Venezia 72

Recensione Non essere cattivo

Presentato Fuori Concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia, il terzo e purtroppo ultimo film di Claudio Caligari è la perfetta summa artistica del discorso iniziato con Amore Tossico e L'odore della notte.

recensione Non essere cattivo
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L'anno è il 1995, il luogo è Ostia. Sul lungomare, "ragazzi di vita" campano d'espedienti, hanno alle spalle situazioni familiari difficili e sono facili prede della droga e della criminalità. Cesare e Vittorio hanno poco più di vent'anni ma ne dimostrano, forse, qualcuno in più: la vita non è stata generosa con loro. Cesare, in particolare, si sente responsabile per la madre e la nipotina, dopo la morte della sorella. Questo, però, non lo frena dal vivere notti brave tra alcol, velocità e sostanze stupefacenti, da assumere e da spacciare in compagnia dell'amico fidato e di altri traffichini. Il legame tra i due ragazzi è cementato da lustri, unico punto fermo di due esistenze in continuo sconvolgimento, stanche di cercare una redenzione che forse non credono neanche più possibile. Ognuno a suo modo, però, i due ragazzi finiscono per reagire, cercando di migliorare la propria condizione...

La quadratura del cerchio

1983, 1998, 2015: tre date fondamentali nella vita e nella carriera di Claudio Caligari, regista con all'attivo diversi documentari ma solo tre opere di fiction, a suo modo entrate nella storia del cinema di genere raccontando vite al limite delle periferie romane. Dopo Amore tossico e L'odore della notte, il cineasta d'origini piemontesi ma profondamente radicato nella romanità ha fatto giusto in tempo a completare Non essere cattivo, prima di venire strappato dolorosamente alla vita giusto pochi mesi fa. Proiettare questo film postumo alla Mostra di Venezia, più che un semplice omaggio, è un atto dovuto verso un autore che tanto aveva da dire (l'ha dimostrato) ma poco è stato attenzionato da pubblico, critica e addetti ai lavori. Non essere cattivo potrebbe essere considerato, come usuale, un "testamento artistico" ma è più che altro la quadratura di un cerchio, un riprendere luoghi e tematiche dei precedenti due film e chiudere i discorsi lasciati in sospeso. Al massimo della sua perizia tecnica, con uno stile fluido eppure tipicamente verace, Caligari continua a guardare a Scorsese e a Pasolini, raccontando le storie dei "fratelli minori" dei personaggi di Amore tossico, ambientando la vicenda una dozzina di anni dopo. I collegamenti -anche con L'odore della notte- sono più citazioni visive che altro (ad esempio la scena del Cornetto) ma la continuità narrativa è quella, guardando inoltre palesemente all'Accattone di Pasolini (che di nome, guarda caso, faceva Vittorio), al quale il regista sembra voler dare una seconda occasione.

Non essere cattivo Genuino e verace in tutti i suoi aspetti, a volte amaramente buffo e altre commovente senza essere ricattatorio -Caligari era senza dubbio un maestro nel rendere l'empatia coi personaggi- Non essere cattivo è una boccata d'aria fresca nel cinema italiano, un film che parla senza timidezza ma con tanto pudore della periferia e delle difficoltà della povera gente "buona d'animo ma costretta dalle circostanze". Un film scritto bene, girato ancor meglio e che si pregia di ottimi interpreti e una ricostruzione scenica di qualità, con una morale molto semplice eppure spesso sottovalutata. Questa definitiva conferma del talento narrativo di Caligari si tinge di agrodolce, nella consapevolezza che sarà l'ultima.

8

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