Recensione Onde Road

Un viaggio sonoro tra nostalgia e creatività del periodo delle radio libere

recensione Onde Road
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Gli anni '70 hanno rappresentato nel campo musicale quella stessa libertà e voglia di espressione individuale che attraversava all'epoca gli altri segmenti delle società. Per questo motivo e su quest'onda emotiva, nel periodo compreso tra gli anni '70 e gli anni '80 si diffusero a macchia d'olio in Italia le cosiddette "radio libere", ovvero Radio Talpa, Radio Elle, Radio Antenna 1 Rossano, Radio Valentina e tutte quelle emittenti radiofoniche nate dopo la liberalizzazione dell'etere sancita dalla Corte Costituzionale nel 1976. Dalla stessa Calabria, terra da cui l'identità di queste radio iniziò la sua ascesa, si dipana l'opera di Ivan Falsetta (classe 1978) che - celebrando con l'uscita anche il 40° anniversario della nascita delle radio libere - ripercorre con la docu-fiction Onde Road l'essenza musicale liberatoria di quegli anni attraverso un ritorno al passato che fonde materiale di repertorio all'elemento onirico, figurativo e di pura finzione. La storia è infatti quella di una ignota speaker che da un'altrettanto ignota location sta inondando e monopolizzando l'etere con le trasmissioni radiofoniche anni '70 e '80. L'Olandese Volante (il celebre radio speaker anche nella parte di se stesso), messo a capo della censura futuribile (organo dei servizi speciali preposto alla salvaguardia e omologazioni delle produzioni coeve), invierà a quel punto la sua agente Barbara Bi (Barbara Cambrea) in missione in Calabria al fine di rintracciare la misteriosa speaker e bloccare il monopolio delle radio in atto. Nel suo viaggio verso le sonorità del passato e nelle incertezze del presente Barbara incontrerà tanti volti e nomi celebri delle radio libere di allora (capitanati da Awanagana - speaker storico di Radio Montecarlo), s'imbatterà nella rappresentazione lisergica dei Rockets e del loro electro-rock sci-fi, entrerà in quel mondo libero per uscirne in qualche modo conquistata. "Si può avere nostalgia di qualcosa che non si è vissuto?" sarà infine la domanda con cui poi si dovrà confrontare verso l'epilogo del viaggio.

Massimo Ivan Falsetta recupera e declina all'Italia quella che era un po' l'idea alla base del bellissimo I love radio rock di Richard Curtis (film sviluppato con ben altri mezzi), ma affrontata anche da lavori nostrani come Radiofreccia o Lavorare con lentezza. Stiamo parlando del desiderio di ripercorrere un momento di grande anarchia musicale ma anche di grande creatività e rivoluzione nel panorama della musica radiofonica - e non solo. Onde Road dunque intercetta e cavalca la vena nostalgica che attraverso il recupero di musicalità e tempi andati esercita il proprio fascino specie su quella fetta di popolazione cresciuta proprio a cavallo degli anni '70 e '80. Una dimensione in bilico tra proiezione onirica e ricordo che attraverso le voci dei radiofonici di allora (oggi signori impegnati in tutt'altre e più 'comuni' attività) vorrebbe mostrare il contrasto al presente più omologato di oggi. Ma la matrice emotivo-nostalgica dell'opera di Falsetta si scontra con l'estrema amatorialità del prodotto, incapace di dosare e mixare la voce documentaristica del racconto (quasi sempre troppo monocorde) a quella di finzione (quasi mai all'altezza). Un filo narrativo frammentario che non riesce a restituirci un quadro completo né la complessità del tema trattato. Limiti strutturali che purtroppo emergono in tutta la loro rilevanza, evidenziando infine l'incompiutezza dell'opera tanto nella sua dimensione revival quanto in quella riflessiva. Un risultato artistico senz'altro osteggiato dai limiti di una produzione very low budget, ma che d'altro canto non mostra la capacità di sopperire ai suddetti limiti con delle scelte stilistiche appropriate.

Onde Road Distribuzione Indipendente porta al cinema Onde Road, opera prima di Ivan Falsetta che rievoca il mondo delle radio libere attraverso un racconto on the road (da qui il doppio senso del titolo) volto a recuperare il senso e il sentimento di un’epoca musicale oramai andata. Ma i pur buoni propositi alla base del film si perdono purtroppo nei meandri di una forma audiovisiva idealmente rivoluzionaria ma di fatto assai amatoriale e poco funzionale, che non permette allo spettatore né un coinvolgimento formale né quello slancio emotivo a cui forse Falsetta aspirava.

5

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