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Operation Finale, la recensione del film originale Netflix

Una squadra di agenti del Mossad vola a Buenos Aires per catturare il criminale di guerra Adolf Eichmann, considerato la mente della "soluzione finale".

recensione Operation Finale, la recensione del film originale Netflix
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Sono trascorsi quindici anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma molti dei criminali nazisti che si sono macchiati di efferate stragi di innocenti sono ancora rimasti impuniti: diversi tra loro sono infatti fuggiti all'estero, assumendo una nuova identità. Quando il Mossad, l'agenzia di sicurezza ed intelligence israeliana, riceve la notizia che Adolf Eichmann, conosciuto come "l'architetto della soluzione finale", potrebbe nascondersi sotto falso nome in quel di Buenos Aires, decide di inviare una squadra nel Paese sudamericano per verificare l'attendibilità delle fonti e, nel caso queste si rivelino positive, catturare l'obiettivo e condurlo in patria.
In Operation Finale il team di agenti, che vede tra le propria fila l'esperto Peter Malkin e la bella dottoressa Hanna Elian, deve affrontare però mille insidie nel tentativo di rapire l'uomo e fargli confessare il suo reale nome, mentre nella capitale argentina si diffondono sempre di più le idee xenofobe di un nuovo partito nazionalsocialista.

Il gatto e il topo

Distribuito nelle sale americane da Metro-Goldwyn-Mayer a settembre e reso disponibile per il resto del mondo da Netflix, che lo presenta infatti come produzione originale, Operation Finale è liberamente ispirato alla storia vera che portò alla cattura del criminale di guerra Adolf Eichmann, considerato la mente dietro alla soluzione finale che ha condotto alla morte milione di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. La sceneggiatura è ispirata a diverse testimonianze degli agenti del Mossad e in particolare al libro autobiografico dello stesso Peter Malkin, qui figura protagonista nell'accattivante interpretazione di Oscar Isaac. Che però la narrazione punti più ad un sano spettacolo di matrice hollywoodiana che alla verosimiglianza dei fatti è palese sin dai primi minuti e l'intero background ambientale, con personaggi secondari e risvolti improbabili, risulta indubbiamente forzato; impressione confermata dal succedersi degli eventi, con fughe improvvise e la classica corsa all'ultimo secondo per portare a compimento la missione quali elementi per conquistare i gusti del grande pubblico.

The sound of Silence

A dispetto di questa deriva hollywoodiana che smorza parzialmente la notevole ricostruzione d'epoca (con una certosina cura nei dettagli per ciò che concerne oggetti e costumi), le due ore di visione mantengono alto l'interesse grazie ad una messa in scena che proprio nella sua anima "commerciale" raggiunge l'obiettivo di intrattenere senza troppi problemi, offrendo anche notevoli spunti nella costruzione del rapporto tra Malkin ed Eichmann che, da carceriere e prigioniero nonché da nemici giurati, danno vita ad una relazione ambigua e magnetica che ben sorregge il lato drammatico ed introspettivo del racconto. Dopo le sortite thriller della prima parte, con una preparazione del piano tanto minuziosa quanto poco credibile, l'attenzione infatti si concentra sul confronto tra queste due pedine e alla già citata ottima performance di Isaac si aggiunge quella magistrale di Ben Kingsley, che si cala con intensa astuzia in un ruolo non semplice.
Il regista Chris Weitz, la cui carriera passata conta tra gli altri titoli come About a boy - Un ragazzo (2002), La bussola d'oro (2007) e The Twilight Saga: New Moon (2009), dirige in maniera energica e raffinata al contempo, tra virtuosismi (una manciata di inquadrature "specchiate" sono da applausi) e una buona aderenza al cinema di genere, trovandosi a suo agio negli sporadici ma fondamentali flashback bellici e gestendo al meglio la componente sonora, con le note che si ibridano armoniosamente ai rumori di fondo e con un breve, ma assordante, silenzio finale che lascia il segno.

Operation Finale Operation Finale è un action/thriller che prende spunto da una storia vera, ossia la reale missione organizzata dal Mossad per catturare il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, rifugiatosi in Argentina dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale sotto una nuova identità. Il film, pur ispirandosi anche al libro di memorie del vero agente Peter Malkin (qui protagonista con il volto di Oscar Isaac), alla verosimiglianza e alla riproposizione realistica degli eventi preferisce un impianto da sano intrattenimento hollywoodiano, guardando, tra momenti ironici ed altri più drammatici, alle basi dello spy-movie d'Oltreoceano. Il risultato è godibile e imperfetto, ma la magistrale performance di Ben Kingsley nei panni del villain, qui tenuto sotto ostaggio/reclusione per gran parte della visione, è di quelle che lasciano il segno e rendono più interessanti le due ore di visione. L'ottima ricostruzione d'epoca, una gestione sonora e visiva della messa in scena che offre sequenze di gran classe e l'eterogeneo cast di supporto, nel quale figura Mélanie Laurent (che già ebbe a che fare coi nazi in Bastardi senza gloria), completano un insieme di buona qualità, penalizzato solo da una narrazione eccessivamente forzata.

6.5

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