretare i tre personaggi principali proprio ai reali protagonisti, che al netto di tutti i problemi riscontrati nell'opera non sfigurano affatto. Il legame d'amicizia che li contraddistingue li accompagna sin dall'infanzia e la loro unione e la loro intesa si dimostreranno poi decisive nel momento clou dell'aggressione. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un terzetto molto affiatato, l'approfondimento delle dinamiche però è alquanto scadente. L'ironia ci consegna dei ragazzi scelti per svolgere un altro lavoro, qualcosa che esula dalla loro consueta mansione, ma l'interpretazione è ben riuscita. Peccato che la narrazione di Ore 15:17 - Attacco al treno riguardi solo in minima parte il tentativo d'attentato del terrorista e la conseguente azione di protezione dei passeggeri da parte dei ragazzi. Il focus principale su di loro distoglie quasi completamente tutto ciò che rimane, a partire dal titolo stesso.

Dai cieli fino ai binari

Questo nuovo progetto forgiato da Clint Eastwood ricalca in maniera fin troppo evidente parecchio di quel cinema di cui il regista californiano si è fatto portavoce, con risultati alterni. E i problemi riscontrati in American Sniper si ritrovano facilmente anche in Ore 15:17 - Attacco al treno, paradossalmente in una sconcertante enfasi. Se nel film con Bradley Cooper a mancare era una visione oggettivamente nuova e originale su una tematica così frequentemente battuta dal cinema a stelle e strisce, in questo caso è soprattutto l'irritante e caricata dose di retorica a colpire in negativo, già comunque presente anche nello stesso film del 2014. Ma American Sniper era un lavoro che formalmente poteva essere considerato impeccabile. Qui ci troviamo di fronte a un tedioso racconto di cameratismo e spirito militare, frutto di una sceneggiatura che nei dialoghi sfiora picchi (verso il basso) d'indescrivibile mediocrità.

Basato sul romanzo autobiografico The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes di Jeffrey E. Stern, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alec Skarlatos, il film è quanto di più distante si possa pensare rispetto allo splendido racconto di un'altra azione valorosa che lo stesso Eastwood ha saputo egregiamente raccontare solamente due anni or sono in Sully. Il film con Tom Hanks sul coraggioso gesto eroico del comandante che il 15 gennaio 2009 ha compiuto una manovra rischiosissima sull'Hudson salvando la vita a centinaia di persone, è uno straordinario esempio di cinema impegnato e maturo che tratteggia un ritratto privato e umano di una persona comune, la quale in pochi secondi è costretta a prendere una decisione difficilissima che verrà successivamente messa in discussione. Ore 15:17 - Attacco al treno non possiede nessuna di queste caratteristiche, rivelandosi un'accozzaglia di frasi interlocutorie e prive di mordente. Buona parte del film è dedicata al mero racconto d'informazione sulla crescita dei tre ragazzi, rappresentata senza il minimo accenno di profondità.

Dietro il racconto manca il cinema

Ecco che Ore 15:17 - Attacco al treno si rivela essere semplicemente banale cronaca della vita di tre bravi ragazzi americani cresciuti a pane e cattolicesimo, con spirito altruistico e desiderio incrollabile, soprattutto nella figura di Spencer Stone, di arrivare a compiere gesti d'importanza superiore per soccorrere il prossimo, per mettere in pratica il proprio ideale. Eastwood carica in maniera eccessiva questo aspetto, rendendo il suo lavoro indigesto per quel carico di buonismo eccessivo che finisce per stridere con il senso stesso del racconto.
E guardando il film è solo il racconto che rimane, neanche in modo incisivo. Se i tre protagonisti vanno alla ricerca di qualcosa di straordinario da compiere per il prossimo, il film trasmette proprio l'opposto: la banalità, l'ordinarietà e la canonica rappresentazione di un gesto encomiabile a cui manca totalmente la struttura e lo spessore cinematografico per essere valorizzato in una qualche maniera sul grande schermo. L'apice di tutto questo è proprio la scena a cui il titolo si riferisce e che finisce per mancare totalmente di climax. Grave pecca ma inevitabile conseguenza di ciò a cui si assiste per tutto l'arco del film.

Clint Eastwood ci porta all'attenzione un fatto, ci racconta un'azione valorosa, come spesso è accaduto egregiamente in passato. Questa volta però incredibilmente tocca uno dei momenti più bassi del suo percorso dietro la macchina da presa, mancando totalmente di uno sguardo imparziale e scadendo nella più risibile delle descrizioni su grande schermo che il premio Oscar abbia mai realizzato nel corso della sua lunga e ben più significativa carriera.

Ore 15:17 - Attacco al treno Clint Eastwood racconta un'altra coraggiosa storia d'eroismo americana a distanza di due anni dall'ottimo Sully. Questa volta il risultato è completamente diverso e il regista californiano raggiunge probabilmente uno dei punti più bassi della sua splendida carriera dietro la macchina da presa. Ore 15:17 - Attacco al treno manca totalmente di uno spessore filmico che possa rendere adeguata giustizia alla vicenda raccontata, limitandosi a informare lo spettatore sull'amicizia tra i protagonisti e sul loro atto di coraggio.

4.5

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