Operation Mekong, la recensione del film di Dante Lam

Dopo il massacro di 13 civili nella zona di confine conosciuta come Triangolo d'oro, il governo cinese organizza una missione per scovare i responsabili.

recensione Operation Mekong, la recensione del film di Dante Lam
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Il Triangolo d'oro è un'estesa zona montuosa che si trova all'incrocio dei confini tra Birmania, Laos e Thailandia e la sua conformazione geografica e geopolitica l'ha resa una sorta di porto franco per la coltivazione dell'oppio e la proliferazione delle bande criminali, solite rifugiarsi nelle fitte foreste circostanti.
Quando due navi commerciali cinesi sono vittime di un'imboscata mentre percorrono il fiume Mekong, i tredici passeggeri vengono assassinati senza pietà e i loro corpi riemergono solo qualche giorno dopo dalle acque. In Operation Mekong il governo cinese decide di coordinare un'operazione per scovare gli esecutori e consegnarli alla giustizia, cercando e ottenendo la collaborazione degli Stati coinvolti.

Il team di forze speciali è guidato dal capitano della narcotici Gao Gang, con il fondamentale supporto dell'ufficiale dell'intelligence Fang Xinwu, da anni in missione sotto copertura sul posto e ancora scosso dalla morte della fidanzata, dipendente dalle droghe.
La squadra scopre ben presto che dietro all'efferato massacro vi è il crudele boss Naw Khar, la cui ubicazione è allo stato attuale sconosciuta. I primi step puntano così alla cattura di alcuni dei suoi sottoposti, ma il pericolo è dietro ogni angolo e le stesse autorità locali, corrotte o incapaci, risultano più di ostacolo che di aiuto nella riuscita dell'impresa.

No Man's Land

Dante Lam continua a offrire al cinema d'azione tasselli spettacolari, in grado di aggiornare ai tempi odierni i più ispirati topoi del filone hongkonghese. In questo caso il regista cinese prende spunto da una vicenda realmente accaduta nel 2011, conosciuta come il Massacro del Fiume Mekong, per realizzare un'opera sontuosa e avvincente, in grado di rivaleggiare con le ben più strombazzate produzioni hollywoodiane a tema. Tra i più grandi incassi di sempre ai botteghini autoctoni, Operation Mekong guarda al cinema spionistico memore della saga di Mission: Impossible e di Jason Bourne con una personalità tipicamente orientale e, dopo un inizio vagamente spaesante, prende bene le misure narrative, riuscendo a gestire nel migliore dei modi il numeroso gruppo di personaggi coinvolti, buoni o cattivi che siano.

La prima mezz'ora in particolare risulta la più confusa, tra vari spostamenti logistici e temporali e la rapida introduzione del team di forze speciali, curata ed espansa poi con maggior cura nel proseguo della visione. Ciò che conta più della caratterizzazione delle figure coinvolte è però la messa in scena dal sapore spettacolare, con coreografie marziali, frenetiche sparatorie e rocamboleschi inseguimenti su quattro ruote che regalano esaltazione in serie, spesso suddivisi in macroblocchi tra un momento di stasi, preparatoria e organizzativa, e l'altro.

Ciak, azione!

L'efficace cast, con facce giuste al posto giusto da entrambe le barricate (con trasformismi alla Ethan Hunt inclusi), a cui si accompagna un coraggioso cane-lupo "in servizio" nelle forze speciali (con citazioni più o meno volute a John Wick), viene utilizzato con precise scelte tattiche dall'impianto registico e le varie specializzazioni del team, dall'esperto di droni al "pedinatore", garantiscono ulteriore varietà alle relative dinamiche, con tanto di impersonificazioni che riflettono sullo stesso mestiere della recitazione.
Il cineasta sfrutta con abilità la varietà delle ambientazioni, tra split-screen e rallenty d'accompagnamento, dagli stretti vicoli cittadini alle stazioni ferroviarie, dai palazzi gestiti dai signori della droga (sulla scia del primo The Raid) fino alla fitta giungla in cui si rifugia il boss principale, e negli ultimi quaranta minuti dà vita a un vero e proprio tour de force di pura azione, tra assalti in tenuta mimetica, bambini soldato da salvare e una lunghissima resa dei conti finale a bordo di motoscafi che strappa applausi a scena aperta, fino all'epilogo che ci informa parzialmente di quanto realmente accaduto e la doverosa dedica alle reali vittime cinesi del suddetto massacro.

Operation Mekong Ispirato liberamente alla missione istituita dal governo cinese in seguito al Massacro del Fiume Mekong, costato la vita nel 2011 a tredici civili, il film di Dante Lam è pura gioia per gli occhi, un lavoro capace di conquistare gli appassionati del cinema d'azione con incredibile semplicità. Dopo un inizio apparentemente ostico, con flashback, spostamenti d'ambientazione e una velocissima introduzione dei numerosi personaggi coinvolti, Operation Mekong trova un ritmo invidiabile che ci trascina senza tregua nell'improba missione dei protagonisti, stranieri in una terra di nessuno dominata dalla violenza e dalla corruzione. Lo spettacolo è garantito da una messa in scena ipercinetica che, tra rallenty e split-screen, lascia il campo a magistrali coreografie action, marziali e con armi da fuoco, che sfruttano magnificamente la varietà dei contesti ambientali e le peculiarità delle figure coinvolte: l'ultima parte, con la lunghissima resa dei conti tra buoni e cattivi, lascia senza fiato per un tempo che pare piacevolmente infinito e offre momenti di contagiosa e genuina esaltazione. Il film andrà in onda venerdì 26 aprile alle 21.10 su RAI4 per il ciclo Far East Film Festival.

7.5

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