Open Arms La Legge del Mare Recensione: una grande storia di umanità

Il film di Marcel Barrena, incentrato sulla nascita di Open Arms, è un coraggioso esempio di cinema autoriale civile.

Open Arms La Legge del Mare Recensione: una grande storia di umanità
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I film in sala a febbraio 2022 abbracciano la coscienza civile, il cinema impegnato ed attuale, che mira a parlarci dei drammi del mondo dimenticato che cerca una speranza dentro il Mare Nostrum. Open Arms - La Legge del Mare, diretto da Marcel Barrena, co-produzione spagnola ed europea, è un biopic intenso e per nulla banale sul dramma dei disperati dei mari, dei tanti che affollando barconi instabili, rischiano la morte pure di trovare una salvezza nel nostro Occidente sordo al loro dolore. Di certo, non un titolo facile per significati e temi, ma un'opera che in molti dovrebbero vedere, se non altro per recuperare la dimensione dell'impegno in prima persona, dell'azione diretta. Prima di proseguire nella lettura vi invitiamo a dare un'occhiata anche ai migliori Blu-Ray e DVD di febbraio 2022.

Tutto cominciò con una foto

Si può tranquillamente prevedere che Open Arms - La Legge del Mare genererà una non indifferente quantità di polemiche, dibattiti e via dicendo, almeno qui da noi, data la natura dei temi trattati, ma soprattutto il suo parlarci delle ONG che salvano vite in mezzo al mare.

Protagonista è infatti la nascita della famosa Open Arms, creata a fine estate 2015 dalla forza di volontà del guardiacoste ed imprenditore Oscar Camps che, toccato profondamente dalla foto tristemente nota del corpo del giovanissimo Aylan, decise di fare qualcosa, di partire per la Grecia sommersa dai rifugiati. Solo contro tutti, isolato anche all'interno del suo stesso staff, e con il ben poco convinto vice Gerard a seguirlo inizialmente in questa crociata solitaria, Oscar muoverà quindi verso l'isola di Lesbo, punto nevralgico in quel 2015 dello sbarco dei tanti naufraghi in fuga da un Medio Oriente insanguinato e caotico. Col tempo, si renderà conto che da solo non può cambiare il mondo, ma può fare abbastanza per tante persone, così come l'importanza di parlare, di mostrare a tutti quella tragedia, di comunicare nel modo giusto la necessità di aiutare un'umanità in fuga dall'inferno.

Tra scontri, polemiche, di fronte ad un mare ingannevolmente placido ma portatore di morte, Oscar a poco poco raccoglierà attorno a sé tanti individui animati della sua stessa volontà di aiutare il prossimo, andando oltre razza, nazionalità religione o la sempre più diffusa indifferenza verso i deboli. Si tratterà anche di una prova ardua per lui, schiacciato da un passato di alcolismo e da un rapporto difficile con la giovane figlia.

Un crociato burbero ma instancabile

Bisogna sicuramente partire da un presupposto nell'analizzare Open Arms - La Legge del Mare: questo è un film della vocazione civile, frutto di un complesso e difficile iter di produzione, che fugge la facile spettacolarità, in nome di una narrazione incredibilmente realistica e minimal.

Eduard Fernandez è bravissimo nel donarci con il suo Oscar un protagonista che non ha nulla dell'eroe o del salvatore perfetto e macho che magari un certo cinema d'oltreoceano avrebbe preferito. Il suo è sicuramente un personaggio umano, burbero, ben poco aggraziato dal punto di vista dialettico, testardo ed intrattabile. Eppure proprio per questo è la persona giusta in quell'isola greca, in quel piccolo angolo di paradiso dove negli ultimi anni si è consumato un dramma umano indicibile. Marcel Barrena sceglie quindi un racconto spartano e didascalico quanto la sua messinscena ma non per questo noioso o privo di inventiva, di grazia e di un sentimento che però è timido, affiora di tanto in tanto, cercando di non trasformare mai l'insieme in qualcosa di eccessivamente melodrammatico o ancor peggio di patetico.

Il nostro sguardo è costretto all'interno di una visuale ridotta, quella che fece sì che Oscar decidesse di dirottare tutte le risorse possibili verso quella che da un'impresa isolata, in breve diventò una delle più iconiche operazioni di salvataggio dei tempi recenti. Attorno a lui si muove un'umanità umile, piena di difetti e di energia, una sorta di startup umanitaria in cui ognuno ha il suo ruolo, tutti sono necessari e tutti sono indispensabili, pur di salvare vite, di fare ciò che nessun altro vuole fare.

