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Ofelia Recensione: su Netflix il dramma shakespeariano in chiave femminista

Ofelia, disponibile su Netflix, rilegge in chiave moderna e femminista l'Amleto di Shakespeare dal punto di vista delle donne.

Ofelia Recensione: su Netflix il dramma shakespeariano in chiave femminista
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Approdato il 12 gennaio su Netflix (uno dei tanti film arrivati su Netflix a gennaio 2023), Ofelia - Amore e Morte (in originale semplicemente Ophelia) diretto da Claire McCarthy è una nuova e originale trasposizione cinematografica di Amleto, tra i drammi più famosi scritti da William Shakespeare. La novità, se così vogliamo chiamarla, è il punto di vista scelto per raccontare gli eventi ovvero quello di Ofelia, l'amata del principe ereditario di Danimarca protagonista della tragedia shakespeariana. Uno sguardo femminile che vuole mettere in risalto e al centro della trama la condizione in cui versavano le donne all'epoca, sottomesse al volere del padre prima e del marito poi. La protagonista però è risoluta, una combattente guidata dalla passione per il principe, ma anche dall'amor proprio. Il carattere forte la salverà nei momenti più difficili, tuttavia per quanto lodevoli le intenzioni non sempre l'opera centra l'obiettivo che si è preposto.

Il film è tratto dal romanzo omonimo scritto da Lisa Klein e non deve stranire che l'autrice l'abbia scelta come protagonista, perché è uno dei personaggi più amati e studiati dell'opera del drammaturgo inglese. Ad interpretarla Daisy Ridley, mentre George MacKay veste i panni di Amleto e Tom Felton, il Draco Malfoy della saga di Harry Potter (su cui pende il rumor di un reboot a cui la Warner si dice pronta) è Laerte, fratello di Ofelia. Fanno da contraltare a queste giovani stelle del cinema britannico due attori dalla carriera ben più affermata come Clive Owen e Naomi Watts che interpretano il re Claudio e la regina Gertrude.

Ofelia e il movimento #MeToo

Siamo a Elsinore, in Danimarca. Ofelia è la giovane e bella figlia del consigliere di corte Polonio e dama di compagnia della regina Gertrude. Viene schernita dalle altre dame, poiché la sua origine non è nobile, ma lei ha le attenzioni del principe Amleto. Il giovane inizia a corteggiare la ragazza che però, inizialmente, lo rifiuta. Intanto Claudio, fratello del re, cerca di sedurre Gertrude e Ofelia assiste di nascosto ad un loro incontro. Quando il re viene trovato morto, Claudio gli succede al trono sposando la regina. Amleto, dopo essersi nuovamente allontanato dal castello per via dei suoi studi, ritorna dopo l'accaduto e trova conforto tra le braccia della giovane.

Gli intrighi a palazzo cominciano ad essere sempre più opprimenti e Ofelia si ritroverà a dover decidere tra l'amore per Amleto e la sua vita. Nonostante sia approdato sulla piattaforma streaming da pochi giorni, il film risale al 2018 e l'anno d'uscita, se ricordate, fu decisivo per lo star system hollywoodiano e internazionale grazie alla nascita del movimento femminista denominato #MeToo. Non è un caso quindi che proprio in quel periodo il romanzo della Klein sia stato ripreso dopo molti anni dalla sua pubblicazione e il punto di vista scelto dalla scrittrice per raccontare le vicende di Amleto usato per portare avanti la causa delle donne.

Di Ofelia, almeno per come ne scrisse Shakespeare, tutto si può dire tranne che difendesse il suo essere donna, e non è neanche determinante nelle vicende del principe. In questo film non solo è protagonista assoluta della vita di palazzo, ma ha un carattere molto forte capace di scontrarsi con la predominante componente maschile della corte di Elsinore. Combattiva, fiera, assetata di conoscenza e di voglia di emergere, l'Ofelia di Daisy Ridley è un personaggio cinematografico messo al servizio di una causa che, da quel momento in poi, avrebbe cambiato le dinamiche dell'industria hollywoodiana.

Un film pieno di sé?

Le rivisitazioni di storie ormai marchiate a fuoco nell'immaginario collettivo sono un'arma a doppio taglio. Possono portare ad una rilettura apprezzabile e rinnovata dell'opera o perire sotto le proprie stesse ambizioni. Il lungometraggio straborda di intenzioni narrative di cui a un certo punto la sceneggiatura perde il controllo.

Questo avviene perché, probabilmente presi dall'euforia di un personaggio che nella sua personale rivisitazione femminista funziona, la regista e la sceneggiatrice Semi Chellas hanno lasciato andare un po' tutto il resto. I personaggi da curare erano tanti e il loro background influenza a vicenda le azioni che compiono, ma non sembrano agire spinti da una convinta motivazione, anzi. Un po' di parte risulta il voler affidare un doppio ruolo all'attrice Naomi Watts, mentre un attore di razza come Clive Owen non riesce a dare il meglio di sé, proprio per via del tratteggio superficiale che hanno i personaggi maschili. Anche Amleto, infatti, non ne esce indenne. Lo vediamo indietreggiare volontariamente - o per meglio dire, per volontà della sceneggiatura - per lasciar spazio a Ofelia, ma quando condividono la scena è sempre il personaggio femminile a stare un passo avanti a lui e questo non perché George MacKay non sia bravo. Anche Laerte e Orazio compaiono per semplice rispetto all'economia del racconto. Insomma, sarebbe stato più coerente ideare un racconto completamente al femminile, invece di "maltrattare" alcuni personaggi soltanto perché di sesso maschile.

La pellicola è fin troppo ambiziosa e piena di sé. Volendosi fregiare del titolo di portavoce della condizione femminile non sempre equiparata a quella maschile, inciampa più volte e questo va a discapito anche del ritmo della narrazione. Dove recupera punti e rende comunque piacevole la visione è nella resa estetica. Scenografie e costumi sono un piacere per gli occhi e dove la regista mostra di saper fare il proprio mestiere è nell'inquadrare con eleganza e raffinatezza gli ambienti intorno al castello, paesaggi che la fotografia fa risaltare in tutta la loro bellezza. Un film, questo, di cui si ricorderanno più le nobili intenzioni che il risultato vero e proprio.

Ofelia Ofelia, tratto dall'omonimo romanzo di Lisa Klein, rilegge in chiave femminista e da un punto di vista inedito le vicende del dramma shakespeariano. Il film si inserisce perfettamente nel periodo storico in cui è nato ovvero l'inizio del movimento #MeToo e ci regala un personaggio che funziona. Ciononostante, per via di mancanze nella sceneggiatura, si ricorderanno più le nobili intenzioni di quest'opera che il risultato vero e proprio. Menzione d'onore all'eleganza di scenografia e fotografia.

6.5

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