All'ombra della Luna, la recensione del thriller Netflix con Boyd Holbrook

Netflix tenta un'altra sortita nel thriller, mescolando tanti generi senza però riuscire a trovare il filo conduttore del proprio film.

recensione All'ombra della Luna, la recensione del thriller Netflix con Boyd Holbrook
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Tutte le volte che esce un film targato Netflix il mondo trattiene il fiato, un po' come quanto nasce un Targaryen. Si lancia la moneta in aria e il destino decide se è andata bene o è andata male. Ultimamente per la grande N è andata male con Red Sea Diving, è andata malissimo con Sei gemelli, anche se per fortuna ci sono sempre quelle pellicole che appaiono, purtroppo raramente, e ci regalano esperienze splendide, basta solo saperle trovare.
L'ultima fatica di Netflix è All'ombra della luna, thriller con Boyd Holbrook, Michael C. Hall (il nostro caro vecchio Dexter) e Cleopatra Coleman. Siamo a Philadelphia, nel 1988, ma in realtà pure nel 2024 e anche in tante altre date. C'è un serial killer, c'è gente che muore in circostanze misteriose, e c'è un poliziotto ossessionato dalla sua cattura. Ci sono anche tanti, tantissimi cliché del genere. Ma, soprattutto, c'è tantissima confusione. Andiamo a vedere assieme perché.

All'ombra dell'ultimo sole, s'era assopito uno sceneggiatore

All'ombra della Luna parte subito scombussolando lo spettatore. Una breve scena iniziale nel 2024 per poi saltare indietro al 1988. In poche immagini si ha già una ridda di temi difficili da amalgamare così, in uno schiocco: thriller, thriller politico, retrogusto distopico e vagamente fantascientifico. Si sente fin da subito puzza di bruciato. Perché i salti temporali sono solo all'inizio, così come la confusione di temi trattati. Il film non riesce a trovare un composto chimico preciso per stabilizzare la propria storia. Troppi generi e sottogeneri shakerati in un cocktail variopinto, ma dal gusto indefinito. Man mano che la trama avanza viene caricata di eventi e svolte dalla portata gigantesca per un film che si basa su un serial killer. E più ci si arrampica lungo l'arzigogolata scala di All'ombra della Luna, più si fatica a mantenere l'equilibrio. Il film non prende mai una vera decisione, non riesce a scegliere un tema di cui parlare e sfruttare uno (massimo due) generi narrativi per sviscerarlo e riconsegnarlo allo spettatore. Tutto viene gettato dentro il calderone, senza però un Panoramix a controllare la riuscita della pozione.

Personaggi in ombra

Se la trama è sovraccarica di elementi, il rischio è che si perdano i personaggi. All'ombra della Luna si incarta da solo, dimenticandosi quasi tutti i suoi protagonisti. Michael C. Hall è una macchia sbiadita sul muro, senza un minimo di approfondimento psicologico, lasciato indietro da una storia inondata di elementi che si portano via tutto. Anche Boyd Holbrook prova a fare il possibile, ma può solo riempire la casella di "detective ossessionato dal caso" e poco altro, accerchiato da una folla di cliché che accompagnano personaggi di questo tipo: nessuno che gli crede, deriva psicologica e fisica, affetti persi per strada e via così. Si tenta un minimo di rapporto fra lui e il partner interpretato da Bookem Woodbine, ma è poca roba rispetto al mare magnum che il film prova a imbastire. Anche Cleopatra Coleman viene sfruttata con il contagocce, ingabbiata in un ruolo tenuto all'oscuro per evitare anticipazioni di trama, sacrificata alla luce di una pellicola incapace di centellinare con precisione il marasma di elementi che la compongono.

Idee sfruttate male

Perché poi il film ha tante idee. Idee che si rifanno a ottimi predecessori (il Looper di Rian Johnson, su tutti), che provano a spizzicare da Seven e tentano di imbastire un lontanissimo e slavato parente di Blade Runner. All'ombra della Luna ha del buono, piccoli spunti derivati dai grandi del passato, che però non riesce ad attualizzare e fare propri, ripetendoli spesso pedissequamente senza una mano registica in grado di esaltarli, ma capace solo di riprendere stilemi di tanti generi e comprimerli assieme, sperando restino attaccati.

Qui il film fallisce davvero: nell'incapacità di dedicarsi completamente al suo tema, nascondendolo sotto tantissimi strati di chiavi di lettura, complicandosi la vita in un marasma di generi che cozzano, perché tutti troppo accentuati e affollati dentro due ore di pellicola. Anche il passaggio degli anni, che poteva rappresentare un grosso punto di forza (vedi True Detective), viene segnalato solo da qualche vestito diverso e un servizio al telegiornale, senza dare mai davvero la percezione di essere balzati avanti.

Tanto di tutto

C'è la Luna e le sue fasi, persone apparentemente slegate che muoiono nello stesso terribile modo, salti temporali, un sottofondo distopico, un killer che sa molto più di quanto dovrebbe, scienziati, famiglie disastrate, detective e... quasi si fatica a prendere fiato in mezzo a questa fiumana di elementi. Elementi ai quali, nel prosieguo della trama ed evitando spoiler, se ne aggiunge un altro, enorme, colossale, che dovrebbe riunirli tutti ma che, inserito così avanti nell'economia della storia, la destabilizza e la rende meno credibile. Questo era forse il nodo cruciale da sfruttare, il fiume da cui far partire il delta del film, perché utilizzato come coup de théâtre a circa metà pellicola appesantisce ancora di più un prodotto già carico, rompendo i sacchi e rovinando tutta la spesa a terra.

All'ombra della luna All'ombra della Luna non riesce a trovare la propria via, sbocconcellando pezzi di illustri film passati, sbranando le briciole dei tantissimi generi che cerca di amalgamare, per una storia che mescola thriller, politica, distopia e molto altro. Netflix confeziona l'ennesimo prodotto con tante idee, alcune buone, ma tutte sfruttate male, perché senza un filo conduttore che dia una strada precisa da seguire. Un Michael C. Hall praticamente non sfruttato e sullo sfondo, per un film che Boyd Holbrook prova a reggersi sulle spalle. Che, per quanto forti e muscolose siano, a un certo punto crollano a terra.

5.5

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