Operazione Avalanche, la recensione del film di Matt Johnson

Due agenti della CIA appartenenti al dipartimento audio-visivo finiscono al centro di un complotto riguardante l'imminente sbarco sulla Luna.

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Matt Johnson e Owen Williams sono due agenti della CIA addetti al dipartimento audio-visivo, un piccolo settore dell'agenzia americana specializzato nel realizzare documentari e interviste. La coppia si infiltra nella NASA per scovare una potenziale talpa alle dipendenze dell'Unione Sovietica. In quel periodo, gli anni '60, il presidente Kennedy aveva annunciato che gli Stati Uniti sarebbero riusciti ad andare sulla Luna entro la fine del decennio, dichiarazione che aveva alimentato ulteriormente i già tesi conflitti della Guerra Fredda su chi sarebbe per primo giunto alla "conquista" dello spazio.

In Operazione Avalanche Johnson e Williams scoprono come l'ente spaziale non sembri capace a organizzare una missione di tal tipo entro la deadline prefissata del 1969, con l'intenzione - per giustificare la mancata promessa - di distruggere la capsula dell'Apollo 11 (uccidendo gli astronauti a bordo) e dare la colpa ai sovietici per sviare l'attenzione.
I due si propongono così di girare in prima persona un "finto allunaggio" da tenere come riserva nel caso in cui la missione reale non riesca ad andare in porto. Ma durante le riprese cominciano a essere spiati da agenti di diverse compagnie, con la paranoia che si rivelerà ben presto fondata con le loro stesse vite a rischio.

Fly me to the moon

Si è celebrato proprio ieri l'anniversario dello sbarco sulla Luna, evento entrato nell'immaginario comune e indimenticabile per chi ai tempi poté assistere in diretta alle fasi cruciali dello sbarco, con le leggendarie parole di Armstrong diventate un vero e proprio tormentone. Eppure tra le varie teorie del complotto ve ne è una assai diffusa che vorrebbe l'allunaggio frutto di riprese girate in studio, con il nome di Stanley Kubrick più volte tirato in ballo quale effettivo regista del finto filmato spaziale. Operazione Avalanche, film del 2016 diretto da Matt Johnson, si ispira proprio a questa ipotesi anche se ne offre una versione inedita e con un finale che smentisce da solo qualsiasi fake-landing sul nascere.

La formula scelta è quella del mockumentary, con riprese spesso "rubate" di nascosto ai due personaggi principali: una scelta poco verosimile in diverse situazioni, difetto questo che lo accomuna a tanti esponenti del genere, ma necessario dal punto di vista della logica narrativa per accompagnare i protagonisti in questo intrigo mystery in cui la tensione cresce progressivamente fino all'intenso finale.

Tra cielo e Terra

Lo stile con camera a mano può effettivamente risultare fastidioso in più occasioni, con un senso di mal di mare questa volta nemmeno giustificato da dinamiche horror di sorta. Operazione Avalanche si pone infatti come thriller ante-litteram con filtri e immagini che strizzano l'occhio alle vecchie cineprese anni '60. Una decisione senza dubbio coraggiosa per essere più fedeli possibili al determinato periodo storico, spesso però le sgranature o i colori spenti rischiano di affievolire e rendere poco chiari alcuni passaggi fondamentali ai fini degli eventi.
Il regista, produttore e sceneggiatore compare nei panni di se stesso come protagonista insieme al collega Owen Williams e le loro performance non "caricate" garantiscono una certa verosimiglianza alla messa in scena, che include anche sequenze girate in una sede della NASA (Johnson ha infatti mentito ai funzionari, sostenendo di voler realizzare un documentario studentesco) e vari filmati di repertorio dell'epoca che contestualizzano l'atmosfera di spasmodica attesa di quel primo, iconico passo.

Operazione Avalanche Presentato al Sundance Film Festival, Operazione Avalanche prende spunto da una delle più famose teorie cospirazioniste secondo la quale l'allunaggio del 1969 sarebbe stato realizzato ad arte sulla Terra, tramite le moderne tecniche cinematografiche. Qui la figura di Stanley Kubrick (voluto dai complottisti come effettivo regista del fake-film), pur comparente per brevi secondi, non è determinante ai fini degli eventi e il finale riconsegna la corretta versione dei fatti. I novanta minuti di visione sono pregni di una buona dose di tensione, soprattutto nel rocambolesco finale, ma lo stile "mockumentary d'epoca" risulta alla lunga frastornante e rischia di rendere non sempre chiarissimo quanto accade in scena. Per un titolo che, pur avendo discreti spunti d'interesse, non pare drasticamente coraggioso e fuori dagli schemi come le premesse iniziali potevano far presagire. Il film andrà in onda domenica 21 luglio alle 21.15 su RAI4 in prima visione assoluta.

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