Un film minimal nei mezzi ma non nelle ambizioni

A perfetto contraltare del suo attivismo, della sua generosità, vi è la totale mancanza di empatia, di professionalità e di etica della polizia e della Guardia Costiera greche, che però il film ci fa capire essere in realtà di gran lunga superiori alla loro controparte turca. Questa, è sostanzialmente una longa manus sia dello spietato governo di Ankara che delle mafie che sul traffico di esseri umani hanno trovato un nuovo capitale. Si può certamente sostenere che Open Arms - La Legge del Mare manchi di una certa potenza dal punto di vista estetico, anche per una questione di un budget limitatissimo (solo 190mila euro), che riduce l'impatto visivo che molti vorrebbero da un film di questo tipo e su questo tema.

Tuttavia bisogna riconoscere che la naturalezza degli interpreti, così come la regia asciutta ma mai banale di Barrena, riescono ad evitare più di una volta che l'insieme scivoli nei cliché più ovvi e prevedibili, dal diventare la fiaba che non deve essere. Assieme ad Oscar percorriamo il cammino che dovrebbe fare una qualsiasi coscienza occidentale, quella viziata, chiusa nell'autocompiacimento egoistico in cui siamo scivolati nel corso degli anni, a dispetto di movimenti civili, associazioni e di un idealismo che abbiamo espresso solamente sui social.

Nulla, neppure un'intervista, quella dimensione mediatica grazie alla quale Open Arms è riuscita a diventare un simbolo universale, può sostituire due braccia forti, la volontà di agire concretamente sul territorio, di gettarsi in quelle acque come Oscar e rischiare la propria vita per salvare persone mai viste né mai conosciute. Molto interessante è come affiora la critica al sistema burocratico dell'Unione Europea, ai governi che si rimbalzano l'un con l'altro la responsabilità di salvare delle vite, ben consci del fatto che ogni minuto perso in mare equivale ad un favore fatto la morte. Tutto questo arriva in modo meno teatrale e sicuramente meno televisivo di quanto ci si aspetti.

Un film politicamente necessario

Open Arms - La Legge del Mare ha un ritmo sovente lento che è in perfetta armonia con la natura di quell'isola ignara del dramma che si consumava sulle sue coste. Questo è un film che sceglie sempre l'umiltà dei toni, della narrazione, non rinuncia mai alla propria anima minimalista.

Detto questo, dal punto di vista qualitativo l'opera chiede sicuramente allo spettatore di andare oltre certi difetti, sostanzialmente inevitabili, di concentrarsi sul carico morale della sua essenza. Ciò può sicuramente risultare difficile ma non toglie nulla al valore di un film necessario, importante atto d'accusa non solo e non tanto contro l'Europa dei mercati insensibile, ma anche contro il populismo, la descrizione falsa di quell'umanità che ci è stata dipinta come degradante o addirittura un pericolo per noi, per i nostri valori e la nostra civiltà. Barrena non nasconde tale visione, ce la mostra anche nei protagonisti, in un percorso che mira a far riscoprire l'importanza del conoscere l'altro, il diverso, di andare oltre le apparenze, capire che al di là di lingua, vestiti, religione, l'ideale di solidarietà marinara dovrebbe essere applicato ad ogni altra branca della società umana.

Perché, in fin dei conti, in mezzo al mare, persino in tempi antichi di guerra e di calamità, non vi era e non vi è mai stata distinzione neppure tra amici e nemici, figurarsi quando si parla di persone che sono ad un passo dalla morte, quelle tanto disperate da affondare le loro stesse imbarcazioni per cercare di guadagnare uno status che garantisca a loro un futuro.

Open Arms: La legge del mare Open Arms - La Legge del Mare di Marcel Barrena, nel proporci com'è nata l'omonima ONG, si pone con coerenza all'interno del filone del cinema civile, ci guida tra i flutti e sulle spiagge greche che da anni sono teatro di un dramma immane. Pure povero nei mezzi, riesce a colpire lo spettatore grazie alla regia, alla bravura degli interpreti e all'umiltà del racconto, a donarci un'interessante e profonda dimensione micro di un dramma universale e globale. Non un film da Oscar ma non per questo un titolo da sottovalutare o prendere alla leggera.

8

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