Not Okay Recensione: lo spietato mondo dei social

La commedia satirica, scritta e diretta da Quinn Shepard, analizza, con cinismo e feroce realismo, la vita di un'influencer.

Not Okay Recensione: lo spietato mondo dei social
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Not Okay è il nuovo lungometraggio scritto e diretto da Quinn Shepard, attrice, regista e sceneggiatrice inglese che torna a far parlare di sé con un'opera che riesce a cogliere nel segno. La pellicola, sicuramente tra i film più interessanti usciti nel mese appena trascorso su Disney+ (vi consigliamo di dare un'occhiata ai film Disney+ di agosto 2022 e alle serie Disney+ di agosto 2022), descrive in modo spietatamente realistico la nostra società, concentrandosi in particolare sul potere dei social network e degli influencer, costruito, in alcuni casi, su una coltre velenosa di bugie e menzogne. La protagonista, Danni Sanders (che ha il volto di Zoey Deutch), si trova suo malgrado incastrata in un sistema che finalmente le dà visibilità, ma a quale prezzo?

Ecco che quindi il titolo è perfetto non solo perché analizza un sistema terrificante alla base, che premia l'apparenza e non la realtà dei fatti, ma anche perché si impegna completamente a raccontare le conseguenze di alcune scelte poco etiche. Not Okay, disponibile dal 30 luglio 2022 nella sezione Star di Disney+ (in quanto parte del pacchetto Hulu negli Stati Uniti d'America), è un progetto realmente interessante e fuori dagli schemi, cinico dall'inizio fino alla conclusione nel narrare il lato oscuro della globalizzazione e della tecnologia. Un prodotto fresco e irriverente che denota un grande studio di regia e sceneggiatura presentando un personaggio principale formidabile che è circondato comprimari riuscitissimi e da altri che purtroppo non riescono ad avere lo spazio adeguato all'interno della pellicola.

Not Okay: mentire non è mai stato così soddisfacente

Not Okay si apre con il finale, come fanno classicamente tante pellicole: la protagonista, Danni, è oramai oppressa dagli hater e ha raggiunto un punto di non ritorno. Come è arrivata l'influencer a questa svolta drammatica? Qual è stata la sua colpa più grande?

Si torna quindi indietro per raccontare, capitolo dopo capitolo, il successo e il declino di un ragazza che, fingendosi una sopravvissuta ad alcuni attacchi terroristici, diventa una delle voci emergenti dell'America contemporanea. L'aspetto più impattante e deprimente (e quindi riuscito) dell'interno film è la schifosa e aberrante ipocrisia che circonda le tanti figure che appaiono all'interno della pellicola. L'intero mondo, per una semplice, ma sonora bugia, è capace di cambiare, di venire incontro, di accogliere e non più allontanare. Tutto questo, però, si regge su una sottile linea di falso perbenismo che può crollare da un momento all'altro. L'efficacia di Not Okay sta proprio in questo, nel descrivere gli aspetti più inquietanti e disumani del macrouniverso popolato dai like, dai post, dalle interazioni mettendo in evidenza le fragilità e le instabilità di fondo, facendo capire perfettamente che sono tutti filtri e maschere della realtà.

A livello tematico, l'opera della Quinn è pregna di spunti di riflessione grazie anche ad una sceneggiatura sempre precisa nel tratteggiare personaggi esagerati e fuori dagli schemi e proprio in virtù di questa particolare costruzione, rappresentano efficacemente diversi aspetti esasperanti del mondo del web. Di contro, però, alcuni di questi non riescono ad avere un ruolo preponderante all'interno dello sviluppo della storia, nonostante abbiano tutte le carte in regola per fare la differenza nel racconto.

Piccole imperfezioni di un lungometraggio preciso e centrato

Tra le varie figure che popolano l'universo di Not Okay, una in particolare, rispetto ad altre semplici apparizioni, ha un ruolo decisamente più importante e marcato: ci stiamo riferendo alla giovane attivista Rowan (interpretata da Mia Isaac) che diventa il punto di riferimento di Danni in quanto è una vera sopravvissuta ad una sparatoria in una scuola. Il rapporto con la protagonista, idiliaco e pieno di stimoli, ovviamente si deteriora come il resto delle apparenze che l'influencer ha costruito nel corso del tempo.

Se quindi solo pochi personaggi riescono realmente a fare la differenza, è indubbio che il copione sia ben costruito, perché è in grado di rimanere in bilico tra ironia e dramma senza necessariamente scegliere una di queste direzioni. L'unico appunto è che in alcuni passaggi il cinismo rappresentato nel lungometraggio diventa fin troppo macchiettistico e nonostante non venga mai oltrepassata la soglia del realismo, è evidente che ci sono delle situazioni e degli eventi fin troppo forzati, volti a negativizzare il racconto a tutti i costi.

Passando alla regia di Not Okay, emerge fin da subito l'intento di Quinn Shepard di aprire un dialogo serrato con la sceneggiatura, cercando di comunicare anche con le immagini il disagio e la spietatezza che si nasconde dietro i social network. In particolare, le scene più suggestive sono quelle che alimentano il senso di colpa della protagonista che prende vita sotto forma di una figura incappucciata, incarnazione del terrorista che ha dato il via all'attentato a Parigi e che Danni non ha mai realmente incontrato perché non presente in quel luogo.

In conclusione, i giovani attori che compongono il cast del lungometraggio regalano delle ottime prove recitative con Zoey Deutch e Mia Isaac che dominano la scena con interpretazioni credibili e raffinate che contribuiscono direttamente a rendere il progetto ancora più preciso e centrato. Una pellicola che sicuramente ha tanto da dire e che inquadra in pieno le tante contraddizioni della dimensione tecnologica.

Not Okay Not Okay è uno spietata e affascinante parabola della dimensione oscura dei social network, che si dedica in particolare al lato più inquietante e cinico degli influencer. Con una sceneggiatura attenta a caratterizzare efficacemente la protagonista (ma non tutti i personaggi secondari) e che riesce al contempo a mantenere un tono ironico, ma drammatico, il lungometraggio è un ottimo prodotto che si avvale di una regia che supporta degnamente la scrittura. Nonostante alcuni passaggi risultano eccessivamente costruiti, lo spietato realismo di fondo regala agli spettatori una prospettiva intrigante e inaspettata del mondo tecnologico, un universo fittizio costruito sull'apparenza.

7.5

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