Nowhere Special Recensione: un amore senza fine tra padre e figlio

Il film scritto e diretto da Uberto Pasolini è un avvolgente dramma sul distacco, magistralmente interpretato da James Norton.

Nowhere Special Recensione: un amore senza fine tra padre e figlio
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Il cinema - oltre che nell'omonimia del cognome - lo aveva nel sangue, giacché nella storia di famiglia vanta addirittura un prozio del calibro di Luchino Visconti, e fin dagli anni Ottanta la Settima Arte è stata, in ruoli molto diversi tra loro, una parte fondamentale della sua vita.
Il regista e produttore cinematografico Uberto Pasolini arriva al suo terzo lavoro dietro la macchina da presa con Nowhere Special, presentato in prima mondiale nella sezione Orizzonti della 77ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e disponibile nel mercato home video nostrano, dopo una breve distribuzione in sala nel 2021.

Nella sua carriera da cineasta, Pasolini ha sempre lavorato su progetti dal respiro internazionale, non solo per l'ambientazione ma anche per il cast in lingua inglese e/o mista: basti pensare al folgorante esordio con il paradossale Machan - La vera storia di una falsa squadra (2008) o all'esistenzialista Still Life (qui la nostra recensione di Still Life (2013), quest'ultimo vincitore di un premio proprio al succitato festival italiano.
In Nowhere Special la storia è ambientata nell'Irlanda del Nord e vede assoluto protagonista l'attore inglese James Norton, conosciuto soprattutto per i suoi exploit sul piccolo schermo in serie come Happy Valley e tra i possibili candidati, secondo i bookmaker, a sostituire Daniel Craig come James Bond (volete 5 motivi per vedere la James Bond Collection su Prime Video?).

Nowhere Special: solo contro tutto

Norton veste i panni di John, un lavavetri di trentacinque anni che si è trovato a crescere da solo il figlio Michael, di quattro, dopo l'abbandono improvviso da parte della moglie, che non se l'è sentita di crescere un bambino dopo averlo dato alla luce e ha fatto perdere le proprie tracce ritornando nel Paese d'origine.

John ha sempre dato il massimo per il piccolo ma nulla può quando gli viene diagnosticata una malattia terminale, con soltanto pochi mesi che lo separano dalla morte. L'uomo continua a lavorare finché il fisico glielo consente e nel frattempo si rivolge ad un centro per le adozioni, nella speranza di trovare al più presto una famiglia che possa prendersi cura di Michael quando lui non ci sarà più. La ricerca però non gli garantisce quanto voluto e mentre il tempo diventa sempre più tiranno e le sue condizioni di salute peggiorano giorno dopo giorno, John deve fare pace con se stesso e prendere una decisione per il bene del figlio.

L'amore che non muore

Di veramente speciale vi è l'amore incondizionato di un padre verso il figlio, elemento dominante di un'ora e mezzo di visione che non fa sconti nella sua carica drammatica, pur senza cedere mai alle retorica spicciola e anzi affrontando di petto il tema cardine della vicenda. Zero patetismo, zero lacrime facili: in Nowhere Special si respira un'autenticità toccante nella gestione del rapporto tra i due personaggi principali e poco importa se in alcuni passaggi si senta la mancanza di un maggior trasporto emotivo, giacché l'intento del racconto è quello di trasmettere la forza intrinseca del protagonista, che lotta contro tutto e tutti in un mondo che molto presto farà a meno di lui. John, come il film stesso, non si piange addosso ma anzi lotta anima e corpo nella speranza di trovare il meglio per Michael.

La sceneggiatura descrive anche le logiche spesso controverse che si nascondono dietro le pratiche adottive, con alcuni dei potenziali futuri genitori che dietro l'aspetto rassicurante nascondono in realtà lati se non propriamente oscuri quanto meno discutibili: questo infonde un senso di credibile incertezza alla "missione" di John, mai sicuro se i candidati saranno effettivamente quelli giusti. E porta lo spettatore a tifare per l'uno o per l'altro, a seconda delle proprie simpatie e/o convinzioni. James Norton si applica anima e corpo ad un ruolo non semplice e, così come regia e sceneggiatura - entrambe curate da Pasolini - non pecca di overacting mantenendo sempre una perfetta stabilità, che va di pari passo con le atmosfere rarefatte e profonde di un'opera consapevole e matura.

Nowhere Special Uberto Pasolini sa come e dove colpire, senza affidarsi a colpi bassi o facili soluzioni strappalacrime, nonostante una storia dove il dramma è la base portante dell'intero costrutto. Un padre prossimo alla morte che deve decidere a chi affidare il figlioletto di quattro anni, prima che il suo cammino terreno giunga al termine, ma non è sicuro di quali tra i genitori adottivi candidatisi siano effettivamente quelli giusti. In Nowhere Special il regista e sceneggiatore romano costruisce un'etica del distacco, l'evolversi di un amore infinito che deve affrontare paradossalmente la fine stessa, per un film che al netto di qualche lieve forzatura si dimostra ricco di suggestioni e portatore di emozioni per nulla scontate ma capaci di crescere anche, e soprattutto, a fine visione.

7

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